C'ERA UNA VOLTA UN RE

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martedì, 22 luglio 2008

Y Gelli

hay 4







Era l'autunno del 2003 e io vivevo in Inghilterra o per meglio dire, a casa di mio cugino, perché da lì raramente mi schiodavo, da tre settimane.
Ero partita con una sensazione di trionfo che si era molto scolorita di fronte a quella lingua che non capivo, quella gente che correva come un cavallo condotto a suon di frusta, quella pioggia pedante che appiccicava un grigiore denso un po' ovunque. Mio cugino ripeteva, esci, reagisci, trovati un lavoro, fai qualcosa, e io facevo qualcosa, leggevo e dormivo.
Un venerdì sera mi fa, c'è un mio caro amico, Marc, che affitta una macchina e va con un paio d'amici nei dintorni di Londra, vorresti andare con loro? Io dico subito di si, magari Marc si rivelerà essere l'uomo della mia vita!
Marc si rivelò essere uno spilungone di quasi due metri, magro come un gancio d'appendiabiti, bianco come una tovaglia bianca dopo una giornata di ammollo nell'omino bianco, e timido che io in confronto parevo Moana Pozzi nei suoi spettacoli per militari.
Marc era, è, australiano, così come i suoi amici. Con un accento davvero australiano. Le poche speranze che avevo di capire qualcosa di ciò che mi dicevano si persero dunque in un battito d'ali.
Ci mettemmo in macchina di mattina presto e partimmo. Io ero comunque elettrizzata, finalmente avrei messo il naso fuori dalla città e visto qualcos'altro di questa Inghilterra!
Per delle ore paesaggi diversi si susseguirono sotto ai nostri occhi, sempre accompagnati da quella pioggerella puntigliosa che a un certo punto quasi si dimentica.
Ma ecco che all'improvviso mi ritrovai altrove. In luoghi che avevo, si, visto da qualche parte, ma non certo da quella distanza ravvicinata. La natura si era fatta vivida, rigogliosa. Nonostante la pioggia i colori degli alberi, delle rocce, del verde erano brillanti, netti. Tutti i toni del marron e del verde, del rosso perfino, nelle foglie. Un verde che pareva crescere e avvilupparti, annaffiato com'era da quell'acquolina che scendeva giù dal cielo. Ci fermammo vicino ad un ponticello e scendemmo a fare due passi. Seguendo un sentiero accedemmo ad un antro di fate. Una foresta in miniatura, dove la terra esplodeva del suo stesso profumo e un rumore d'acqua ci attirava tutti in una stessa direzione. In fondo al sentiero una cascata, piccola ma perenne. Non ci fu bisogno di parole.
Ci rimettemmo in auto ancora in silenzio, come se un briciolo di quelle favole di bambini alle quali prima ci avevano fatto credere e poi ci avevano sbattuto in faccia ridendo che erano appunto FA VO LE, si fossero prese la rivincita rassicurandoci sulla loro esistenza.
Fu con questo stato d'animo che attraversammo la frontiera con il Galles e il paesino di Y Gelli.
hay 7Ci fermammo per mangiare un panino e ci separammo per un po'. Ognuno prese una direzione diversa. Le prime vetrine che vidi mi diedero l'impressione che il tempo qui non avesse fatto una capatina da almeno cinquant'anni. Vecchie bambole, macchine da cucire, camicie di foggia neo-vittoriana. Poi passai davanti alla prima libreria. Libri, nuovi e d'occasione.
Poi davanti alla seconda. Poi la terza, la quarta. Poi mi domandai dove ero finita e se non stessi sognando. Il paese era disseminato di vecchie librerie, stipate di testi di ogni genere. Un odore di stantio avvolgeva come nubi le botteghe e l'intero villaggio. Mi sembrava di diventare folle di gioia. Mi dicevo, se non è la mia favola preferita!
hay 5Visitai, una ad una, ogni libreria, rovistai, ammirai, dimentica del tempo che oramai ero sicura si fosse davvero fermato per causa di forza maggiore. Acquistaidiversi volumetti, una raccolta di racconti di E M Forster, di Guy de Maupassant, una vecchia copia di "great expectations" di Charles Dickens. Lasciai, lo rimpiango ancora, un volumetto delizioso, una vecchissima edizione anch'essa dell'Inferno di Dante.
hay 1Seguendo la vista lontana di una sorta di castello che dominava il villaggio mi ritrovai nel suo cortile. Le mura di cinta erano stipate di scaffali con dei libri ammassati sopra. Pioveva sempre e i libri erano umidi e incollati l'un l'altro. Sempre incredula mi accinsi ad un'opera di riordino. Mi pareva un tale affronto lasciare questi testi incustoditi e per di più a rovinarsi così! hay 2
Andammo via tutti a malincuore ma con la certezza interiore d'aver assistito se non a un miracolo, almeno ad un racconto di fate dalle cui pagine non volevamo proprio uscire.


***

Due anni dopo. Era l'estate del 2005. Io avevo attraversato il paese da nord a sud per andare a trovare degli amici nel Galles. Al ritorno dissi al mio pilota che volevo passare da Hay on Wye perché c'era un famoso festival della letteratura, con ospiti come Ian McEwan, Janet Winterson, Kazuo Ishiguro.
hay 6Attraversammo questo delizioso fiume nel tardo pomeriggio di un giorno d'estate e ancora una volta ebbi la sensazione di infilarmi fra le pagine d'un conte de fées.
All'entrata del paese erano sistemati i tendoni dove si svolgevano gli incontri e le conferenze, ma prima entrammo in paese. Subito fui assalita da un malessere, una sensazione come di vertigine. Mi ricorda qualcosa, ripetevo, ma non potevo ancora comprendere che quel delizioso villaggio traboccante di colori accesi e di azzurro e giallo d'estate fosse lo stesso che avevo visto avvolto dal grigio dell'autunno. Solo entrando nel cortile del castello dove era stato allestito un punto di ristoro mi arresi all'evidenza che il mio déjà vu aveva una ragion d'essere.
E fui doppiamente, anzi mille volte più felice e per esservi capitata, in quel luogo magico per un benevolo caso, e per averlo poi scelto, per quella che voglio credere sia stata una felice intuizione.











postato da: sabrinamanca alle ore luglio 22, 2008 09:05 | link | commenti (12)
categorie: libri, romanzi, galles, hay on wye