Per la poca esperienza che ho di SDF, per averne incontrato, aiutato, ignorato più d'uno, ho ben presente che ciascuno ha le sue ragioni per la vita che si è scelto e che ognuno, proprio come me, e voi;,è diverso dall'altro, ha esigenze, bisogni differenti. Non si puo' percio' obbligare nessuno ad un domicilio coatto in nome del pericolo di vita in cui incorrerebbe. Gli SDF muoiono molto più spesso di fame, di malattie fisiche e mentali, di solitudine, che di freddo.
Ero da poco a Parigi quando conobbi alcuni veterinari italiani che lavoravano come ricercatori per L'OIE (l'organizzazione mondiale della sanità animale). Con uno di loro in particolare, litigai furiosamente.
Cosi' cominciava la sola lettera che mi ricordo d'aver scritto al buonuomo barbuto.
Il povero Jean-Baptiste, figlio del tapezziere Poquelin è ossessionato dal teatro fin da bambino. Non è che non aiuti il padre a mandare avanti la bottega ma a quattordici anni già muore del mal di teatro. Ci va con il nonno paterno, tutte le sere, di nascosto e infine, alle insistenze del padre preoccupato del suo stato di salute risponde - non voglio fare il tappezziere.
leggero si farà il mio corpo
e spegnerà di vita, in me,
la morte
ogni barlume,
ti rivedrò al mio fianco
lungo l’argine d’un fiume
di luce, camminare.
Stanco ma non abbattuto sarai,
come da un lungo viaggio ritornato,
e l’espressione avrai d’un tempo,
spensierata,
quasi non fosse mai passata
la stagione delle musiche
e non avesse a te recato oltraggio
l’altra vita:
riprenderai a suonare
la nota favorita
interrotta sul tamburo,
e tornerai sicuro ad intonare
la nota cantilena;
ti scoprirò disteso
come un ponte
nella sera:
un arco sospeso
tra presente e futuro.


Il bisticcio di ieri con tua nonna è stato davvero spettacolare .