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sabato, 19 luglio 2008

Al *McDonald's della narrativa: mille splendidi soli

Ma potevo semplicemente dire quello avrebbe detto mio padre: un romanzo scritto con i piedi.
Il fatto è che me lo ha regalato una cara amica alla quale era piaciuto e l'ho letto per gentilezza e per scongiurare i pregiudizi che già avevo su questo libro (ma soprattutto sul precedente "il cacciatore di aquiloni").
afghanistan_pol_2002

La storia è quella di due donne Mariam e Laila. La prima è la figlia illegittima, di tale Jalil, il quale possiede già svariate mogli e un esercito di figli. La madre, Nana, era una domestica a servizio dell'uomo e le due, dopo la nascita della bambina, sono state allontanate dalla città del padre e mandate a vivere in un luogo sperduto.
Mariam adora il padre e crede nella sua bontà mentre la madre non fa che metterla in guardia contro la sua ipocrisia. Un giorno Mariam scappa in città per andare a vivere con il padre che la rigetta, Nana morirà di dolore e la ragazza verrà data in sposa ad un bruto, tale Rashid, che la porterà con sé a Kabul.
Da quel momento porterà il burka, si farà violentare dal marito, e masticherà sassi se il riso che ha bollito è al troppo al dente.
Laila invece è la figlioletta di una vicina di casa di Mariam, Fariba. Babi, suo padre, è uno studioso.
I due sono disprezzati da Rashid per i loro costumi troppo liberi.
I destini delle due donne si incroceranno ma non sto a dirvi come a meno che davvero non lo vogliate sapere. In tal caso preparate il fazzoletto o, in alternativa, un catino per le nausee, non si sa mai.

Ciò che dicono le critiche ufficiali è: un libro bello, denso, semplice, un affresco
impareggiabile dell'Afghanistan dagli anni del comunismo ai Mujaheddin, un ritratto sublime di due donne e la condizione della donna in quel paese.
Con un aggettivo solo sono pienamente d'accordo: semplice.
I personaggi sono tagliati con il machete. Sono tutti buoni o tutti cattivi, salvo qualche sorpresa come quando uno si rivela davvero buono dopo averci fatto credere d'essere davvero cattivo.
Psicologia, spessore, sfaccettature, del personaggio sono espressioni che non devono mai essere giunte alle orecchie del nostro beneamato Khaled Hosseini.
Queste donne, a cui capita l'inimmaginabile ad un ritmo da "sfiga imperiale", vengono prese e lasciate da un capitolo all'altro, da un anno all'altro, sballottate, cosi come il povero lettore, che si ritrova con un po' di sensi di colpa ad aver abbandonato l'una mentre veniva brutalizzata o l'altra mentre le moriva anche il penultimo cugino di ennesimo grado sulla terra, e ritrovarle, che ne so, tre anni dopo, sei anni dopo.
Come, sei anni dopo? E perché?
Perché non dobbiamo dimenticare che questo è un "impareggiabile affresco della società afgana dagli anni '70" dobbiamo quindi sorbirci date ed eventi fondamentali per la storia del paese e qualche digressione talmente maldestra da non risultare quasi noiosa ma piuttosto mal appiccicata al testo e irresistibilmente fuori posto.
Scopriamo che i russi oppressori hanno migliorato la condizione della donna, permettendole di studiare, lavorare, vivere alla pari con l'uomo, ma null'altro sappiamo della modalità di questa oppressione.
I mujaheddin, eroi del paese diventano subito, subitissimo, ancora prima, dei macellai che si ammazzano fra di loro con le armi che i poveri americani avevano offerto loro in totale buona fede per liberare il paese dei sovietici.
Ecco, per l'affresco direi che ci siamo.
Ovviamente in questo quadro disastroso è la generosità americana a dare una speranza ai molti fuggitivi, "gli americani sono generosi" fa dire Hosseini a uno dei suoi più tormentati personaggi Tariq (che perde una gamba, poi l'altra, e poi... mi fermo qui per non irritare lo stomaco del lettore).
Si può sempre trovare un impiego da facchino o lavapiatti negli Stati Uniti d'America Vivaddio!
Ho dimenticato qualcosa?
Beh, in merito alla storia non ho dubbi sul fatto che vicende come queste e ancora più crudeli siano accadute e accadano e accadranno. Proprio per questo una tale semplificazione non giova al lettore perché gli fornisce una versione banale, che nulla dice sulla complessità, e le ragioni di tale complessità, dell'essere umano e di una società. Questo è uno di quei best sellers che non fa dire al lettore - ah, questo non lo sapevo, a quest'altro non avevo pensato, ma piuttosto - te l'avevo detto, lo sapevo, è anche peggio di quello che pensavo.
E in nulla aiuta a comprendere il paese Afghanistan né la sua gente.
E' uno di quei libri di propaganda da cui si farà un film ancora, se possibile, più banale e riduttivo.
Infine una reminiscenza. A sedici anni più o meno, nel periodo in cui cominciavo a scoprire il potere degli ormoni sessuali ho fatto una scorpacciata di libri simili: si chiamavo Harmony collezione storia.

Ma torniamo a me e la mia amica. A lei ho detto più o meno tutto questo e ne abbiamo chiacchierato per un po'. La conclusione è stata che ci siamo impegnate a leggere qualche altro scrittore afghano e qualche fonte un po' più seria e attendibile che ci racconti degli stessi soggetti.
Per ora vi segnalo ciò che ho trovato sul net : un'intervista ad Atiq Rahimi  sul suo libro "terra e cenere", una bella intervista a due con lo stesso Rahimi e un'esule afghana anch'ella rifugiata in Francia Spojmai Zariab  e ancora un'intervista a quest'ultima che ha pubblicato qualche racconto in Italia ma che è soprattutto pubblicata in Francia, e ancora un articolo su un paio di buoni film tratti da altrettanto buoni libri.

* McDonald's e il suo successo hanno sempre rappresentato un mistero per me. Il cibo ha un sapore talmente schifoso che a mio parere, richiede un impegno particolare nella preparazione. Ogni volta che ci ritorno, perché una o due volte l'anno ci ritorno, mi ripeto che no, non mi sono sbagliata, è proprio schifoso, eppure vado fino in fondo. Mi sembra che l'incredulità e una buona dose di spezie "stupefacienti" concorrano al suo successo.

postato da: sabrinamanca alle ore luglio 19, 2008 11:57 | link | commenti (5)
categorie: politica, riflessioni, libri, romanzi, khaled hosseini
giovedì, 17 luglio 2008

Sacco e Vanzetti 

sacco e vanzettiNe conoscevo la musica da bambina. Da ieri sera posso associare quella colonna sonora ad uno splendido film: rigoroso, asciutto, misurato, e per questo grandioso. Nemmeno per un attimo ho avuto la sensazione di un modo di fare cinema superato, semmai proprio il contrario.
Ma non mi intendo di cinema, vado a tentoni, a sensazione.
Il soggetto, quello, non è certamente superato, non lo sarà mai, temo.
L'attualità diviene storia nel tempo e la storia nel tempo non cessa d'essere purtroppo d'attualità.
Ho riportato quiqui alcune recensioni, e altre letture interessanti sul contesto storico economico, il processo a Sacco e Vanzetti, e infine un articolo sugli emigrati anarchici.






postato da: sabrinamanca alle ore luglio 17, 2008 10:13 | link | commenti (4)
categorie: politica, cinema
sabato, 12 luglio 2008

Tg folle
(Ne guardo uno alla settimana, quando mi prende una nostalgia feroce dei vecchi episodi di "ai confini della realtà")

Per una volta sono orgogliosa del mio paese. Mi sembra che nella vicenda dell'omicidio della povera Federica Squarise abbia contribuito alla cattura dell'assassino in maniera innegabile. I media in particolare, mantenendo focalizzata l'attenzione sulla vicenda e incalzando gli investigatori sulla procedura, e poi suggerendo, indirizzando, focalizzando l'attenzione su questo o quel particolare, hanno svolto un ruolo di primo piano nella cattura dell'assassino della giovane.
Si perché, quasi quasi, noi cittadini chiedevamo di confidarci l'inchiesta, tanto eravamo sicuri di acchiappare l'omicida. Ci hanno tolto gli europei, eh si che eravamo ottimi allenatori, (il perché Donadoni sia stato silurato rimane tutt'ora un mistero) e ora ci levano un'inchiesta praticamente risolta.
Proprio all'Italia, che per giunta, è il paese in cui ogni singolo caso di omicidio va ad aggiungersi ai misteri della fede ma in compenso dopo qualche mese ci fanno uno sceneggiato e a nessuno frega nulla di chi è l'assassino tanto poco siamo abituati a vederne uno in carne ed ossa. Finiremo per credere che gli italiani non ammazzano mai nessuno e che tutti gli omicidi del paese sono opera di qualche Rom non schedato da Maroni.
Intanto però i catalani hanno catturato l'omicida e si sono scusati con il nostro governo per quella cellula impazzita che è andata a raccontare fantascienza su di noi e sui nostri media, sul nostro governo  e sul suo desiderio di oscurare tramite questa vicenda altre vicende politiche ritenute scomode.
Ma noi non abbiamo nulla da nascondere: la vicenda di Alitalia si è brillantemente conclusa, i rifiuti sulle strade di Napoli e l'intera Campania sono un ricordo oramai sbiadito, così come ovviamente la Camorra di cui non si è nemmeno più tanto sicuri dell'esatta grafia, i bambini Rom offrono pollici e quant'altro all'ispezione degli inquirenti, e soprattutto con quest'ultimo decreto che permetterà a Berlusconi di governare, "gli italiani otterranno quello che stava loro più a cuore" (queste ultime parole le hanno sentite le mie orecchie sante dalla bocca di un bravo di Berlusconi, forse anche un ministro, sul tg 3 delle 19.00)
Della povertà che incombe? Chissenefrega! Follie, follie..

postato da: sabrinamanca alle ore luglio 12, 2008 23:28 | link | commenti (9)
categorie: politica
martedì, 20 maggio 2008

"La festa è finita"

Queste le parole di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo parlamentare del pdl rispondendo a un giornalista che gli chiedeva lumi sul "pacchetto giustizia".
Immagino i festini senza fine nei barconi che dalle coste africane e albanesi trasportano una moltitudine di nottambuli radical-chic al paragone dei quali una crociera Costa impallidirebbe, invidio quegli interminabili giorni e notti trascorsi al buio di scatoloni nei container dei tir.
E come non sognare del nuovo eccitantissimo sport che consiste nel legarsi sotto al cassone di un camion, direttamente sull'asse di trasmissione e vivere il quasi-contatto con il suolo, il fango, le vibrazioni su un terreno accidentato?
E se ci si addormentasse poi? Altro che colpi di sonno al volante, altro che le gare a fari spenti!
Qui si parla di sangue e materia cerebrale spiaccicati al suolo e spruzzati un po' dovunque, questo è coraggio allo stato puro, che emozioni!
Davvero li invidio questi immigrati che vengono a depredarci, prendere i posti migliori nelle nostre imprese, bypassare politici e uomini di potere per prendere possesso dei gangli vitali di questo paese.
E con viva commozione mi congratulo con il nuovo governo che ha capito a chi, fra Camorra e Rom, bisogna dichiarare guerra, e ha avuto un coraggio da leone nel scagliarsi contro questa potente mafia straniera che sta sbriciolando non solo l'economia ma l'autorità dello stato: la festa è davvero finita!!!

Alcune segnalazioni: sul blog di  Antonio Vergara un video di Marco Travaglio
sul blog di Orasesta un post dal titolo zingaro chi?
sul sito de "il primo amore" il testo "zingari di merda" di Antonio Moresco.

Chiudo con un detto catalano: ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo.


postato da: sabrinamanca alle ore maggio 20, 2008 16:04 | link | commenti (7)
categorie: politica
sabato, 17 maggio 2008

Le emozioni al potere

La lettura di un dibattito dal titolo "bisogna dare il potere alla gente?" fra Ségolène Royal (socialista, ex candidata alla presidenza della repubblica) e Jacques Julliard (storico e editorialista del nouvel observateur) mi ha fatto riflettere sulla realtà italiana e ha spiegato a parole ciò che tentavo di esprimere.
Il dialogo fra i due volge attorno al coinvolgimento sempre maggiore della gente comune nella direzione del potere, ovvero nel prendere le decisioni politiche.
In un tratto si parla di alcune emissioni elettorali in cui dei giovani avevano posto delle domande al allora giovane Jacques Chirac e nelle quali ogni ragazzo tirava fuori la sua situazione personale.
S. Royal risponde - se si fa la politica è per risolvere i problemi della gente ma bisogna anche aprire uno spazio pedagogico e spiegare in che cosa un problema particolare possa avere o meno un senso per il resto della società -.
J.Julliard ribatte - questa microdemocrazia che si risolve nella risposta a bisogni e domande personali e quindi spesso contraddittori crea dei problemi e non può dar luogo ad un progetto politico coerente che accontenti tutti. Resta da trovare un mezzo diverso per essere più vicini alla gente senza per questo rinunciare a un ruolo della politica di arbitro, che sceglie, valuta l'interesse generale e poi decide -.- In ogni caso, è il legislatore che fa le leggi e l'esecutivo che agisce e non lo fa secondo i risultati dei sondaggi, ma in ogni caso è un falso rischio... - insiste S. Royal.
- E' sicura, incalza l'intervistatore? E il caso di Chantal Sébire che ha evocato tanta emozione al punto di spingere il governo a rivedere le leggi in merito?( questo caso alcuni mesi fa ha sconvolto l'opinione pubblica. Una donna, ammalata di un tumore che le provocava dolori talmente intollerabili da non riuscire a calmarli con i più potenti farmaci e il cui viso aveva assunto dei tratti mostruosi, chiese l'eutanasia, non autorizzata in francia, poi si suicidò)
J.Juillard - è evidente che non si dovrebbe riformare una legge così delicata come quella che tratta di mettere termine alla vita in funzione di un caso particolare. Così come sarebbe assurdo rinforzare le leggi contro i pedofili all'indomani di un crimine orribile, sarebbe negazione stessa della giustizia-.
S.Royal - il potere attuale manipola certi argomenti per compiacere l'opinione pubblica così come attraverso leggi repressive inutili. Invece, l'emozione suscitata da Mme. Sébire può permettere di riaprire il dibattito su una questione non ancora regolamentata -.
J.Juillard - bisogna distinguere la democrazia delle opinioni alla quale sono favorevolissimo alla democrazia delle emozioni che naviga sulle reazioni immediate e che può essere molto pericolosa...

In questo dibattito si dice quindi assurdo ciò che da noi è la norma. La nostra politica segue le emozioni della gente comune all'indomani di un fatto di sangue piuttosto che un altro, e sempre all'indomani si fanno le leggi, delle leggi che non hanno nulla di ponderato, equilibrato, e che non tengono conto dell'interesse generale.
Sarebbero troppi gli esempi ma sono sicura che capite di che cosa sto parlando, ne avete degli esempi ogni giorno.
C'è molto lavoro da fare e non sono sicura che stiamo sulla buona strada: resta, da parte del cittadino, accettare l'autorità dello stato non operando una giustizia fai da te (in tutti i campi, dalle imposte agli attacchi dei campi nomadi) ma comprendendo che il bene comune non deve sempre e per forza coincidere con il suo. Resta, da parte dei politici, la presa di coscienza di quello che è il proprio ruolo, di un progetto coeso, dell'interesse generale, del servizio che sono pagati profumatamente per svolgere.

Per finire credo che questo giro di vite contro gli immigrati, in particolare rumeni non sia dettato dall'emozione del giorno ma purtroppo dal prezzo da pagare alla lega al governo. Le mafie, che sono (bisogna andarne fieri?) rigorosamente Made in Italy, continuano a lavorare sui loro "progetti politici" e a delinquere in tutti i modi possibili, indisturbate.

postato da: sabrinamanca alle ore maggio 17, 2008 09:10 | link | commenti (2)
categorie: politica
martedì, 22 aprile 2008

Vie de merde
Alcuni amici prendono l'abitudine di terminare i resoconti delle loro disavventure quotidiane (un po' il concetto della legge di Murphy) con un "vdm" (si pronuncia vedeem, vita di merda). Dopo qualche mese decidono di aprire un blog che ora, con centinaia di migliaia di visite al giorno, conosce un vero e proprio successo. E' un blog collettivo, più che collettivo: chiunque vi può raccontare le proprie piccole o grandi tragedie quotidiane e sotto al resoconto i lettori possono, o compatire il malcapitato - son d'accordo, è proprio una vita di merda, o dirgli - ben ti sta!
Ci sono diverse categorie come amore, sesso, lavoro,  e una top parade.
Ai primi posti:

Oggi entro nel mio 45 anno di vita e sono ancora vergine.

Oggi l'agente immobiliare è venuto a far visitare l'appartamento e ha aperto la porta della mia stanza mentre mi stavo masturbando.

Oggi scrivo alla mia ragazza su msn ed è la sua coinquilina che mi avverte - D. non c'è, ha detto che andava dal suo ragazzo. Ho cercato scrupolosamente ma da me non c'è.

Oggi ho confessato a mio padre che ero lesbica. Il solo commento che ha fatto è stato - non mi meraviglia, del resto tutte le lesbiche sono brutte!

Oggi, dopo un interminabile serie di analisi vengo informato che sono sterile, il tutto mentre mia moglie aspetta il nostro secondo figlio.

***
Nella puntata di lunedì scorso di Anno Zero, ho intravisto l'architetto Massimiliano Fuksas disquisire sull'ignoranza degli uomini politici e in particolare di Silvio Berlusconi. Fuksas ha citato un paio di gaffes grossolane e ne ha fatta una lui stesso, volendo umiliare il suo prossimo.
Premetto che non conosco Fuksas come ospite televisivo dunque mi esprimo sul concetto del suo intervento perché ritengo che meriti una riflessione particolare da parte di noi cittadini ed elettori.

La domanda che mi pongo da qualche tempo è: che cosa vogliamo noi cittadini quando deleghiamo un politico a governare il paese con i nostri voti?
La risposta non è immediata né semplice, mi sembra.

Nel caso dell'intervento di Fuksas posso intravedere una parte della risposta. Perché richiedere a un uomo politico d'esser colto? Perché dovrebbe conoscere la storia, la filosofia, la letteratura, l'arte?
Non certo per fare citazioni che diminuiscano il suo interlocutore.
La storia, così come la filosofia, la letteratura e l'arte ci permettono di capire chi siamo. Nella storia c'è il nostro passato e quindi il futuro, nella filosofia la capacità di riflettere sui movimenti del nostro spirito, nella letteratura e nell'arte ritroviamo ancora una volta ciò che siamo capaci di esprimere sia come singoli che all'interno di un contesto, una comunità.
La cultura è quindi una chiave di lettura essenziale per aprire la mente su noi stessi e serve all'uomo politico per dargli quella lungimiranza che il cittadino, preso dalla vita di tutti i giorni, dimentica.
La cultura però non è essenziale, non solo, direi che non ha alcun senso se non è messa a servizio di questa conoscenza e comprensione.
Ho conosciuto persone colte ma incapaci di correlare le loro nozioni alla realtà e persone sagge che non possiedono una cultura nel senso comune del termine ma che, per aver passato la vita ad osservare l'altro con curiosità e umiltà, possiedono gli stessi concetti dei più grandi filosofi, la stessa percezione dell'uomo e i suoi movimenti dei maggiori storici, e la stessa "preveggenza" dei più colti cervelli.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 22, 2008 10:50 | link | commenti (5)
categorie: politica, riflessioni, francia
lunedì, 21 aprile 2008

La gaia Parigi sotto l'occupazione nazista

Questa esposizione di splendide fotografie, racconta di una Parigi a colori e glamour durante l'occupazione nazista. Nessuna traccia delle code per il pane, del mercato nero, della povertà, della paura.
La spiegazione è semplice : il fotografo è André Zucca che, dopo aver lavorato come fotoreporter per Petit Parisien e Match, viene requisito dai tedeschi per farne il corrispondente parigino della rivista Signal.
La expo parisiens che nasce dal blog dello scrittore Pierre Assouline su "Le monde" si sposta poi in seno alla stessa giunta della "mairie de la ville"e si concentra attorno al titolo dell'expo: "les parisiens sous l'occupation" che secondo l'assessore alla cultura della città racconta di una città felice e spensierata sotto la benevolenza dei  tedeschi.
Splendide fotografie raggruppate per quartieri, da porte Maillot a Belleville, passando per gli Champs Elisées, i Grands Boulevards, Concorde e Le Marais che raccontano di una città viva, allegra, nel complesso spensierata. Non mancano però le prove storie che mentre le belle donne di Zucca passeggiavano nei grandi viali a poche vie di distanza altri parigini venissero fatti prigionieri,torturati, giustiziati.
***
Vi parlo di questa polemica perché mi sembra d'estrema attualità rispetto a ciò che accade con i giochi olimpici fra Francia e Cina. Come sapete il paese ha accolto con proteste e manifestazioni il passaggio della fiaccola. Gli atleti francesi hanno deciso di portare un badge al petto con una scritta apparsa a tutti inizialmente molto insignificante "per un mondo migliore", ebbene, il badge è stato proibito, i cinesi hanno organizzato un boicottaggio dei prodotti francesi e delle manifestazioni di protesta nelle sedi dell'ambasciata francese a Pechino e davanti ad alcune insegne francesi come Carrefour.
I cinesi però, non hanno mai avuto diritto alle immagini diffuse in tutto il resto del mondo, né a quelle della repressione in Tibet.



postato da: sabrinamanca alle ore aprile 21, 2008 11:33 | link | commenti (2)
categorie: politica, eventi
sabato, 19 aprile 2008

Lo scrittore e il gangster

Ora vi racconterò una storia che ha dell’irreale, come ogni storia vera che si rispetti.berlusconi e puti
Un tizio, uno scrittore, si reca spesso in un carcere per fare dei seminari e dei corsi di scrittura creativa. Il bibliotecario lo coadiuva , i detenuti sono entusiasti. Si crea una bella atmosfera. Lo scrittore simpatizza con C. un vero e proprio gangster, a capo di una succursale della mafia locale, uno con i mezzi, insomma.
In prigione conosce anche una ragazza, moglie di un zingaro detenuto per furto, e scopre che lei abita nella cittadina. Lui, lo scrittore, viene dalla capitale. Si mettono quindi d’accordo perché l’uomo l’accompagni in carcere e la riaccompagni in città quando la attraversa per andar via. Solo, le visite della donna sono brevi mentre i suoi seminari durano delle ore, a volte prendono l’intera mattinata.
La donna non sembra preoccuparsene e propone all’uomo di darle le chiavi così potrà sedersi in macchina e aspettarlo. Un giorno però egli si accorge che l’automobile non è più esattamente dove è stata parcheggiata e decide di far più attenzione per confermare il sospetto che lei la utilizzi. Il giorno seguente il contachilometri cancella i suoi dubbi.
L’uomo è furioso – ti ho dato fiducia e tu che fai? Ne approfitti! Scendi dall’auto e sparisci
La donna, per nulla imbarazzata, lo insulta e lo minaccia.
Da quel momento la vita per lo scrittore diventa un inferno. La sua auto viene danneggiata continuamente. Degli individui lo seguono, lo insultano, lo aspettano sotto casa, minacciano di fare del male alla sua famiglia.
L’uomo è esasperato. Poi, l’illuminazione. Al seguente seminario si sfoga con il gangster suo amico il quale lo rassicura – non ne parliamo più, i tuoi problemi sono già finiti.
E così è, gli zingari spariscono dall’oggi al domani. Il gangster, invece, si ripresenta, e con il conto, questa volta.
- sto comprando un bar ma non posso farlo a mio nome, ti scoccerebbe se usassi il tuo?
Lo scrittore non ha quello che si dice un ampio margine di scelta e acconsente.
Qualche mese dopo la sua apertura, il locale viene chiuso per traffico di droga. Il suo proprietario, lo scrittore, è ora in cella e attende il processo.

Ma perché vi racconto questa vicenda, mi domanderete? Innanzitutto perché è una storia interessante di per sé e le storie interessanti piacciono, soprattutto quando sono vere. Poi, perché stamattina mi è  venuto in mente, o come dicono qui, à l’esprit, allo spirito, uno strano paragone.
Mi sono detta, ammettendo che Berlusconi sia come quello scrittore, un uomo generoso che per il suo buon cuore si trova immischiato con gente di bassa lega, posso tranquillamente immaginare che se c’è un gangster, di quelli potenti, con tutti i mezzi, col quale ha annodato una sincera amicizia, questo è senza dubbio alcuno Vladimir Putin.
Ora, se non fosse che il Cavaliere è a capo del governo italiano la cosa non mi riguarderebbe, ma dato che Silvio Berlusconi è il nostro primo ministro, il capo del nostro esecutivo, ho ogni diritto, penso, di attendere con la più grande apprensione il momento in cui Putin presenterà il suo conto.

 

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 19, 2008 08:59 | link | commenti (2)
categorie: politica
venerdì, 18 aprile 2008

Ieri è morto Aimé Césaire


aime cesaire
L'uomo che inventò la "Negritudine" e al quale, come l'hanno detto bene  alcuni, calza come un guanto la definizione di "sublime e ardente".
Poeta e eroe. Grande fra i grandi della terra.

"E noi siamo in piedi, ora, il mio paese ed io, i capelli al vento, la mia piccola mano ora nel suo pugno enorme e la forza non è in noi, ma al di sopra di noi, in una voce che fora la notte e l’uditorio come la puntura di una vespa apocalittica. E la voce sentenzia che l’Europa ci ha per secoli rimpinzato di menzogne e gonfiato di pestilenze,
poiché non è affatto vero che l’opera dell’uomo è finita
che noi non abbiamo nulla da fare nel mondo
che noi siamo i parassiti del mondo
che è sufficiente che ci mettiamo al passo col mondo
ma l’opera dell’uomo è appena incominciata
e l’uomo deve ancora vincere ogni divieto immobilizzato agli angoli del suo fervore
e nessuna razza possiede il monopolio della bellezza, dell’intelligenza, della forza
e c’è posto per tutti all’appuntamento con la conquista e noi ora sappiamo che il sole gira attorno alla nostra terra rischiarando la particella che la nostra volontà sola ha fissato, e che ogni stella cade dal cielo sulla terra al nostro comando, senza limiti."

Et nous sommes debout maintenant, mon pays et moi, les cheveux dans le vent, ma main petite maintenant dans son poing énorme et la force n’est pas en nous, mais au-dessus de nous, dans une voix qui vrille la nuit et l’audience comme la pénétrance d’une guêpe apocalyptique. Et la voix prononce que l’Europe nous a pendant des siècles gavés de mensonges et gonflés de pestilences,
car il n’est point vrai que l’œuvre de l’homme est finie
que nous n’avons rien à faire au monde
que nous parasitons le monde
qu’il suffit que nous nous mettions au pas du monde
mais l’œuvre de l’homme vient seulement de commencer
et il reste à l’homme à conquérir toute interdiction immobilisée aux coins de sa ferveur
et aucune race ne possède le monopole de la beauté, de l’intelligence, de la force
et il est place pour tous au rendez-vous de la conquête et nous savons maintenant que le soleil tourne autour de notre terre éclairant la parcelle qu’a fixée notre volonté seule et que toute étoile chute de ciel en terre à notre commandement sans limite.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 18, 2008 23:39 | link | commenti (2)
categorie: poesie, politica
giovedì, 17 aprile 2008

Berlusconi e le donne

Esistono stupidi e stupidi.
Gli stupidi non concepiscono che esista qualcuno più intelligente (o meno stupido) di loro.
Gli stupidi stupidi sono convinti che ci siano categorie di persone "stupide"per definizione.
Sarà stata la mamma, la moglie, (eh si, esistono anche delle donne stupide) o le soubrettes di mediaset a far piombare Berlusconi nella sottocategoria stupidi stupidi oppure i suoi più fidi collaboratori?
O ancora, e qui lascio balenare una teoria agghiacciante e mi rendo conto, spaventosamente audace, stupido stupido, il cavaliere, lo nacque?
berlusconi-dito-medio-thumb
Da questa foto si evince chiaramente la ragione del suo soprannome "il cavaliere".
Mi domando chi può mai essere la stupida al suo fianco.
postato da: sabrinamanca alle ore aprile 17, 2008 16:34 | link | commenti (6)
categorie: politica, riflessioni