C'ERA UNA VOLTA UN RE

the blog thing

Chi sono

Utente: sabrinamanca
Nome: Sabrina Manca



Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 28 novembre 2008

La libertà finisce a -6°C?

Ieri è morto il terzo SDF, clochard, o clodo, come chiamano qui i barboni, con la loro mania dei diminutivi.
E' stato trovato nel Bois de Vincennes, un bosco situato al confine est della città.
Sarkozy ha riacceso la polemica con una proposta vecchia, miope e inutile: obbligazione per gli SDF di esser domiciliati presso i Foyer (centri di accoglienza per senza tetto sparsi  un po' in tutta la città) quando fa troppo freddo.
Dopo una prima polemica intorno al termine vago di "quando fa troppo freddo" ci si è accordati sulla temperatura di - 6° centigradi, venendo informati successivamente da MeteoFrance che tale temperatura si presenta statisticamente in ragione di una mezza giornata per anno.
Altro giro di giostra, e altra levata di scudi da parte di tutte, dico, tutte, le associazioni religiose o laiche, che si occupano di SDF. Non si puo' obbligare nessuno ad andare in un centro se non lo desidera, e se lo si fa una volta, la successiva non lo si farà di sicuro perché la persona in questione si nasconderà per sfuggire a quello che è stato definito da Sarkozy, parlando del bosco di Vincennes, "rastrellamento".sdfPer la poca esperienza che ho di SDF, per averne incontrato, aiutato, ignorato più d'uno, ho ben presente che ciascuno ha le sue ragioni per la vita che si è scelto e che ognuno, proprio come me, e voi;,è diverso dall'altro, ha esigenze, bisogni differenti. Non si puo' percio' obbligare nessuno ad un domicilio coatto in nome del pericolo di vita in cui incorrerebbe. Gli SDF muoiono molto più spesso di fame, di malattie fisiche e mentali, di solitudine, che di freddo.
Ci sono già tante associazioni che se ne occupano, bisogna soltanto dar loro più mezzi per agire  e ascoltare le loro proposte.

L'altra mattina sono uscita dal mio appartamento e mentre aspettavo l'ascensore ho sentito russare sonoramente, all'inizio ho pensato che fosse un vicino e ho compatito la moglie, poi ho visto sbucare un pezzo di scarpa dall'angolo di un altro corridoio e sono stata subito raggiunta da una zaffata di odori intensi fra cui quello dell'urina era il più intenso. Ho avuto paura di quella persona sporca che dormiva nel mio pianerottolo. Nell'arco di un secondo ho avuto mille pensieri.
Avvertire, denunciare, allarmare.
Per fortuna abito al nono piano e nel tempo necessario ad atterrare al rez-de-chaussée mi ero già calmata.

Uscendo dal cancello mi dicevo - speriamo che non lo caccino via troppo presto, fa ancora tanto freddo!
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 28, 2008 08:09 | link | commenti (3)
categorie: politica, riflessioni
martedì, 25 novembre 2008

La religione dei laici

sep_77_5_omeopatiaEro da poco a Parigi quando conobbi alcuni veterinari italiani che lavoravano come ricercatori per L'OIE (l'organizzazione mondiale della sanità animale). Con uno di loro in particolare, litigai furiosamente.
Il soggetto della lite fu l'omeopatia.
A. cominciò a osservare che tale pratica era rimborsata dal sistema sanitario in Francia, non solo per gli uomini  ma persino per gli animali.
Da scientifico, la sua posizione era più che logica, nessuna esperienza scientifica infatti è alla base della pratica omeopatica, e nessuno studio fatto secondo i criteri comuni a tutti i farmaci immessi sul mercato può attestare, non solo i benefici di tale pratica ma neanche, e soprattutto le teorie fondanti.
Io gli rispondevo che, se funzionava (nel senso, se la forza di suggestione poteva giungere a tanto), allora perché non rimborsarla, almeno non avrebbe prodotto gli effetti indesiderati (e quindi il ricorso ad altri farmaci) dell'allopatia (i farmaci di sintesi chimica o gli estratti di piante depurati e standardizzati).
Lui mi diceva, ma ti rendi conto, è come avere una religione di stato!
Sono arrivata alla stessa conclusione, seppur con diversi anni di ritardo.
I principi dell'omeopatia sono due: il primo ci dice che simile cura simile. In soldoni, se ho la malattia x i cui sintomi sono y e z, userò una medicina che produce gli stessi sintomi perché il mio organismo impari a conoscerla e vincerla.
Il secondo ci racconta invece che dosi infinitesimali di un prodotto disciolto nell'acqua e dinamizzate (agitate) un certo numero di volte, produce una traccia nell'acqua stessa e grazie ed è questa traccia ad produrre il suo effetto.
Entrambi gli assunti sono pura invenzione, non hanno alcuna aderenza con la realtà fisica e chimica della materia né hanno alcun fondamento farmacologico.
(Per vostra cultura qui potrete leggere qualcosa sull'argomento).
All'inizio del mio racconto vi ho parlato però di religione (meglio, di credenza) perché la pratica dell'omeopatia ha della religione i riti, i precetti, le cerimonie.
Inoltre presuppone il rispetto di un certo stile di vita se si vuole che il nostro corpo reagisca bene alle cure.

Una ricetta omeopatica tipica:

sulphur 9 ch 5  granuli mattina e sera
Ignatia 30 ch 2  granuli al risveglio
Allium coepa 12 ch 3 granuli ogni due ore
Mercurius solubilis 12 ch a giorni alterni

Allium coepa 30 ch una dose il martedì e il venerdì
Sulphur 9 ch una dose il mercoledi e il sabato
Mercurius Corrosivus 15 ch una dose a domeniche alterne
Nux Vomica 30 ch una dose a sabati alterni

( ho inventato gli accostamenti dei componenti ma credetemi, questa è anzi una presscrizione fra le più comuni).

Ci vogliono un impegno, una costanza, un rigore davvero notevole per seguire tali prescrizioni e non solo, si devono rispettare tutta serie di regole che servono a mettere in evidenza la serietà e l'efficacia della terapia stessa.
La menta ad esempio, vanifica gli effetti dell'omeopatia, per cui se ci si lavano i denti con un dentifricio alla menta oppure si mastica una gomma si vanifica l'intero trattamento.
I granuli inoltre non devono essere toccati dalle nostre mani ma passare direttamente sotto la nostra lingua secondo un meccanismo di rilascio dai tubicini che li contengono.

In farmacia, così come dal medico, i pazienti vanno a celebrare il loro primo rito.
Tutti, o quasi, sono riconoscibili dalla cura che mettono nel dispiegare la ricetta, dall'atteggiamento a metà diffidente e metà severo con il quale controllano la dispensazione dei prodotti, dalla soddisfazione con la quale vedono il farmacista dannarsi per leggerla, spazientirsi nel trattarla e infine sospirare per l'incredulità.
Raramente o forse mai, ho visto una cura omeopatica dispensata ad un paziente del cosiddetto ceto basso. Il paziente omeopatico è quasi sempre un laureato.

Se rivedessi A. in questo momento gli direi che aveva mille volte ragione, e che l'omeopatina non dovrebbe essere rimborsata dal sistema sanitario ma trattata alla stregua di tutte le altre credenze e religioni, dipendere cioè dalla libertà che ciascuno ha di credere in questo o in quell'altro e di scegliere ove riporre la propria fiducia, malgrado tutto.


postato da: sabrinamanca alle ore novembre 25, 2008 22:47 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni

Osservazioni, precisazioni
(mi ricorda tanto, attenzione, annunciazione!)

E' morto anche Sandro Curzi, ma se è vero che esiste un dio, mi domando, che aspetta a fare un cenno anche a Emilio Fede?

In Francia si gioca in questi giorni una partita decisiva per la televisione pubblica. Sarkozy infatti, spalleggiato dal suo amico proprietario di TF1 (la nostra canale 5) durante il periodo elettorale, gli promise in cambio, di tagliare le gambe alla tv pubblica togliendo tutti gli spazi pubblicitari dopo le otto di sera.
Lo stesso Sarkozy, promise, d'altro canto, una compensazione per comprare almeno un paio di calzette e coprire France 2, 3, 4, 5 ridotte in mutande.
Riuscirà il nostro eroe a rendere un favore fra i più vergognosi ricevuti da un presidente di questa Repubblica?

Lotta canina, è il caso di dirlo, per la presidenza del partito socialista francese, Martine Aubry ha ora solo  quattro voti più di Segolène Royal. Qualcosa mi dice che le vedrò tirarsi i capelli proprio come mia figlia l'altro giorno con una compagnetta. Era la prima volta che vedevo il mio angioletto in quello stato, tutta rossa, le mascelle tese in una smorfia, i denti che digrignavano, le manine che avevano afferrato saldamente qualche ciuffo della vittima, che poveretta si dibatteva inutilmente!

Nota a margine, ma non troppo: diario di una gravidanza riguarda lo scorso anno.
Non sono di nuovo incinta, (mi astengo da urla di giubilo per rispetto a chi c'è caduta...)

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 25, 2008 11:28 | link | commenti (8)
categorie: politica, riflessioni
domenica, 23 novembre 2008

Caro Babbo Natale,

pere_noel_bourreCosi' cominciava la sola lettera che mi ricordo d'aver scritto al buonuomo barbuto.
Dovevo avere sei o sette anni, a giudicare dalle righe grandi, intervallate da righe più sottili - sulle quali guai a scrivere! - dei due fogli strappati nel bel mezzo del mio quaderno dei pensierini.
Dopo una prima formula di gentilezza, suggerita da mio padre, gli chiedevo tre regali, non perché sperassi di riceverli tutti e tre ma perché secondo mia madre era più prudente fornirgli diverse possibilità fra le quali scegliere.
Il primo era il Monopoli, poi venivano il libro "piccole donne" e infine una bambola.
Al mio risveglio, la mattina del 25 dicembre, la prima cosa che vidi fu una bambolina in  piedi sul comodino. Portava lunghi capelli, biondi, quasi bianchi, lievemente ondulati,  un vestito di velluto liscio, rosso fiamma, delle scarpette, da bambola, nere, di vernice, e aveva il visino più bello che io avessi mai visto: rubicondo, con le gote accese, la bocca atteggiata in un sorriso bonario, gli splendidi occhi blu marina che si chiudevano una volta disteso il corpo.
Ricordo ancora l'innamoramento subitaneo per quella bambolina, ricordo il mio cuore battere, già traboccante di riconoscenza per i doni  del buon vecchio dalla barba bianca.
In cucina ci andai portando la bambolina Clara, con me. Mentre attendevo con mia madre che il latte fosse pronto, mio padre, Mauro, mi chiamò dal salone: aveva trovato un altro regalo di Babbo Natale.
Aprimmo subito la scatola del Monopoli, mio padre mi spiegò le regole. Poco più tardi, riordinando i giochi prima di andare a messa, tornai nella mia stanza e sul letto trovai un altro pacchetto: dentro c'erano le mie "piccole donne".
Mi voltai per correre dai miei genitori ed annunciare la sorpresa ma loro erano già sulla soglia della porta, sorridenti: - ma allora, ma questo Babbo Natale...! riuscii a balbettare stupita, con la voce rotta da tanta felicità.

Diversi giorni dopo, forse alcuni mesi perfno, ero dentro all'auto di mio padre, seduta nel posto accanto al guidatore, attendevo i miei genitori, mia madre sempre l'ultima a prepararsi, mio padre, intento a frugare nel garage alla ricerca di non so cosa. Aprii il cruscotto e fra i foglietti sparsi, l'assicurazione, il libretto di circolazione e alcuni scontrini, riconobbi la mia lettera. All'inizio non capii, scesi dall'auto tenendola in mano e andai verso mio padre per mostrargliela. Mio padre, sempre alla ricerca di quel qualcosa aveva la testa altrove e rispose la prima cosa che gli venne in mente: - mi son dimenticato di imbucarla.
- Ma allora, i regali? bisbigliai io, la voce flebile che si preparava al pianto.
La mamma, giunta in tempo per sentire tutto, scosse la testa con aria di rimprovero verso mio padre e rivolgendosi a me con il tono di quando mi voleva ragionevole e matura, di quando mi pretendeva ragionevole e matura disse: - lo sai perfettamente che Babbo Natale non esiste. In macchina ora, se no arriveremo tardi alla messa.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 23, 2008 08:31 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni, favole
venerdì, 21 novembre 2008

Attenti ai ricchi!

taxe_pauvres
l'uomo a sinistra - è la povertà che si dovrebbe tassare
                         l'uomo a destra - esatto...questo inciterebbe la gente a diventare ricca.

Qui all'esagono sono davvero tempi bui. I licenziamenti si susseguono, le condizioni economiche di una sempre maggiore fetta di popolazione scendono in picchiata. Nel mio lavoro, ad esempio ,gli annunci di offerte per  un posto pubblicati sui quotidiani specializzati, sono cinque, sei, al massimo, per settimana, mentre all'inizio dell'anno erano una ventina. Nelle agenzie di interim non vola una mosca. I clienti sono attentissimi ai prezzi e non si gettano a capofitto nelle offerte 3x2 se non ne hanno davvero bisogno. Sotto casa i cassonetti del supermercato sono presi d'assalto, ieri c'è stata persino una mezza zuffa. La case automobilistiche mandano in vacanza i propri operai per due settimane al mese, nei negozi che non chiudono, nella mia via quattro hanno abbassato le serrande in un mese, si rivedono le facce dei titolari sbucare dopo il licenziamento dei commessi. Si licenzia anche nella scuola, laddove ogni anno si assumevano per concorso nuovi insegnanti.
Nel frattempo il governo di destra annuncia provvedimenti "socialisti" come il sostegno e l'accompagnamento ai licenziati. In un momento cosi' difficile per molti cittadini (Sarkozy stesso ha ammesso di temere l'onda d'urto di una tale folla) è ancora più stridente il contrasto con le società che dopo aver chiesto prestiti allo stato rendono noti utili esorbitanti per gli azionisti, fra i patron di grosse aziende in odore di fallimento che prendono stipendi di trecentomila euro al mese.
Mi sembra che se questi sono tempi duri per i poveri, i ricchi dovrebbero guardarsi bene dall'esibire loro ricchezza giacché la rabbia d'esser costretti a mendicare o frugare nei cassonetti per nessuna colpa rende furiosi contro chi gira per le stradine della città in fuoristrada e fa la spesa alle Galeries  Lafayette per nessun merito.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 21, 2008 08:15 | link | commenti (6)
categorie: politica, riflessioni
mercoledì, 19 novembre 2008

Il signor Bulgakov e il signor Molière

bulgakov moliereIl povero Jean-Baptiste, figlio del tapezziere Poquelin è ossessionato dal teatro fin da bambino. Non è che non aiuti il padre a mandare avanti la bottega ma a quattordici  anni già muore del mal di teatro. Ci va con il nonno paterno, tutte le sere, di nascosto e infine, alle insistenze del padre preoccupato del suo stato di salute risponde - non voglio fare il tappezziere.
Prende un momento per pensare e aggiunge - fare il tappezziere mi ripugna profondamente.
Riflette ancora un po' e aggiunge - odio questa bottega.
E per dare il colpo di grazia al padre continua - con tutto il cuore e con tutta l'anima.
Dopo di che, tace.
La vita del giovane Molière conoscerà alti e bassi, momenti di gloria e di sconforto, amori e rancori.
Il commediante che si intestardisce a recitare ruoli tragici mentre è evidente che quelli comici gli sono più congeniali, l’uomo capriccioso e infantile che si infatua di qualunque donna lo aduli e le lascia ciascuna per un’altra che lo aduli ancora e che infine sposa l’unica che potrebbe essere sua figlia, in quanto forse figlia della sua amante e si mormora, forse la sua, l’unica dicevo, che non lo ama, lo scrittore delle pièces teatrali  più politicamente scorrette che la Francia del re Sole abbia mai udito e visto, l’ipocondriaco che si fa visitare da ogni medico della città ma non segue mai la cura prescritta, l’adulatore più fine che la corte abbia mai conosciuto, quest’uomo, insomma, che Bulgakov ci racconta con un pizzico di cinismo e amarezza, dietro al quale si sospetta racconti anche di se stesso (qui potrete leggere una recensione più seria) e della sua vita al tempo dei devoti di Stalin, a noi ispira affetto e  una gran tenerezza per entrambi
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 19, 2008 22:55 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, libri, letteratura
martedì, 18 novembre 2008


Il mio equilibrio non è costruito su oscillazioni
leggere intorno a un valore definito ma piuttostoequilibrismo
su un saliscendi che produce un valore in nessun modo rappresentativo del mio stato.

E così a volte sto sul net e leggo e cerco e scrivo come una bulimica e poi come un'anoressica vomito con disgusto di me stessa.
Questo è uno di quei momenti in cui ,anche se avrei argomenti da esporre, non sento ragioni.
Ed ecco stamattina è arrivato un provvidenziale salvagente nientedimentoche nella persona di un mio cugino.
I cugini si sa, sono famosi per saper fare tutto quello che noi non sappiamo fare o che sappiamo fare ma che,loro, fanno molto meglio di noi. Questo cugino in particolare al momento vive in Brasile e da lì continua a scrivere le sue poesie che ho riletto oggi con una grande commozione.
Questo è il suo blog, se volete andare a curiosare, ci sono poesie e molto altro.
Io mi permetto soltanto di riprodurre qui una poesia che mi fa venire il groppo alla gola ogni volta che la leggo:
Fratello
Fratello:
quando sfuggendo gravità

leggero si farà il mio corpo

e spegnerà di vita, in me,

la morte

ogni barlume,

ti rivedrò al mio fianco

lungo l’argine d’un fiume

di luce, camminare.

Stanco ma non abbattuto sarai,

come da un lungo viaggio ritornato,

e l’espressione avrai d’un tempo,

spensierata,

quasi non fosse mai passata

la stagione delle musiche

e non avesse a te recato oltraggio

l’altra vita:

riprenderai a suonare

la nota favorita

interrotta sul tamburo,

e tornerai sicuro ad intonare

la nota cantilena;

ti scoprirò disteso

come un ponte

nella sera:

un arco sospeso

tra presente e futuro. 


postato da: sabrinamanca alle ore novembre 18, 2008 09:29 | link | commenti
categorie: poesie, riflessioni
venerdì, 14 novembre 2008

Dolore, rassegnazione  e ribellione

munch
Bisogna esser giunti al fondo del dolore umano, averne scoperto le strane capacità, per salutare ciò che vale la pena di vivere. La sola disgrazia definitiva in cui si potrebbe incorrere davanti a un tale dolore sarebbe quella di opporle la rassegnazione. Non esiste infatti una menzogna più sfrontata di quella che consiste nel dire, anche e soprattutto davanti all'irreparabile, che la ribellione non serve ad alcuno scopo. La ribellione reca la sua giustificazione in se stessa, del tutto indipendentemente dalle possibilità che ha di modificare o meno la situazione che la determina. Essa è una scintilla nel vento, ma una scintilla che cerca la polveriera.

André Breton
Arcane 17

Buon fine settimana
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 14, 2008 10:48 | link | commenti (5)
categorie: citazioni, riflessioni
giovedì, 13 novembre 2008

Premio Goncourt

atiq-rahimi-prix-goncourt,M14769
Qualche tempo fa avevo parlato di lui in un post  su Mille splendidi soli di Khaled Hosseini.
Atiq Rahimi ,scrittore e regista afghano,rifugiatosi in Francia nel 1984,ha appena ottenuto il più prestigioso premio asseganto agli scrittori di lingua francese per il suo primo romanzo Syngué Sabour (pietra di pazienza).
In Italia ha pubblicato lo splendido "terra e cenere" per Einaudi.

Le Monde pubblica un bell'articolo
su di lui.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 13, 2008 12:08 | link | commenti (5)
categorie: libri, letteratura, eventi, francia
mercoledì, 12 novembre 2008

Diario di una gravidanza
15 luglio 2007
03 - Caravaggio - Madonna dei PalafrenieriIl bisticcio di ieri con tua nonna è stato davvero spettacolare .
Devo dire che finora era stata stoica nell’accettare senza commenti una figlia che convive con un uomo divorziato e che, per giunta, è incinta di un figlio del peccato. In questo paesino dove ho vissuto per anni e dove passo ora le vacanze, infatti, sembra essere ancora motivo di chiacchiere.
Avevo già abbassato la guardia, insomma, non attendendo più rimproveri o rimbrotti, e così quella sua uscita mi ha fulminato.
Mi ha detto solo, copri quella pancia, e mi sono sentita ferita a morte. 
L’ho inondata con un fiume rabbioso di ululati sconnessi, feroci. Poi ho pensato a te e ho cercato di calmarmi. Sono andata via per un po’ e mi sono chiesta il perché di quella furia.  Alla fine ho capito.
Dimentico troppo spesso che quando si litiga, molto poco di ciò che si dice ha davvero a che fare con l’altro, e quasi tutto ha a che fare con noi stessi.
Da parte mia rimprovero ai tuoi nonni di avermi inculcato un’idea terrificante del sesso. Si fa perché è fisiologico (mio padre) ma è rivoltante, schifoso (mia madre). Con queste premesse la mia sessualità ha veramente faticato prima di acquistare una qualche legittimità, non parliamo poi del piacere. Ecco quindi che tutta la sofferenza di adolescente preda di pulsioni e sensi di colpa è venuta fuori con un atto di ribellione sconclusionato e apparentemente incomprensibile.
Da parte sua, tua nonna, ha reagito con il suo, di passato.
Quando ci siamo calmate mi ha raccontato che ai suoi tempi, restare incinta, anche se necessario e anzi, doveroso, all’interno di un matrimonio, aveva pur sempre un che di sordido poiché l’evidenza del pancione rimandava necessariamente all’atto sessuale, e quindi non se ne parlava fra amiche, né tanto meno si mostrava con orgoglio quella protuberanza. Al contrario, si faceva finta di niente, aspettando di sgonfiarsi nove mesi dopo: un male necessario, insomma.
Che fosse l’idea di mia madre o costume, ho provato una gran tenerezza per lei. Mi sono chiesta come una donna possa permettersi il piacere sessuale, addirittura l’orgasmo, se anche il solo fatto di aver fatto del sesso per avere un figlio è considerato una colpa. Un giorno penserò a te, dovrò farlo per forza, come una donna che ha una sessualità da scoprire, da inventare, e soprattutto da esercitare. Spero di averne il coraggio, e che quel giorno arrivi il più tardi possibile.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 12, 2008 11:07 | link | commenti (7)
categorie: diario di una gravidanza