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lunedì, 03 agosto 2009

La solitudine dei numeri primi

la-solitudine-dei-numeri-primi-giordanoAlice e Mattia sono due bambini figli di genitori ricchi, egoisti e deboli. L'una è vittima dell'ambizione paterna, l'altro della compagnia forzata di una gemella ritardata.
Alice diventa zoppa. Mattia, costretto ad occuparsi della sorellina, la lascia sola e quest'ultima sparisce per sempre.
Alice diventa anoressica, Mattia si procura ferite e tagli.
I due bambini diventano due adulti disadattati che come due numeri primi gemelli saranno sempre a un passo l'uno dall'altro ma non si incontreranno mai.

I soggetti trattati in questo romanzo sono diversi. Infanzia e adolescenza, anoressia, malattia mentale, auto-lesionismo. Paolo Giordano li tratta tutti, indistintamente, con la superficialità di chi ignora, se non per luoghi comuni, ciò di cui parla, e sfugge così alla regola fondamentale per un autore, conoscere il suo soggetto (o almeno avere l'ambizione di indagarlo, tentare di capirci qualcosa di più).
Lo stile è scorrevole, lineare, s'inceppa ogni tanto in una metafora ridondante o si perde  qua e là in figure poetiche senza significato, ma questi errori si possono perdonare a qualcuno che si dimostri molto più generoso di quanto Paolo Giordano non lo sia stato con il lettore.
Ho l'impressione di un'operazione commerciale ben studiata e riuscita. Un bel ragazzo che ci parla di bambini feriti da genitori ricchi e insensibili che li privano per sempre della possibilità di amare e di darsi con generosità e senza paura.
Non aggiungo altro perché personalmente non ho nulla contro questo ragazzo. Ha scritto qualcosa che ha avuto successo e sarà contento di se stesso, immagino.

Ciò che mi indigna e a cui invece non mi rassegno è il velo sugli occhi di chi crede davvero di disporre del proprio tempo libero quando invece questo è così sfacciatamente pilotato.
Gli stessi film, gli stessi libri, le stesse auto, le stesse località di vacanza, lo stesso gym-club o almeno il desiderio di tutti questi "must" che ci fanno apparire come un enorme, grigio, gregge uniforme, lo stesso impulso a consumare oggetti e concetti senza posa, senza mai chiedersi qualcosa su di sé.
Eppure ce ne sarebbero di domande da porsi, anche solo soffermandosi su alcuni dei temi di questo romanzo, e ce ne sarebbe materiale, proveniente da ciascuno di noi, capace di creare qualcosa di molto più vivo, reale e perciò molto, molto più interessante.

 


postato da: sabrinamanca alle ore agosto 03, 2009 17:06 | link | commenti (6)
categorie: recensioni, libri, paolo giordano