Le emozioni al potere
La lettura di un dibattito dal titolo "bisogna dare il potere alla gente?" fra Ségolène Royal (socialista, ex candidata alla presidenza della repubblica) e Jacques Julliard (storico e editorialista del nouvel observateur) mi ha fatto riflettere sulla realtà italiana e ha spiegato a parole ciò che tentavo di esprimere.
Il dialogo fra i due volge attorno al coinvolgimento sempre maggiore della gente comune nella direzione del potere, ovvero nel prendere le decisioni politiche.
In un tratto si parla di alcune emissioni elettorali in cui dei giovani avevano posto delle domande al allora giovane Jacques Chirac e nelle quali ogni ragazzo tirava fuori la sua situazione personale.
S. Royal risponde - se si fa la politica è per risolvere i problemi della gente ma bisogna anche aprire uno spazio pedagogico e spiegare in che cosa un problema particolare possa avere o meno un senso per il resto della società -.
J.Julliard ribatte - questa microdemocrazia che si risolve nella risposta a bisogni e domande personali e quindi spesso contraddittori crea dei problemi e non può dar luogo ad un progetto politico coerente che accontenti tutti. Resta da trovare un mezzo diverso per essere più vicini alla gente senza per questo rinunciare a un ruolo della politica di arbitro, che sceglie, valuta l'interesse generale e poi decide -.- In ogni caso, è il legislatore che fa le leggi e l'esecutivo che agisce e non lo fa secondo i risultati dei sondaggi, ma in ogni caso è un falso rischio... - insiste S. Royal.
- E' sicura, incalza l'intervistatore? E il caso di Chantal Sébire che ha evocato tanta emozione al punto di spingere il governo a rivedere le leggi in merito?( questo caso alcuni mesi fa ha sconvolto l'opinione pubblica. Una donna, ammalata di un tumore che le provocava dolori talmente intollerabili da non riuscire a calmarli con i più potenti farmaci e il cui viso aveva assunto dei tratti mostruosi, chiese l'eutanasia, non autorizzata in francia, poi si suicidò)
J.Juillard - è evidente che non si dovrebbe riformare una legge così delicata come quella che tratta di mettere termine alla vita in funzione di un caso particolare. Così come sarebbe assurdo rinforzare le leggi contro i pedofili all'indomani di un crimine orribile, sarebbe negazione stessa della giustizia-.
S.Royal - il potere attuale manipola certi argomenti per compiacere l'opinione pubblica così come attraverso leggi repressive inutili. Invece, l'emozione suscitata da Mme. Sébire può permettere di riaprire il dibattito su una questione non ancora regolamentata -.
J.Juillard - bisogna distinguere la democrazia delle opinioni alla quale sono favorevolissimo alla democrazia delle emozioni che naviga sulle reazioni immediate e che può essere molto pericolosa...
In questo dibattito si dice quindi assurdo ciò che da noi è la norma. La nostra politica segue le emozioni della gente comune all'indomani di un fatto di sangue piuttosto che un altro, e sempre all'indomani si fanno le leggi, delle leggi che non hanno nulla di ponderato, equilibrato, e che non tengono conto dell'interesse generale.
Sarebbero troppi gli esempi ma sono sicura che capite di che cosa sto parlando, ne avete degli esempi ogni giorno.
C'è molto lavoro da fare e non sono sicura che stiamo sulla buona strada: resta, da parte del cittadino, accettare l'autorità dello stato non operando una giustizia fai da te (in tutti i campi, dalle imposte agli attacchi dei campi nomadi) ma comprendendo che il bene comune non deve sempre e per forza coincidere con il suo. Resta, da parte dei politici, la presa di coscienza di quello che è il proprio ruolo, di un progetto coeso, dell'interesse generale, del servizio che sono pagati profumatamente per svolgere.
Per finire credo che questo giro di vite contro gli immigrati, in particolare rumeni non sia dettato dall'emozione del giorno ma purtroppo dal prezzo da pagare alla lega al governo. Le mafie, che sono (bisogna andarne fieri?) rigorosamente Made in Italy, continuano a lavorare sui loro "progetti politici" e a delinquere in tutti i modi possibili, indisturbate.