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mercoledì, 22 ottobre 2008

Diario di una gravidanza

 

                                                                                    butterfly17 maggio 2007

























Ieri mattina ho fatto una pazzia.

L’ha detto persino tuo padre che di solito con l'incoscienza ci va  a braccetto; ha detto, non andare, l’autobus è tutto uno scuotere e un sobbalzare di freni, farai ballare tua figlia dentro al pancione! Io però ero irremovibile. Volevo fare un giro per la città, seduta sul retro dell’87, attraversare Bastille, passare davanti a Nôtre-Dame, tagliare per il cuore di Saint Germain, la Sorbonne, il Pantheon per finire aux Champs de Mars, a due passi dalla Tour Eiffel. Sognavo pure il tepore di fine maggio, e poca gente a bordo, nel lungo tragitto.

Invece pioveva, e l’autobus era pieno come un uovo.

Per fortuna mi hanno lasciato  sedere, almeno non hai dovuto sopportare la mia stanchezza, e poi, siccome era quasi impossibile scorgere qualcosa attraverso quei vetri rigati di pioggia, mi sono messa a guardare le persone.

Per prima cosa sono tutte diverse. E’ banale, lo so, ma la diversità fa si che ognuno abbia qualcosa di affascinante, misterioso. Non ti puoi certo annoiare nel guardare la gente. I tratti del viso, le espressioni, la camminata, i gesti ripetitivi, e poi il modo in cui sono vestiti, ciò che portano in mano o sulle spalle. Puoi seguire il loro sguardo, tentare di indovinare dove si posa per volare via e dove indugia, intrigato.

A volte si sofferma proprio sul tuo e allora resti per qualche secondo in imbarazzo e fuggi via oppure offri un sorriso d’intesa.

Alcuni parlano da soli, altri ascoltano i discorsi dei vicini, altri ancora partecipano perfino.

Ogni persona su questo autobus rassomiglia a qualche altra, la madre, il padre, un cugino lontano, e ogni persona ha qualcosa di unico che le appartiene per un diritto inalienabile.

Mi sono così ritrovata a cercarti fra quelle facce, figlia mia.

Mi sono chiesta: sarai come quest’uomo dal viso butterato che dondola nervosamente le gambe di fronte alle mie e che ogni tanto mi guarda la pancia, poi scuote la testa quasi con disapprovazione e poi soffia, sbraita, posando gli occhi sul giornaletto della metro che subito si stanca di scorrere? Avrai la sua stessa faccia disillusa?

Oppure sarai piuttosto la ragazzina che si dondola davanti alla porta d’uscita, mimando una danza sul suo i-pod, e che si cava continuamente di tasca il telefonino sperando in una chiamata? Avrai la sua coda di cavallo, le sue gambe nervose e l’ansia del suo sguardo in attesa?

Ho paura, figlia mia, di dirti troppe bugie, o di dirtene troppo poche.

Che la vita è bella, che stare al mondo è una gran fortuna, che non siamo soli, che la felicità esiste e non è lontana.

Sono tutte bugie sai, tutte bugie che ti dirò insieme ad altre, ancora più grandi.

Ti spiegherò la bontà, la generosità, l’onestà, la coerenza, la tolleranza, l’amicizia, l’amore, la disponibilità, l’empatia e tu crederai che sono quelle che fanno girare il mondo, svegliandoti un giorno con in bocca il sapore amaro del disincanto.

Non capirai il perché di quei racconti, che non corrispondono ad alcuna realtà, meno che meno alla mia. Avrai ragione sai, quando dirai che nulla ha senso, che siamo zattere sballottate dalle onde di un oceano senza terra.

Ti dirò allora qualcosa che potrà forse dare un significato alla confusione.

Gli uomini sono quella confusione. Gli uomini dicono e fanno tutto e il contrario di tutto, persuasi che esista un ordine in questo caos. Ma è il caos la meraviglia, così come lo è la trasgressione ai valori che cerchiamo di imporre alle società in cui viviamo per non farci troppo male l’un l’altro.

Possiamo essere tutto ciò che vogliamo, figlia mia, cattivi, disonesti, avari, egoisti, senza per questo perdere la nostra umanità, e anzi, è in questi comportamenti che la vedremo nella sua luce più limpida.
Non prendere mai su di te la colpa della tua umanità, figlia mia, abbi compassione di te, abbi tenerezza verso ciò che sei, tu, unica al mondo.

L'amore e la felicità, quelle impalpabili farfalle, volteggeranno sempre su di noi, e se pure non riusciremo mai ad afferrarne una, il ricordo delle ali variopinte e della leggerezza, ci farà andare avanti a testa in su, dimentichi del suolo che calpestiamo con fatica.

Non ti prometto che sarai felice, figlia mia, sarebbe un inganno ignobile, ma ti prometto farfalle: di quelle si, ne avrai quante ne desideri.

postato da: sabrinamanca alle ore ottobre 22, 2008 14:30 | link | commenti (9)
categorie: diario di una gravidanza

Commenti
#1    22 Ottobre 2008 - 19:10
 
Forse i nostri angeli terreni hanno solo bisogno di essere amati e capiti nel loro modo di affronate e sentire la propria vita.

Forse non dovremmo preoccuparci troppo di quello che è il mondo e di quello che raccontiamo, e forse sarebbe utile a volte sdammatizzare gli aspetti logoranti che ci circondano.

Possiamo essere tutto, si, ma dobbiamo essere noi stessi, e allora cerchiamoci,
cerchiamoci con pazienza e con più frequenza.

Lo sappiamo bene, i bambini non hanno bisogno delle nostre bugie, qundi quando ne raccontiamo cerchiamo almeno di non essere troppo seri se proprio non esiste altro modo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente JonniLogan

#2    23 Ottobre 2008 - 09:50
 
L'hai scritto tu? E' bellissimo.

Auramaga
utente anonimo

#3    23 Ottobre 2008 - 18:26
 
Direi che dovresti fare più spesso queste pazzie perché ti è venuto un post di rara bellezza. Ciao, Pietro.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pietroatzeni

#4    23 Ottobre 2008 - 22:58
 
Jonni: hai proprio ragione, quando raccontiamo loro delle bugie dovremmo cercare d'esser meno seri!

auramaga: eh si, mi è venuto di pancia!!! (ma mi porti a raccogliere marroni a Montmorency la prossima volta?

Pietro: ti ringrazio di cuore. Pazzie ne faccio, non quante e non quelle che vorrei ma ne faccio!
Buona notte a tutti
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente sabrinamanca

#5    24 Ottobre 2008 - 08:55
 
Ma con grande piacere!!!
utente anonimo

#6    24 Ottobre 2008 - 16:05
 
Signo', 'stateve accuorta, vuie tenite 'a panza!
Lo ricordo come se fosse ora.
Era la voce allarmata del bagnino di Marechiaro (Napoli) quando io, al quinto mese di gravidanza, mi ostinavo ad entrare in acqua e a farmi una bella nuotata anche quando il mare era molto mosso.
Ci conosceva tutti da quando eravamo ragazzini, distanti anni luce dal matrimonio e dalla panza, e da sempre vegliava su di noi con affetto burbero e paterno.

Sabrina cara, ti ho scritto nella messaggeria di Splinder.
H.
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#7    24 Ottobre 2008 - 21:07
 
Che bello Sabrina... ! Giulia
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#8    25 Ottobre 2008 - 15:26
 
ho le farfalle nella pancia

si prova in due casi: quando hai dentro un bambino o quando ti stai innamorando

beh, non so dirti quale sia più emozionante

tanti auguri
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#9    26 Ottobre 2008 - 08:48
 
Sabrina, ti ho scritto anch'io nella messaggeria Splinder... è proprio una processione!

saludos
Solimano
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PrimoCasalini

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