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venerdì, 18 aprile 2008

Ieri è morto Aimé Césaire


aime cesaire
L'uomo che inventò la "Negritudine" e al quale, come l'hanno detto bene  alcuni, calza come un guanto la definizione di "sublime e ardente".
Poeta e eroe. Grande fra i grandi della terra.

"E noi siamo in piedi, ora, il mio paese ed io, i capelli al vento, la mia piccola mano ora nel suo pugno enorme e la forza non è in noi, ma al di sopra di noi, in una voce che fora la notte e l’uditorio come la puntura di una vespa apocalittica. E la voce sentenzia che l’Europa ci ha per secoli rimpinzato di menzogne e gonfiato di pestilenze,
poiché non è affatto vero che l’opera dell’uomo è finita
che noi non abbiamo nulla da fare nel mondo
che noi siamo i parassiti del mondo
che è sufficiente che ci mettiamo al passo col mondo
ma l’opera dell’uomo è appena incominciata
e l’uomo deve ancora vincere ogni divieto immobilizzato agli angoli del suo fervore
e nessuna razza possiede il monopolio della bellezza, dell’intelligenza, della forza
e c’è posto per tutti all’appuntamento con la conquista e noi ora sappiamo che il sole gira attorno alla nostra terra rischiarando la particella che la nostra volontà sola ha fissato, e che ogni stella cade dal cielo sulla terra al nostro comando, senza limiti."

Et nous sommes debout maintenant, mon pays et moi, les cheveux dans le vent, ma main petite maintenant dans son poing énorme et la force n’est pas en nous, mais au-dessus de nous, dans une voix qui vrille la nuit et l’audience comme la pénétrance d’une guêpe apocalyptique. Et la voix prononce que l’Europe nous a pendant des siècles gavés de mensonges et gonflés de pestilences,
car il n’est point vrai que l’œuvre de l’homme est finie
que nous n’avons rien à faire au monde
que nous parasitons le monde
qu’il suffit que nous nous mettions au pas du monde
mais l’œuvre de l’homme vient seulement de commencer
et il reste à l’homme à conquérir toute interdiction immobilisée aux coins de sa ferveur
et aucune race ne possède le monopole de la beauté, de l’intelligence, de la force
et il est place pour tous au rendez-vous de la conquête et nous savons maintenant que le soleil tourne autour de notre terre éclairant la parcelle qu’a fixée notre volonté seule et que toute étoile chute de ciel en terre à notre commandement sans limite.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 18, 2008 23:39 | link | commenti (2)
categorie: poesie, politica
mercoledì, 02 aprile 2008

Au secours! In italiano aita, aita!

Oramai il salone del libro di Parigi edizione 2008 si è concluso e io avrei qualcosa da raccontare, piccole e grandi storie che si sono intrecciate dentro e fuori dal grande padiglione di porte de Versailles ma il mio tempo è divorato da una rivoluzione subdola che si nasconde sotto le spoglie di un visino d'angelo che mi sta facendo morir d'amore (nemmeno da  adolescente ricordo d'essermi mai tanto infiammata per il bulletto di turno) e di un essere diabolico che mi sta seppellendo sotto una pappa, un sorriso, un pianto e montagne di 
pannolini pieni di cacca fino all'orlo (e oltre, a volte), un alieno che si sta trasformando sotto ai miei occhi, giorno per giorno.
A tutt'oggi ha il quoziente intellettivo di un lemuriano ma in due o tre anni sarà forse superiore al mio (non ci vuole poi tanto, direte voi! Io, taccio.)
Quest'anno il salone era dedicato a Israele, la qual cosa ha imposto un enorme apparato di sicurezza (anche se a detta dei partecipanti, autori, editori e affini, non subivano alcun controllo).
Ho scampato due falsi attentati bomba, perso gli incontri con David Grossman e Abraham Yehoshua, partecipato ad uno molto intimo fra il poeta Ronny Someck e il romanziere Pawel Huelle; ho infine acquistato tre libri:
"all'improvviso, nella foresta profonda" di Amos Oz (soudain, dans la forêt profonde)
"Dolly city"di Orly Castel- Bloom
"l'amore, all'improvviso" di Aharon Appelfeld ( l'amour, soudain) del quale vi parlerò per primo dato che ho appena terminato di leggerlo.

***

A cinque mesi e mezzo dalla nascita del mio adorato cucciolino di femmina sto meditando di tornare a lavorare, e per un solo motivo: il tragitto casa-lavoro e viceversa.
Ebbene si, quell'ora, ora e mezza, era un toccasana per la mia sete di lettura mentre ora riesco a collezionare svariati (ma sempre largamente insufficienti) istanti strappati ad un sonno più disperato che ristoratore.
So già che vi dirò meraviglie di Aharon Appelfeld che ho pure avuto modo di incontrare in libreria durante la presentazione del suo ultimo libro, so già quali meraviglie.

Adieu, au revoir, enfin,

Alla prossima apnea, intanto vi lascio una poesia di buona notte da
Ronny Someck

Nell'occhio del ciclone  (הרעסה ןיע לע)

Dopo la prima pioggia, il merlo vola
come ciglio sull'occhio del ciclone.
Il vento, sotto le nuvole,
gli fa drizzare la coda
e toglie di dosso le vesti fogliose
indossate dagli alberi nella cerimonia
di insediamento del ministro del sesso
nel governo della natura.
Io sono il campione del mondo dei
particolari trascurabili
e quindi non scriverò che ero li'.
postato da: sabrinamanca alle ore aprile 02, 2008 00:13 | link | commenti
categorie: poesie, letteratura, eventi, francia
martedì, 12 giugno 2007

Poesie scelte (stamattina)
Un giro per i blog, su internet, infine fra le mura di casa: oggi è giorno di poesia.
Ho frugato un po' dappertutto, sgabuzzino, ripostiglio, in basso nel mobile della cucina, negli anfratti della libreria. Non c'è organizzazione nella mia ricerca, solo fame.
Non mi sono saziata ma va già meglio.

***
Dal sito di Roberto Coaloa uno splendido post su Derek Walcott.

Blues

Those five or six young guys
lunched on the stoop
that oven-hot summer night
whistled me over. Nice
and friendly. So, I stop.
MacDougal or Christopher
Street in chains of light.

A summer festival. Or some
saint's. I wasn't too far from
home, but not too bright
for a nigger, and not too dark.
I figured we were all
one, wop, nigger, jew,
besides, this wasn't Central Park.
I'm coming on too strong? You figure
right! They beat this yellow nigger
black and blue.

Yeah. During all this, scared
on case one used a knife,
I hung my olive-green, just-bought
sports coat on a fire plug.
I did nothing. They fought
each other, really. Life
gives them a few kcks,
that's all. The spades, the spicks.

My face smashed in, my bloddy mug
pouring, my olive-branch jacket saved
from cuts and tears,
I crawled four flights upstairs.
Sprawled in the gutter, I
remember a few watchers waved
loudly, and one kid's mother shouting
like "Jackie" or "Terry,"
"now that's enough!"
It's nothing really.
They don't get enough love.

You know they wouldn't kill
you. Just playing rough,
like young Americans will.
Still it taught me somthing
about love. If it's so tough,
forget it.




Quei cinque o sei ragazzi

Acquattati sulla veranda
In quella arroventata notte estiva
mi fischiarono addosso. Cordialmente.
Così mi fermo.
MacDougal o Christopher
Street in catene di luce.

Una festa d'estate. O qualche
Santo. Non ero troppo lontano
Da casa, ma non troppo chiaro
Per un negro, e nemmeno troppo scuro.
M'immaginavo che fossimo tutti
Una cosa sola, latino, negro, ebreo,
e poi non eravamo in Central Park.
Ho il passo un po' pesante? Indovinato!
E questo negro giallo lo picchiarono
Fino a farlo blu e nero.

Già. Durante tutto questo, per paura
Che uno usasse un coltello,
appesi a un idrante la mia giacca sportiva,
appena comperata, verde oliva.
Non feci niente. Quelli si battevano
L'uno con l'altro, in fondo. Perché la vita
Concede loro poche emozioni,
ecco tutto. Ai negri, agli ispani.

La faccia fracassata, sanguinante
Il mio lurido muso, la mia giacca - ramoscello
D'olivo - messa in salvo da tagli e da lacrime,
mi trascinai su per quattro rampe.

Riverso nello scolo, mi ricordo
Di alcuni che guardavano e gestivano
A gran voce, e una madre che gridava
Più o meno "Jackie" o "Terry"
"adesso basta!".
In fondo non è niente.
Ragazzi a cui manca un po' d'amore.

Tu sai che non volevano ammazzarti.
Solo gioco pesante,
come vuole la giovane America.
Eppure, mi ha insegnato qualche cosa
Sull'amore. Se è così brutale,
non parliamone.

***

Dal blog di colfavoredellenebbie un omaggio a Giorgio Caproni.

Donna che apre riviere

Sei donna di marine,

donna che apre riviere.

L'aria delle mattine

bianche è la tua aria

di sale e sono vele

al vento, sono bandiere

spiegate a bordo l'ampie

vesti tue così chiare.

Giorgio Caproni

Da Tutte le poesie,Garzanti,1985

***
Dal blog di Clelia Mazzini una poesia di Margherita Guidacci, storica traduttrice di Emily Dickinson e
grande poestessa.

Non voglio

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate - segnate e misurate
senza stancarvi.
Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull'anima
e dite: "Qui faremo un bell'orlo.
Dopo starai tanto meglio."
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d'anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.
***

Uno dei miei famosi cugini, famosi per quelli che mi conoscono, s'intende, dato che io ne parlo spesso e molto volentieri, Alessandro Parrinello o piuttosto Sandro, come lo abbiamo sempre chiamato in famiglia, ha pubblicato il suo primo libro di poesie.
Ancora non ho letto molto a causa di disguidi di spedizione (tanto per cambiare) ma su internet ho trovato qualcosa.

Poetare

Poetare é sognare o volare?

O il poeta scrive versi
perché non sa piú riaversi
dal dolore che lo ha colto,
poverino?

Ma che pena, se ci pensi,
smi-nuz-za-re le pa-ro-le
come in uno spezzatino?
Frantumarle come miche
date in pasto alle formiche!

A che serve tutto ció?
Forse, a dire a Lei che é bella?
o a descrivere l´ignoto?
o chissá ... magari il vuoto
dentro a un animo ribelle?
Forse a questo o forse no...

Poetare é capire o intuire?

E chi mai lo vuol sapere?
Mi dirai ... Meglio la prosa!
che con poche cantilene
lascia intendere ogni cosa!

Non é troppo se ti chiedo
Come pochi vaghi segni
possan dire, fare, amare...
come l´eco di una grotta
che s´insinua nelle mente
in maniera ricorrente?

Lascia dunque che si dica
che poesia é maledizione,
che i poeti sono ladri,
solo complici ruffiani,
E poetare la canzone
di una farsa mal riuscita,

la commedia di un attore
cui va via pure la vista
mentre legge il suo copione!


e ancora questa:

Orizzonti di carta

Perduto al limite del nuovo giorno,
in quello stesso profondo orizzonte di carta
tracciato a matita su un sogno indolente,
guardavo confuso la mano fraterna
posarsi sul capo.
E vedendoti vivo, quantunque un po’ triste,
dicevo a me stesso che in fondo un Dio esiste
se ancor mi permette di stringerti e amarti.
Ma, desto dal sonno, scompari nell’ombra,
lasciando alla notte l’ingrato dovere
di nuove illusioni.
***

Questa l'ho ricevuta per mail da una cara amica.
L'autrice è Nuala Ni Dhimhanaill una delle voci più popolari della poesia i contemporanea irlandese.

Mother

You gave me a dress

and then took it back from me.

You gave me a horse

which you sold in my absence.

You gave me a harp

and then asked me back for it.

And you gave me life.



At the miser’s dinner-party

every bite is counted.



What would you say

if I tore the dress

if I drowned the horse

if I broke the harp

if I choked the strings

the strings of life?

Even if

I walked off a cliff?

I know your answer.



With your medieval mind

you’d announce me dead

and on the medical reports

you’d write the words

“ingrate”, “schizophrenic”.



postato da: sabrinamanca alle ore giugno 12, 2007 09:11 | link | commenti (9)
categorie: poesie
lunedì, 26 febbraio 2007

Battere la fiacca

(oggi mi sento così):



spiaggia lunga_edit

Bate gnifa

 

Nessuna cosa al mondo xe più bela

de bate gnifa tuto ‘l santo dì

e compagnà co’ l’ocio garhe vela

fin che te vien la vogia de drumì

E colegai là sul sabion ardente

scoldasse i ossi soto ‘l mar d’istàe

e sta sentì che ‘l mar continuamente

el pianzota, cussì de fa pietàe.

E co s’ha ‘l sangue za ben brostolào

sogna de basi e d’ombra fresculina

e dormensasse, dopo un bel sussiào,

là soto ‘l sol, in mezo a la marina.


Biagio Marin


Ho ritrovato questa meraviglia qui
(non capisco proprio tutte le parole e così, se qualcuno avesse la "traduzione" in italiano...)


postato da: sabrinamanca alle ore febbraio 26, 2007 12:06 | link | commenti (6)
categorie: poesie
venerdì, 02 febbraio 2007

Potrei  dileggiare questo vento che gaio sferza alberi già traditi dal gelo
Potrei scagliarmi contro questa cappa languida che senza parole costringe al silenzio
Potrei insultare questa pioggerella insulsa che macchia d'umido l'aria
Potrei invocare la primavera

Il sole fulgido che disegna nastri fra gli ulivi
I cinguettii feroci di gioia tra i rami
Il blu di quattro elementi sovrapposti
Che si cimenta col chimico verde in audaci contrasti

Ma la poesia che si strugge degli elementi
Non è la mia poesia di oggi.

E' grumo di sangue, muscoli sotto al seno
Che batte arrogante
Bussando e ribussando
- M'apri o no, signorinella?
Canticchia allegro d'un ghigno rivoltante

Una volta dentro farà strage
Lo sa bene il mio terrore che fa leva sulla porta
Non c'è forza che arresti l'abominio
Che si cela sotto alle spoglie di questa Cosa

Che chiamano Amore.






postato da: sabrinamanca alle ore febbraio 02, 2007 10:24 | link | commenti (7)
categorie: poesie
lunedì, 29 gennaio 2007

Non vi hanno detto che la rosa è carnivora?
Il rosso dei petali s'è ingoiato le lacrime
e con le lacrime, gli occhi.

Non vi hanno detto che la rosa è carnivora
perché la crudele divorò loro la bocca.

Resta il profumo per chi non ha occhi né bocca.
La speranza,
questo male che non sarà mai fiore.

Io lo compresi un giorno che ero cieca.
Senza un respiro
ne afferrai il gambo a piene mani.

Potete immaginare quanto il dolore nuoccia alla speranza?
postato da: sabrinamanca alle ore gennaio 29, 2007 10:07 | link | commenti (4)
categorie: poesie, riflessioni
domenica, 28 gennaio 2007

What if I say I shall not wait!
What if I burst the fleshly Gate -
And pass escaped - to thee!

What if I file this mortal - off -
See where it hurt me - That's enough -
And step in Liberty!

They cannot take me - any more!
Dungeons can call - and Guns implore
Unmeaning - now - to me -

As laughter - was - an hour ago -
Or Laces - or a Travelling Show -
Or who died - yesterday!

    E se dicessi che non aspetterò!
E se mi lanciassi oltre la carnale Barriera -
E traversandola scappassi - verso te!

E se scavassi questo mortale - a fondo -
Per vedere dove mi fa male - Basterebbe -
E via verso la Libertà!

Non mi riprenderanno - mai più!
Invochino Prigioni - implorino Fucili
Insignificanti - ora - per me -

Come il riso - era - un'ora fa -
O Pizzi - o un Circo -
O chi morì - ieri!


Emily Dickinson
postato da: sabrinamanca alle ore gennaio 28, 2007 20:26 | link | commenti (8)
categorie: poesie, suicidio
venerdì, 19 gennaio 2007

mare blog foto di Leo

Cancellata la prima

Mai mi affascinò il teatro
o forse così
invincibilmente
che, le guance in fiamme
il cuore in tumulto
gli voltai le spalle
in atto perenne
o perituro
di codardia.

Che ne fai,
che ne fate voi tutti
di questo Pudore?
Mi gridò
un'anima fiera
poco prima che l'onda ne riempisse
la gola.
Credi forse sia più eroico
morire sulla rena?

Se il silenzio o piuttosto il sussurro
è degno compagno del Pudore
mai mi stancai di ripetere
ad ogni grano di sabbia

Sarà solo
infinitamente
più lungo.

postato da: sabrinamanca alle ore gennaio 19, 2007 11:21 | link | commenti (10)
categorie: poesie
giovedì, 18 gennaio 2007

bersaglio
       foto di Leo



Il bersaglio

Non la vedi lì in fondo
quella povera anima
imbrattata  d'uno stucco d'autunno?

Non la vedi quell'animuccia bianca
tutta impiastricciata di morte?

Eccola! E' proprio là.
Non vedi che tiene la schiena curva?

La vedi? Ora la vedi?
Non provare a mancarla
te ne prego.

E' un bersaglio facile
e non chiede che d'essere colpita.
postato da: sabrinamanca alle ore gennaio 18, 2007 18:12 | link | commenti (4)
categorie: poesie
martedì, 09 gennaio 2007


Mando Due Tramonti
Il Giorno ed io
partecipammo alla gara
Io ne finii Due
e svariate Stelle
Mentre Lui
ne faceva Uno

Il suo era più ampio
ma come
Stavo dicendo a un amico
Il mio
è più comodo
Da tenere in Mano

Emily Dickinson

rosso fuoco






Ho rimediato due avanzi di sole.

Un bianco d'uovo.

Un crisantemo.

Il sole lo rivendo

al doppio del prezzo.

Il crisantemo

lo serbo

come un monito.

postato da: sabrinamanca alle ore gennaio 09, 2007 22:23 | link | commenti (1)
categorie: poesie