Sara fa l'interprete. Diversi anni addietro ha incontrato Musnida, una collega iugoslava durante un congresso. Le due hanno vissuto un'amicizia intensa, nutrita di riferimenti culturali comuni.Badanti e badanti
Zia Erminia e zia Franca. Le sorelle maggiori di mia madre. Dirimpettaie. Vedove di mariti, fratelli a loro volta. Madri di figli ugualmente lontani. Chi in Brasile, chi a Singapore, chi a Londra, chi a Marsiglia, tutti a distanza di sicurezza.
L’una lesta, taccagna, l’altra più lenta ma perfida.
Ogni volta che si parlano, affilano le armi. Battaglie vinte e perse. L'esito della guerra è ancora lontan dall’essere deciso.
Oggi siamo tutti a casa di mia madre, la sorella minore.
Le due anziane, sedute una di fronte all’altra, hanno un nuovo argomento: le badanti.
Comincia zia Erminia, la più impaziente.
- Allora non chiedete nulla sulla mia badante?
No, in generale non le chiediamo niente perché non ce n’è bisogno.
- Beh, non importa: è russa, ha cinquant’anni. Sposata. Due figli all’università.
Pausa.
- E’ laureata in ingegneria.
Aspettiamo in silenzio che la zia Franca abbocchi. Non per molto.
- Russa? Non pensavo che esistessero badanti russe. Io conosco solo le romene e le ucraine.
- Ah, no, no, l’ho detto chiaramente alla Caritas: né romena né divorziata né giovane. Coi tempi che corrono si rischia grosso con le ragazzine romene.
La zia Franca non ha il solito piglio, sembra anzi pensierosa.
- Perché alla Caritas? se ne esce all’improvviso.
- Perché da loro fanno tutti i controlli e danno una specie di garanzia. La mia si chiama Svetlana, una fortuna: è l’unico nome russo che conosco. Ancora non parla bene l’italiano ma sembra che imparino in fretta, mi hanno garantito che in sei mesi sarà a posto. E poi ho messo tutto in regola. Contratto, assicurazione. Non voglio avere grane, io.
- Perché non te la prendi anche tu? butta all’indirizzo della sorella.
La zia Franca si è fatta seria, per davvero.
Lapidaria, pronuncia.
- Anche io ho la badante.
Un brusio percorre il soggiorno.
La zia Erminia è più rapida di tutti.
- Come come? Hai la badante, e non dici nulla? Di me lo sapevano già tutti e tu non dici nemmeno una parola?
La zia Franca esita, sospira, sbotta.
- E’ giovane, è romena, l’ho assunta in nero perché non ha il permesso per lavorare. Me l’ha mandata la mia ex colf prima di partirsene per il Trentino. Parla un po’ di italiano ma non dice quasi niente. Ha sempre il muso, e certi occhi seri!
La zia Erminia scuote la testa.
- Sei stata davvero avventata. Non sarebbe certo una novità ma almeno potevi chiedermi un parere. Ma non leggi i giornali? Questi zingari sono tutti dei mafiosi, scommetto che c’è fidanzato, nascosto da qualche parte, che aspetta solo di agire.
- Agire come? si spaventa la sorella. E poi è romena, non è una zingara.
La zia Erminia le fa un gesto con la mano, un gesto come a dire, stai zitta, come a dire, che ne capisci tu, come a dire, sei sempre la solita incosciente. Poi attacca.
- Svetlana ha avuto una vita dura, il marito ha perso il lavoro e si attaccato alla bottiglia, lasciando lei e i figli con il suo stipendio di 200 euro. Allora si è rimboccata le maniche e ha deciso di passare qui il tempo necessario a pagare l’università dei ragazzi e poi magari comprare casa. E’ una che rispetta la famiglia, lei. E io non volevo mica approfittarne. Almeno le faccio del bene.
La zia Franca sembra non avere più niente da aggiungere, salvo, forse...
- Le do 500 euro al mese.
Questa volta il silenzio è allarmante.
Tutti fissiamo la zia Erminia che ha smesso di respirare.
Qualcuno mormora.
Ma non è poco? Del resto...
La povera zia è bianca come la neve. Traspira. Si asciuga la fronte.
Non facciamo a tempo a sistemarla sul divano, che ci è svenuta fra le mani.
La zia Franca sogghigna.
Ha vinto un’altra volta.