Tempo
Come lo passo o come mi passa sopra, lasciandomi a terra troppo sbigottita per capire che cosa succede.
Parlo, si, parlo tutto il tempo, oppure canto o sussurro ma questa è solo parte del lavoro che coinvolge per primo il tatto.
Parlare si ma ma anche baciare, accarezzare, massaggiare con delicatezza, riscaldare, trasmettere serenità con pressioni un po' ovunque io per prima le trovi confortanti, i piedi, le mani, il ventre. Rassicurare.
Gli altri sensi stanno in agguato anche loro.
La luce è accecante?
L'assenza di luce minacciosa?
La penombra disegna mostri sul muro?
E' l'olfatto che riconosce luoghi sgraditi oppure il rifugio sicuro della tana.
E poi i rumori, una bottiglia di plastica schiacciata che fa sobbalzare, la sirena del primo mercoledì del mese, l'esercitazione dei pompieri che tanto ricorda o pare ricordare, anche a chi non era nato ai quei tempi, i bombardamenti sulla città.
Un mondo d'equilibrismi e di sfida a tutto ciò che è possibile compiere con una sola mano: scrivere mentre si culla con l'altra, senza rinunciare all'accento acuto sulla e, lavare, risciacquare, montare un biberon, consolare con carezze mentre si cambia il panno, soprattutto per l'orrore dei decibel che montano con rapidità inaudita, dondolare energicamente la culletta o accarezzare una mano mentre si tenta di arraffare qualche istante al sonno.
Un mondo in sordina, che per la seconda volta diviene il mio tempo.