C'ERA UNA VOLTA UN RE

the blog thing

Chi sono

Utente: sabrinamanca
Nome: Sabrina Manca



Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 20 settembre 2009

Un tour de manège

manege
Ieri abbiamo approfittato delle "Journées du patrimoine" per visitare insieme alla creatura uno dei Pavillons de Bercy
dove si trova il Musée des arts forains. Detto cosi' pare cosa seria ma il luogo in questione altro non è che  il museo dove sono conservati i cimeli delle giostre che giravano per campagne e villaggi distraendo gli operai della rivoluzione industriale, i contadini reduci da una dura settimana nei campi e infine, più recentemente tutte le classi sociali più o meno amalgamate.
Se cliccate sul link potrete fare un giro nei saloni del Pavillon, vedere le-theatre-du-merveilleux


















"le théâtre du Merveilleux"
, salon venetien





















"le salon vénitien"
ed infine il museo. Una volta all'interno del sito, cliccate ancora su attractions ed infine su voir les images: cosi' come noi, entrerete in un mondo magico che mischia ricordi e fantasie, melanconia ed estasi. Farete un giro virtuale sulle giostre dei cavallini, giocherete a far vincere la corsa al cavallo numero 12 tirando la biglia rossa, giocherete con gli specchi virtuali.
Noi abbiamo anche assistito ad uno spettacolo di fachiri e uno di acrobazie. Voi non potrete. A meno di venire qui a dare una sbirciatina.

Ci siamo divertiti come bambini tutti e tre e siamo tornati a casa stanchi, ma felici!

postato da: sabrinamanca alle ore settembre 20, 2009 15:31 | link | commenti (3)
categorie: , francia, parigi 12°, ah les enfants
giovedì, 30 luglio 2009

Cecità

cecità saramagoUn paese senza nome e così pure una città e degli uomini e donne. Il primo cieco, lo diventa mentre è in coda davanti a un semaforo. Seguiranno, inesorabilmente, tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui.
L'uomo che lo accompagna a casa e ne approfitta per rubargli l'auto, il medico che per primo lo visita,
tutti coloro (pazienti, parenti, personale) che sono nell'ambulatorio. Ognuno di loro, a sua volta,
contagia chiunque incontri.
I primi ciechi vengono rinchiusi dal Governo in un manicomio fatiscente e trattati come bestie. Sono una decina quando l'epidemia comincia, diventano centinaia qualche giorno dopo.
Nell'asilo si instaura un modello in miniatura di una qualunque comunità presa dal panico. Il cibo e
l'acqua divengono la sola ragione di vita dei reclusi. Si organizzano spedizioni per andarseli a prendere ai cancelli, dato che i soldati di guardia non si avvicinano per paura del contagio e non permettono loro di allontanarsi, pena la fucilazione, si organizzano spedizioni per rubarli, si mette in piazza un mercato nero che esige lo scambio del cibo contro dei valori personali e infine, contro delle donne.
Il degrado delle condizioni igieniche corrisponde perfettamente alla discesa agli inferi di uomini e donne che per il cibo, o per qualsiasi altra cosa, a volte per un niente, per il solo gusto di farlo, sono pronti a vendersi o ad accusare e vendere gli altri.
C'è una sola persona, la moglie del medico, che inspiegabilmente non è stata colpita da cecità ed è questa donna che si assume il compito di vedere per gli altri, di portare il fardello di questa cecità collettiva, di guidare chi vorrà seguira, nel cammino verso la luce.

Perché leggere Cecità e soprattutto perché leggere altre opere di Saramago dopo aver affrontato questo saggio così sconvolgente?
Cecità è un racconto feroce, impietoso, di qualcosa che Saramago stesso dice di "vedere"in questo mondo, ora. Non una favola grottesca quindi, né un audace paradosso, ma uno dei tanti modi di raccontare ciò che siamo.
Siamo ciechi pur vedendo, siamo irresistibilmente attratti dal nostro egoismo che serviamo con gli atti più bestiali che si possano immaginare.
Siamo però, al contempo, coscienti della necessità di vivere in una società e tentiamo di stemperare i nostri istinti,tendendo perfino, più raramente, verso un ideale di condivisione, di mutuo soccorso.
E, se da un canto gli occhi della moglie del medico permettono a noi lettori di vedere gli orrori che essa per prima,incredula, è capace di compiere, e che poi altri, compiono o sanno compiersi, ma si rifiutano di comprendere, ci appare presto sorprendentemente chiaro che i suoi occhi da soli non sono sufficienti a sconfiggere la cecità.
Non basta vedere da soli.Bisogna essere in tanti per vedere davvero, ripete spesso, e alla fine così sembrerà anche a noi.
Bisogna leggere Cecità per domandarsi dove si colloca la nostra idea  di noi stessi, dell' uomo, dell'umanità,.
Crediamo che l'uomo sia fondamentalmente buono o cattivo? Crediamo che sia entrambe le cose nello stesso tempo?
Io mi sono arresa solo di recente alla stupidità, la mia personale, e a quella collettiva, e perciò mi ritrovo ancora a provare un orrore pieno di stupore per bestialità degli uomini.
Questo testo mi aiuta ad accettare la bestialità, come parte integrante di me stessa, di ognuno, e mi fa comprendere quanto grande sia la guerra che ciascuno di noi deve compiere ogni giorno nell'intento di sbarazzarsene o almeno, di dare a questa bestialità un vestito d'umanità.
Vi sono momenti in cui riesco persino a
provare tenerezza per questo essere dilaniato da contraddizioni che è l'uomo.

postato da: sabrinamanca alle ore luglio 30, 2009 13:58 | link | commenti (3)
categorie: recensioni, riflessioni, libri, letteratura, , josé saramago