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venerdì, 16 maggio 2008

Mare mare

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L'oceano è un altro mare.
Malgrado certe meravigliose apparenze l'onda fatale è sempre in agguato così come l'alta marea.
L'oceano è un mare per poeti e suicidi.

stintinoIl mio mare non contiene alcuna minaccia, è un mare sorridente anche se a volte pecca di spessore.
La sua trasparenza non invoca misteri se non, forse, nella stagione invernale, quando talvolta cede il passo ad all'opacità ad opera di un vento sferzante che mescola sabbia e detriti sballottandoli qua e là.

Guy de Maupassant (luglio 1882, Bretagna)

    ...La plage de Penmarch fait peur. C'est bien ici que les naufrageurs devaient attirer les vaisseaux perdus, en attachant aux cornes d'une vache, dont la patte était entravée pour qu'elle boitât, la lanterne trompeuse qui simulait un autre navire.
    Voici, un peu à droite, une roche devenue célèbre par un horrible drame. La femme d'un des derniers préfets du Morbihan était assise sur cette pierre, ayant sur ses genoux sa petite fille. La mer, à quelques mètres sous elles, semblait calme, inoffensive, endormie.
    Soudain un de ces flots singuliers, qu'on appelle des vagues sourdes, monta, venu sans bruit, le dos gonflé, irrésistible, et, escaladant la roche, comme un malfaiteur furtif, il emporta les deux femmes qu'il engloutit en un moment. Des douaniers, qui passaient au loin, ne virent plus qu'une ombrelle rose, flottant doucement sur la mer recalmée, et la grande roche nue, ruisselante...


La spiaggia di Penmarch fa paura. E' proprio qui che i pirati dovevano attirare i vascelli perduti, attaccando alle corna di una vacca, la cui zampa era bloccata perché zoppicasse, la lanterna ingannatrice che simulava un altro vascello.
Ecco, un po' a destra, una roccia divenuta celebre per un dramma orribile. La moglie di uno degli ultimi prefetti di Morbihan era seduta su questa pietra con la figlioletta sulle ginocchia. Il mare, qualche metro sotto di loro, pareva calmo, inoffensivo, addormentato.
All'improvviso, una di quelle onde singolari che chiamano onde sorde, salì, in silenzio, il dorso rigonfio, irresistibile e, scalando la roccia come un malfattore furtivo, trascinò con sé le due donne che inghiottì in un solo istante. Dei doganieri che passavano in lontananza, non videro altro che un ombrello rosa che galleggiava sul mare di nuovo calmo, e la grande roccia nuda, gocciolante.

Per diversi giorni ho trascorso le mattine e parte dei pomeriggi non lontana da quelle rocce e da "quell'onda sorda" e nemmeno sola, avevo sempre con me la mia piccolina.
Ora leggo con orrore che quelle stesse rocce non hanno mai smesso di uccidere alla chetichella, con il sangue freddo di chi non trema a causa della propria coscienza.
Ho trovato un'intera pagina dedicata ai misfatti di Saint Guenolé, ai suoi malefici sotterfugi, alla sua attesa paziente che nasconde una tremenda voracità.
Diversamente dalla prefetta noi siamo tornate, per buona sorte.




   
   
postato da: sabrinamanca alle ore maggio 16, 2008 09:24 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, francia
martedì, 22 aprile 2008

Vie de merde
Alcuni amici prendono l'abitudine di terminare i resoconti delle loro disavventure quotidiane (un po' il concetto della legge di Murphy) con un "vdm" (si pronuncia vedeem, vita di merda). Dopo qualche mese decidono di aprire un blog che ora, con centinaia di migliaia di visite al giorno, conosce un vero e proprio successo. E' un blog collettivo, più che collettivo: chiunque vi può raccontare le proprie piccole o grandi tragedie quotidiane e sotto al resoconto i lettori possono, o compatire il malcapitato - son d'accordo, è proprio una vita di merda, o dirgli - ben ti sta!
Ci sono diverse categorie come amore, sesso, lavoro,  e una top parade.
Ai primi posti:

Oggi entro nel mio 45 anno di vita e sono ancora vergine.

Oggi l'agente immobiliare è venuto a far visitare l'appartamento e ha aperto la porta della mia stanza mentre mi stavo masturbando.

Oggi scrivo alla mia ragazza su msn ed è la sua coinquilina che mi avverte - D. non c'è, ha detto che andava dal suo ragazzo. Ho cercato scrupolosamente ma da me non c'è.

Oggi ho confessato a mio padre che ero lesbica. Il solo commento che ha fatto è stato - non mi meraviglia, del resto tutte le lesbiche sono brutte!

Oggi, dopo un interminabile serie di analisi vengo informato che sono sterile, il tutto mentre mia moglie aspetta il nostro secondo figlio.

***
Nella puntata di lunedì scorso di Anno Zero, ho intravisto l'architetto Massimiliano Fuksas disquisire sull'ignoranza degli uomini politici e in particolare di Silvio Berlusconi. Fuksas ha citato un paio di gaffes grossolane e ne ha fatta una lui stesso, volendo umiliare il suo prossimo.
Premetto che non conosco Fuksas come ospite televisivo dunque mi esprimo sul concetto del suo intervento perché ritengo che meriti una riflessione particolare da parte di noi cittadini ed elettori.

La domanda che mi pongo da qualche tempo è: che cosa vogliamo noi cittadini quando deleghiamo un politico a governare il paese con i nostri voti?
La risposta non è immediata né semplice, mi sembra.

Nel caso dell'intervento di Fuksas posso intravedere una parte della risposta. Perché richiedere a un uomo politico d'esser colto? Perché dovrebbe conoscere la storia, la filosofia, la letteratura, l'arte?
Non certo per fare citazioni che diminuiscano il suo interlocutore.
La storia, così come la filosofia, la letteratura e l'arte ci permettono di capire chi siamo. Nella storia c'è il nostro passato e quindi il futuro, nella filosofia la capacità di riflettere sui movimenti del nostro spirito, nella letteratura e nell'arte ritroviamo ancora una volta ciò che siamo capaci di esprimere sia come singoli che all'interno di un contesto, una comunità.
La cultura è quindi una chiave di lettura essenziale per aprire la mente su noi stessi e serve all'uomo politico per dargli quella lungimiranza che il cittadino, preso dalla vita di tutti i giorni, dimentica.
La cultura però non è essenziale, non solo, direi che non ha alcun senso se non è messa a servizio di questa conoscenza e comprensione.
Ho conosciuto persone colte ma incapaci di correlare le loro nozioni alla realtà e persone sagge che non possiedono una cultura nel senso comune del termine ma che, per aver passato la vita ad osservare l'altro con curiosità e umiltà, possiedono gli stessi concetti dei più grandi filosofi, la stessa percezione dell'uomo e i suoi movimenti dei maggiori storici, e la stessa "preveggenza" dei più colti cervelli.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 22, 2008 10:50 | link | commenti (5)
categorie: politica, riflessioni, francia
lunedì, 14 aprile 2008

Berlusconi: perché?

Qui mi chiedono insistentemente spiegazioni sul fenomeno del Cavaliere e soprattutto non capiscono come un uomo così possa non solo fare politica ma essere stato eletto più volte a presidente del consiglio.
Io tento di giustificare i miei concittadini ma con poca convinzione.
Mi viene in mente che avevo una cara amica al liceo. Eravamo pappa e ciccia, sempre in giro per la città, sempre rigorosamente a braccetto.
Un giorno mia madre mi disse - hai visto che modo buffo di camminare, la tua amica?
Io la presi per visionaria. Anni dopo ho visto la mia amica venirmi incontro, al braccio di un'altra persona.
Mia madre aveva ragione. Avevo dovuto allontanarmi per vederci più chiaro.
*
Marc Lazar insegnante di scienze politiche della LUISS, autore di "L'Italie à la dérive" così descrive il nostro paese:
L'Italia è attraversata da tre grandi tendenze. La prima è la stanchezza. Eletto a due riprese, il centro-sinistra non ha mai tenuto più di due anni. Questa alternanza, benvenuta, dopo cinquant'anni di democrazia cristiana, richiede di fatto una gran fatica. Lopinione pubblica è rimasta delusa dalla sinistra e nel contempo l'entusiasmo per Berlusconi si è eroso.
La seconda tendenza è il rifiuto della politica, l'odio perfino, incarnato dal comico Beppe Grillo che raduna le folle ai suoi "meeting" sul tema di "fanno schifo".
Infine, un'altra Italia cerca nuove forme di pratiche democratiche, la democrazia partecipativa.
In quale altro paese tre milioni e mezzo di salariati hanno votato direttamente per la riforma della protezione sociale? In quale altro paese più di quattro milioni e mezzo di elettori del centro-sinistra hanno votato il loro candidato nelle primarie, Prodi nel 2005? In quale altro paese più di tre milioni e mezzo di simpatizzanti hanno votato l'assemblea costituente del PD di Veltroni, nel 2007?
Esiste dunque una vita associativa e un'esigenza di controllo della democrazia superiore a quella di tanti paesi europei. Se l'Italia è un paese malato di democrazia, è anche un paese che cerca di trovare un rimedio al suo malessere.
le monde



postato da: sabrinamanca alle ore aprile 14, 2008 08:38 | link | commenti (2)
categorie: politica, francia
mercoledì, 02 aprile 2008

Au secours! In italiano aita, aita!

Oramai il salone del libro di Parigi edizione 2008 si è concluso e io avrei qualcosa da raccontare, piccole e grandi storie che si sono intrecciate dentro e fuori dal grande padiglione di porte de Versailles ma il mio tempo è divorato da una rivoluzione subdola che si nasconde sotto le spoglie di un visino d'angelo che mi sta facendo morir d'amore (nemmeno da  adolescente ricordo d'essermi mai tanto infiammata per il bulletto di turno) e di un essere diabolico che mi sta seppellendo sotto una pappa, un sorriso, un pianto e montagne di 
pannolini pieni di cacca fino all'orlo (e oltre, a volte), un alieno che si sta trasformando sotto ai miei occhi, giorno per giorno.
A tutt'oggi ha il quoziente intellettivo di un lemuriano ma in due o tre anni sarà forse superiore al mio (non ci vuole poi tanto, direte voi! Io, taccio.)
Quest'anno il salone era dedicato a Israele, la qual cosa ha imposto un enorme apparato di sicurezza (anche se a detta dei partecipanti, autori, editori e affini, non subivano alcun controllo).
Ho scampato due falsi attentati bomba, perso gli incontri con David Grossman e Abraham Yehoshua, partecipato ad uno molto intimo fra il poeta Ronny Someck e il romanziere Pawel Huelle; ho infine acquistato tre libri:
"all'improvviso, nella foresta profonda" di Amos Oz (soudain, dans la forêt profonde)
"Dolly city"di Orly Castel- Bloom
"l'amore, all'improvviso" di Aharon Appelfeld ( l'amour, soudain) del quale vi parlerò per primo dato che ho appena terminato di leggerlo.

***

A cinque mesi e mezzo dalla nascita del mio adorato cucciolino di femmina sto meditando di tornare a lavorare, e per un solo motivo: il tragitto casa-lavoro e viceversa.
Ebbene si, quell'ora, ora e mezza, era un toccasana per la mia sete di lettura mentre ora riesco a collezionare svariati (ma sempre largamente insufficienti) istanti strappati ad un sonno più disperato che ristoratore.
So già che vi dirò meraviglie di Aharon Appelfeld che ho pure avuto modo di incontrare in libreria durante la presentazione del suo ultimo libro, so già quali meraviglie.

Adieu, au revoir, enfin,

Alla prossima apnea, intanto vi lascio una poesia di buona notte da
Ronny Someck

Nell'occhio del ciclone  (הרעסה ןיע לע)

Dopo la prima pioggia, il merlo vola
come ciglio sull'occhio del ciclone.
Il vento, sotto le nuvole,
gli fa drizzare la coda
e toglie di dosso le vesti fogliose
indossate dagli alberi nella cerimonia
di insediamento del ministro del sesso
nel governo della natura.
Io sono il campione del mondo dei
particolari trascurabili
e quindi non scriverò che ero li'.
postato da: sabrinamanca alle ore aprile 02, 2008 00:13 | link | commenti
categorie: poesie, letteratura, eventi, francia
venerdì, 21 marzo 2008

I soliti ignoti


"Le pigeon veniva proiettato in una saletta della periferia parigina oramai da mesi, al punto da pungolare la curiosità di  cahiers du cinema e positif . Dal piccolo cinema spiegarono che si trattava di un film italiano, una commedia che raccoglieva l'entusiasmo degli spettatori.
I critici scoprirono la commedia all'italiana e in quel momento cominciò la mia carriera".
Con queste parole Mario Monicelli, freschissimo novantatreenne presenta I soliti ignoti , in francese Le pigeon che apre la retrospettiva che la cinémathèque française dedica al regista, divenuto oramai mito vivente del cinema non solo nostrano ma europeo e mondiale (una curiosità: questo film ha ispirato direttamente il famoso ocean's eleven) e inventore della commedia all'italiana.

Preferisco non citare la filmografia del regista, sessantacinque film, tutte commedie o quasi, fra cui diversi capisaldi del nostro cinema e non solo.
Volevo solo avere il piacere di incontrarlo, vederlo più da vicino.
Non sono rimasta delusa.
Mi è apparso, anzi è apparso a  tutti in sala, dove la commozione era palpabile, un uomo umile, scherzoso, che mostra cinquant'anni meno.

E del resto sul suo sito c'è una frase di Sant'Agostino che dice tutto:
"nutre la mente soltanto ciò che rallegra".












postato da: sabrinamanca alle ore marzo 21, 2008 10:41 | link | commenti (10)
categorie: cinema, francia
giovedì, 20 marzo 2008

Ah Guantanamo, ah America Latina (cantato, se vi riesce)!

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".
In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

Tutto l'articolo di Giuseppe D'avanzo qui.

Mi permetto alcune semplici osservazioni.
Quando in Francia Sarkozy era ministro degli interni la polizia si è permessa atteggiamenti non tollerabili nei confronti dei "fermati", atteggiamenti che ha dovuto cambiare radicalmente quando il comportamento della polizia ha prodotto più morti e fra questi due ragazzini, mentre in Inghilterra i poliziotti hanno la consegna di non sfiorare né tantomeno reagire ad alcuna provocazione da parte di chi arrestano e ho potuto constatare di persona tale atteggiamento quando lavoravo in un quartiere "ad alta densità criminale" di Sheffield.
Certo, ci sono sempre gli abusi di potere, ci sono sempre gli stupidi che si arruolano nelle file della polizia per poter esercitare una violenza gratuita e impunita ma a Veltroni che si domanda se c'è anche una responsabilità politica nei fatti di Bolzanetto rispondo, certo che si.

La politica da l'indirizzo che è seguito dai più, indica una sorta di filosofia nello svolgimento del servizio alla comunità e un fatto così barbaro come quello capitato durante il G8 di Genova non avrebbe potuto prodursi in un clima di rispetto dei diritti elementari dei "fermati".
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 20, 2008 08:54 | link | commenti (2)
categorie: politica, francia
lunedì, 17 marzo 2008

Bling-Bling* ha fatto crash!

Le municipali francesi al secondo turno hanno confermato una larga vittoria della sinistra che oramai governa localmente, tranne rare eccezioni come Marsiglia, l’intero paese.

La strategia di difesa del partito di Sarkozy è duplice. Da un lato si sottolinea l’aspetto “locale” di queste elezioni e dall’altro si interpreta questa débacle come un’ incitazione dei cittadini ad accelerare le riforme di cui il paese ha bisogno.

In questa particolare elezione sottolineare l’aspetto locale giunge al paradosso di dichiarare che ogni sindaco di sinistra presentatosi è risultato “migliore” di uno di destra (sette su dieci e quattordici su venti fra le più grandi città del paese).

Preciso per dare un’ulteriore chiave di lettura  che diversamente da noi, un sindaco può esercitare un numero di mandati illimitato, ci sono stati quindi comuni che erano a destra da decine d’anni (addirittura ce n’era uno che non cambiava colore politico dal 1848).

Distribuiti fra le varie reti nazionali, i ministri ci hanno spiegato che i francesi volevano solo esortare il governo ad accelerare le riforme, spaventati forse dal fatto che la famosa crescita che Sarkozy aveva promesso di andare a cercare di persona, ancora risulti dispersa, e che l’inflazione reale del paese sia palpabile, ma che le suddette riforme hanno bisogno di tempo per esser messe in atto e mostrare la loro efficacia.

I messaggeri del presidente non avevano, ad esser onesti, un largo margine di manovra.

E la verità è passata sfiorando l’aere sotto forma di un sondaggio che domandava ai cittadini se si auguravano una maggiore uguale o minore visibilità de presidente della repubblica.

La lettura di queste elezioni è più chiaramente data dalla stampa straniera:

letemps
financial times
wall street journal
herald tribune
elpais
lorient-lejour

In sostanza, anche se con differenti sfumature, secondo la stampa internazionale i francesi non si sento rappresentati da un presidente che con il suo penchant smodato e sfacciato per il lusso e le grandi marche, con le sue esternazioni a sproposito, la sua volgarità e soprattutto le sue promesse non mantenute, ha deluso il sogni di gloria (prosperità e una politica estera degna di una delle più grandi potenze mondiali) che aveva regalato in campagna elettorale (chi vi ricorda?).

Bling-Bling, il soprannome dato a Sarkozy,è onomatopeico dell'oro sonante e rappresenta anche il suo luccichio. Si dice di qualcuno che porta gioielli d'oro massiccio di grandi marche, dal gusto indubbiamente grossolano.

A proposito di sondaggi, eccone uno a proposito dei cattolici su repubblica:
unico appunto, che i cattolici votino più a destra non è esattamente una scoperta...

Su radiotremondo/sempre a proposito di sondaggi.
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 17, 2008 12:25 | link | commenti (1)
categorie: politica, francia
giovedì, 13 marzo 2008

Malaparte: i due volti dell'Italia

malaparte

La bicicletta in Italia fa parte del patrimonio artistico nazionale così come la Gioconda di Leonardo e la cupola di San Pietro o la divina commedia.
Ci meravigliamo che non sia stata inventata da Botticelli, Michelangelo o Raffaello.
Se vi capita di dire, in Italia, che la bicicletta non è stata inventata da un italiano, vedrete tutti gli sguardi velarsi intorno a voi e una maschera di tristezza incupire ogni viso.
Ah, se dite questo, in Italia, se lo dite a voce alta, in un caffè, per strada, che la bicicletta, così come il cavallo, il cane, l’aquila, i fiori, gli alberi, le nuvole, non è stata inventata da un italiano (dato che sono gli italiani che hanno inventato il cavallo, l’aquila, i fiori, gli alberi, le nuvole), un lungo brivido percorrerà la schiena della penisola, dalle Alpi fino all’Etna.

 

È in Inghilterra che appresi, qualche anno prima della guerra, che la bicicletta non è figlia del genio italiano, non è la sorella delle vergini di Botticelli, delle madonne di Raffaello, delle stanze dell’Ariosto.

È in una cittadina inglese, chiamata Leeds, se non mi sbaglio, che ho fatto l’incontro più doloroso della mia vita: quello con un signore in soprabito, impettito su un piedistallo di granito che stringe in mano il volante di una bicicletta di bronzo.
Questo signore era un inglese, e, quel che è peggio, fu l’inventore della bicicletta!
Non pronuncerò il suo nome. È un nome che un italiano non potrebbe pronunciare senza impallidire di rabbia.
La bicicletta, figlia di un inglese – ho pianto per l’umiliazione e la tristezza - . Che cosa! Gridavo chiuso a doppia mandata nella mia camera d’albergo, è mai possibile che quest’opera d’arte, questo gioiello dello spirito, sia figlia di un inglese e non di un italiano? Se almeno fosse opera di un francese! Un francese almeno è un latino!
Jean Cocteau, che adora le biciclette (e le maglie rosa, i volanti incurvati come dei baffi alla “gauloise”, le gomme attorno al petto come i due serpenti che disegnano il numero otto nel caduceo di Esculapio e Mercurio) Jean Cocteau mi diceva ultimamente, alla fine di una cenetta in un delizioso bistrot di Montmartre – i francesi sono degli italiani di malumore: gli italiani dei francesi di buon umore – .
Se almeno la bicicletta fosse stata inventata da un italiano di buon umore, un francese!
Un francese almeno è un latino! Perché se c’è qualcosa che merita d’esser stata inventata da un latino, questa è la bicicletta.
Ma guardatela, guardate la sua forma snella, elegante, sobria, la sua linea perfetta, rigorosa come un teorema de Euclide, semplice e allo stesso tempo capricciosa come la fessura incisa dal fulmine nello specchio blu di un cielo sereno.
Guardate la forma del volante, incurvato come le antenne di un insetto, le due ruote simili al famoso cerchio disegnato con un solo tratto, su una pietra, con un pezzo di carbone, da un pastorello chiamato Giotto. (Era nato vicino a Firenze, Giotto, era dunque un compatriota di Bartali.)
Che significato avrebbe, la bicicletta, se fosse un geroglifico inciso su un obelisco egiziano? Avrebbe il senso di un movimento o il riposo? La fuga del tempo o l’eternità?

Non mi stupirebbe se significasse l’amore.

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Curzio Malaparte  dopo la seconda guerra mondiale soggiornò  frequentemente in Francia dove continuò a  pubblicare  i suoi scritti prima  ancora che in Italia. La sua passione per la Francia, e la sua volontà d'assimilazione lo portarono alla fine degli anni '40, a scrivere alcuni dei suoi testi come  delle pièces teatrali e degli articoli in francese.

postato da: sabrinamanca alle ore marzo 13, 2008 08:33 | link | commenti (5)
categorie: libri, letteratura, francia