pensavo di augurare a tutti
BUON NATALE
ma sto cercando di smettere, perciò non farò alcun augurio, non abbiatevene a male!
Trovo invece più interessante riflettere su un altro anno che è trascorso e uno che si affaccia alla nostra vita con gli inevitabili (o evitabili, fate voi) bilanci che hanno sempre un sapore agrodolce ma se fatti con onestà ci aiutano ad avanzare.
Vi auguro perciò:
BUON ANNO NUOVO!
Regalo di Natale
"In un momento di forzata solitudine i nostri incontri hanno arricchito il mio spirito e perché no, anche la mia mente.
L'amicizia è un bene prezioso e tu mi sei divenuta preziosa."
Con affetto,
G.
Questo prezioso biglietto (due amiche intente a chiacchierare in una terrasse à café) accompagnava un regalo altrettanto prezioso, un mio racconto rivisto e corretto, con cura e perizia.
Dopo più di cinque anni di vita all'estero e di lontananza dai miei amici in Sardegna (che rivedrò, evviva, fra pochi giorni), dopo molti incontri raramente culminati in un "incontro di spiriti" una luce nuova si è accesa nella mia vita.
Questa amicizia nascente è un bel regalo che io e G. ci stiamo facendo.
A voi, amici del web, auguro di tutto cuore ciò che desiderate e così come a me, che questo periodo difficile sia un faro per far luce sull'essenziale.
Io me ne torno nel mio sandalo preferito.
Al nuovo anno, a nos bidere!!!
Vivere la vita
e raccontarla sono per me due movimenti tra di loro autonomi.
Vi sono momenti come questo, in cui ho la necessità, l'impellenza di vivere, agire, sentire il mio corpo in un vaevieni, muovermi al ritmo di una camminata rapida oppure concentrarmi in faccende come la preparazione di un bollito. In questi momenti scrivere è ciò che meno mi manca, meno mi abbisogna. Non ho voglia di fermarmi, arrestare il mio corpo, frenarlo, contenerlo in una posa perché la mia mente si estranei da tutto ciò che non è il mondo interiore che esprimo con la scrittura.
E' come se non avessi più nulla da imprimere, esprimere, come se in tutto ciò che faccio non ci fosse alcun fatto degno di nota, degno d'essere immortalato, ucciso dunque, e fissato con gli spilli dell'alfabeto dentro a una vetrina.
In momenti come questo penso - ecco, ci siamo, scrivere non mi interessa più, non ne conosco il senso (come se la mia mente si fosse resettata e l'azione dello scrivere non fosse impressa nella nuova memoria) né le ragioni - ; penso allora ad un argomento, un soggetto ma non trovo nulla e nemmeno so più dove cercare.
La mia testa è vuota.
Eppure, eppure quando scrivo, quando uccido la vita, quando la riduco in frammenti, briciole, morsi, in quei momenti mi sento paradossalmente più viva.
E' come se il tempo si arrestasse per mettersi poi a servizio del mio ritmo. E mentre riproduco, elaboro, ragiono la mia vita sezionata sul tavolo bianco della pagina (virtuale, più spesso) il mio respiro da affannoso si fa regolare, il cuore cessa di battere all'impazzata, e io mi concedo di contemplare soddisfatta le lettere morte sotto alle mie mani, ai miei occhi.
"Di e da" Praga

poster del museo dedicato a Franz Kafka

dettaglio del poster

La locandina dei "ricchi e poveri" in concerto a Praga