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mercoledì, 12 novembre 2008

Diario di una gravidanza
15 luglio 2007
03 - Caravaggio - Madonna dei PalafrenieriIl bisticcio di ieri con tua nonna è stato davvero spettacolare .
Devo dire che finora era stata stoica nell’accettare senza commenti una figlia che convive con un uomo divorziato e che, per giunta, è incinta di un figlio del peccato. In questo paesino dove ho vissuto per anni e dove passo ora le vacanze, infatti, sembra essere ancora motivo di chiacchiere.
Avevo già abbassato la guardia, insomma, non attendendo più rimproveri o rimbrotti, e così quella sua uscita mi ha fulminato.
Mi ha detto solo, copri quella pancia, e mi sono sentita ferita a morte. 
L’ho inondata con un fiume rabbioso di ululati sconnessi, feroci. Poi ho pensato a te e ho cercato di calmarmi. Sono andata via per un po’ e mi sono chiesta il perché di quella furia.  Alla fine ho capito.
Dimentico troppo spesso che quando si litiga, molto poco di ciò che si dice ha davvero a che fare con l’altro, e quasi tutto ha a che fare con noi stessi.
Da parte mia rimprovero ai tuoi nonni di avermi inculcato un’idea terrificante del sesso. Si fa perché è fisiologico (mio padre) ma è rivoltante, schifoso (mia madre). Con queste premesse la mia sessualità ha veramente faticato prima di acquistare una qualche legittimità, non parliamo poi del piacere. Ecco quindi che tutta la sofferenza di adolescente preda di pulsioni e sensi di colpa è venuta fuori con un atto di ribellione sconclusionato e apparentemente incomprensibile.
Da parte sua, tua nonna, ha reagito con il suo, di passato.
Quando ci siamo calmate mi ha raccontato che ai suoi tempi, restare incinta, anche se necessario e anzi, doveroso, all’interno di un matrimonio, aveva pur sempre un che di sordido poiché l’evidenza del pancione rimandava necessariamente all’atto sessuale, e quindi non se ne parlava fra amiche, né tanto meno si mostrava con orgoglio quella protuberanza. Al contrario, si faceva finta di niente, aspettando di sgonfiarsi nove mesi dopo: un male necessario, insomma.
Che fosse l’idea di mia madre o costume, ho provato una gran tenerezza per lei. Mi sono chiesta come una donna possa permettersi il piacere sessuale, addirittura l’orgasmo, se anche il solo fatto di aver fatto del sesso per avere un figlio è considerato una colpa. Un giorno penserò a te, dovrò farlo per forza, come una donna che ha una sessualità da scoprire, da inventare, e soprattutto da esercitare. Spero di averne il coraggio, e che quel giorno arrivi il più tardi possibile.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 12, 2008 11:07 | link | commenti (7)
categorie: diario di una gravidanza
mercoledì, 22 ottobre 2008

Diario di una gravidanza

 

                                                                                    butterfly17 maggio 2007

























Ieri mattina ho fatto una pazzia.

L’ha detto persino tuo padre che di solito con l'incoscienza ci va  a braccetto; ha detto, non andare, l’autobus è tutto uno scuotere e un sobbalzare di freni, farai ballare tua figlia dentro al pancione! Io però ero irremovibile. Volevo fare un giro per la città, seduta sul retro dell’87, attraversare Bastille, passare davanti a Nôtre-Dame, tagliare per il cuore di Saint Germain, la Sorbonne, il Pantheon per finire aux Champs de Mars, a due passi dalla Tour Eiffel. Sognavo pure il tepore di fine maggio, e poca gente a bordo, nel lungo tragitto.

Invece pioveva, e l’autobus era pieno come un uovo.

Per fortuna mi hanno lasciato  sedere, almeno non hai dovuto sopportare la mia stanchezza, e poi, siccome era quasi impossibile scorgere qualcosa attraverso quei vetri rigati di pioggia, mi sono messa a guardare le persone.

Per prima cosa sono tutte diverse. E’ banale, lo so, ma la diversità fa si che ognuno abbia qualcosa di affascinante, misterioso. Non ti puoi certo annoiare nel guardare la gente. I tratti del viso, le espressioni, la camminata, i gesti ripetitivi, e poi il modo in cui sono vestiti, ciò che portano in mano o sulle spalle. Puoi seguire il loro sguardo, tentare di indovinare dove si posa per volare via e dove indugia, intrigato.

A volte si sofferma proprio sul tuo e allora resti per qualche secondo in imbarazzo e fuggi via oppure offri un sorriso d’intesa.

Alcuni parlano da soli, altri ascoltano i discorsi dei vicini, altri ancora partecipano perfino.

Ogni persona su questo autobus rassomiglia a qualche altra, la madre, il padre, un cugino lontano, e ogni persona ha qualcosa di unico che le appartiene per un diritto inalienabile.

Mi sono così ritrovata a cercarti fra quelle facce, figlia mia.

Mi sono chiesta: sarai come quest’uomo dal viso butterato che dondola nervosamente le gambe di fronte alle mie e che ogni tanto mi guarda la pancia, poi scuote la testa quasi con disapprovazione e poi soffia, sbraita, posando gli occhi sul giornaletto della metro che subito si stanca di scorrere? Avrai la sua stessa faccia disillusa?

Oppure sarai piuttosto la ragazzina che si dondola davanti alla porta d’uscita, mimando una danza sul suo i-pod, e che si cava continuamente di tasca il telefonino sperando in una chiamata? Avrai la sua coda di cavallo, le sue gambe nervose e l’ansia del suo sguardo in attesa?

Ho paura, figlia mia, di dirti troppe bugie, o di dirtene troppo poche.

Che la vita è bella, che stare al mondo è una gran fortuna, che non siamo soli, che la felicità esiste e non è lontana.

Sono tutte bugie sai, tutte bugie che ti dirò insieme ad altre, ancora più grandi.

Ti spiegherò la bontà, la generosità, l’onestà, la coerenza, la tolleranza, l’amicizia, l’amore, la disponibilità, l’empatia e tu crederai che sono quelle che fanno girare il mondo, svegliandoti un giorno con in bocca il sapore amaro del disincanto.

Non capirai il perché di quei racconti, che non corrispondono ad alcuna realtà, meno che meno alla mia. Avrai ragione sai, quando dirai che nulla ha senso, che siamo zattere sballottate dalle onde di un oceano senza terra.

Ti dirò allora qualcosa che potrà forse dare un significato alla confusione.

Gli uomini sono quella confusione. Gli uomini dicono e fanno tutto e il contrario di tutto, persuasi che esista un ordine in questo caos. Ma è il caos la meraviglia, così come lo è la trasgressione ai valori che cerchiamo di imporre alle società in cui viviamo per non farci troppo male l’un l’altro.

Possiamo essere tutto ciò che vogliamo, figlia mia, cattivi, disonesti, avari, egoisti, senza per questo perdere la nostra umanità, e anzi, è in questi comportamenti che la vedremo nella sua luce più limpida.
Non prendere mai su di te la colpa della tua umanità, figlia mia, abbi compassione di te, abbi tenerezza verso ciò che sei, tu, unica al mondo.

L'amore e la felicità, quelle impalpabili farfalle, volteggeranno sempre su di noi, e se pure non riusciremo mai ad afferrarne una, il ricordo delle ali variopinte e della leggerezza, ci farà andare avanti a testa in su, dimentichi del suolo che calpestiamo con fatica.

Non ti prometto che sarai felice, figlia mia, sarebbe un inganno ignobile, ma ti prometto farfalle: di quelle si, ne avrai quante ne desideri.

postato da: sabrinamanca alle ore ottobre 22, 2008 14:30 | link | commenti (9)
categorie: diario di una gravidanza