C'ERA UNA VOLTA UN RE

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martedì, 26 agosto 2008

Informazioni

Da quattordici anni siede nell'androne, dietro a un piccolo sportello scorrevole. Gli chiedono sempre due cose soltanto.
- dove sono gli uffici della Montex?
Lui risponde:
-primo piano a sinistra.
La seconda domanda è:
- Dove si trova la Lavorazione Scarti di Gomma?
Al che lui risponde:
- secondo piano, seconda porta a destra.
In quattordici anni non si è mai sbagliato. Tutti hanno avuto l'informazione esatta. Solo una volta è successo che a una signora, che si era fermata davanti al suo sportello e gli aveva fatto una delle solite domande:
- per favore, dov'è la Montex?Lui una volta tanto, fissando il vuoto, dicesse:
- veniamo dal fetido nulla e al fetido nulla torneremo tutti.
La signora sporse reclamo. Il reclamo fu preso in esame, se ne discusse e poi la cosa fu lasciata cadere.
Effettivamente non era un caso tanto grave.


da "novelle da un minuto"
István Örkény, edizioni e/o
postato da: sabrinamanca alle ore agosto 26, 2008 23:32 | link | commenti (5)
categorie: racconti, letteratura
lunedì, 25 agosto 2008

Il deserto dei Tartari

Il tenente Giovanni Drogo è assegnato alla Fortezza Bastiani. Dopo gli studi e l'attesa ora può finalmente cominciare la sua carriera militare. Ha tutto il tempo del mondo davanti a sé, un avvenire glorioso. Battaglie, gradi, belle donne, lustro. I suoi sogni lo accompagnano durante il viaggio a cavallo che intraprende per giungere alla sua prima destinazione: una fortezza ai confini dello stato, un luogo strategico per la difesa del paese.
Il primo impatto con questo luogo gli incute un'angoscia inspiegabile ma potente. Vorrebbe scappare, e anche noi con lui. Sentiamo infatti che un oscuro male si cela fra quelle mura. Un male del quale non riusciamo a decifrare l'ampiezza. L'ufficiale non ha scelto la sua destinazione ma dopo il colloquio con i suoi superiori e il medico si convince a restare ancora qualche mese. Quando chiederà il trasferimento lo farà con qualche grado in più dei suoi colleghi e avrà più chances nella scelta della nuova destinazione. Passeranno trent'anni da quel momento.

Questo romanzo di Dino Buzzati mi ha avvinto come da ragazzina solo Stephen King sapeva fare. E come da ragazzina ho parlato al tenente, ho tentato di convincerlo in tutti modi a lasciare la fortezza, a fargli tentare l'impossibile pur di liberarsi della malìa misteriosa rappresentata da quel luogo. Con lui ho sofferto, lottato, e poi mi sono rassegnata e ho cercato di smettere di voler capire.
Ciò che non avrei mai compreso da ragazzina e che ora trovo stupefacente in questo testo è il vedere in quest'avventura apparentemente lontana dalla realtà la metafora di una vita. Una vita qualsiasi. Una vita che non si è scelta poiché, come capita tante volte, altri hanno scelto per noi, la famiglia, le circostanze. Una vita che non amiamo ma che ci trattiene con le sue abitudini rassicuranti e la promessa di un futuro diverso e glorioso. Una vita che ci sembra di poter controllare e dirigere ma che invece ha preso possesso di noi, per sempre, sino alla fine. Ed è questo il filo che attraversa l'opera di Buzzati. Un'apparente mondo irreale e grottesco che descrive una realtà molto banale ma altrettanto grottesca.
Stephen King scriveva spesso di mostri o di personaggi sul filo della follia e ora capisco che l'aver concentrato in quelle creature il male era, nonostante tutto, un modo di rassicurarci.
Non poteva raccontarci che i mostri che divorano il nostro tempo, la giovinezza, la vita, che succhiano tutte le nostre energie siamo noi stessi.
***
Ho esitato per giorni prima di proporvi le mie impressioni su questo romanzo. Mi sento davvero inadeguata. Ho però voglia di coinvolgervi, incuriosirvi. Sul net ho trovato alcune recensioni come questa e questa. Sono sicura troverete di più e di meglio ma soprattutto, leggete "Il deserto dei Tartari"!



postato da: sabrinamanca alle ore agosto 25, 2008 13:31 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, libri, letteratura
domenica, 24 agosto 2008

Felicità

Ci pensavo in questi giorni, ed ecco che mi sono imbattuta in due post di blog amici, quello di casalingaprecaria e soprattutto questo di akatalepsia, che ha stimolato molti commenti sui quali davvero vale la pena di soffermarsi.

La felicità non riguarda solo la filosofia ma ognuno di noi cosi come
la sua stessa definizione, il suo perseguimento, la sua distanza.

Akatalepsia cita questa frase"...Felicità e realizzazione sono qui. Ora. Dove noi siamo stasera. Non ci aspettano da qualche parte in cima all’arcobaleno, dobbiamo riconoscerle, invocarle, insistervi, fabbricarle..."
proveniente da un altro post sul blog di Francesco Morace, aggiungendo così altra materia, e che materia, alla discussione: ora, il momento presente.

Che cosa è quindi la felicità, quanto è importante per noi affermare di averla posseduta o anche solo attraversata, sfiorata per un solo istante, oppure, piuttosto, quanto è importante aver definito nel divenire, nel futuro, in un progetto che si compirà, in un sogno, che cosa sarà "felicità"?
Di quali aspettative carichiamo questo concetto, e infine, può davvero essere un sentimento che riguarda il presente?

Mi ritorna in mente un proverbio che ho detestato sulla bocca di chi me lo ha ripetuto ma mi pare contenga molta più saggezza di quanto avessi creduto. "chi si accontenta gode".
Questa frase può contenere i concetti di presente e felicità, mi sembra.

Non posso terminare queste considerazioni con una certezza, una soluzione banale, infatti mi sembra che il presente sia un altro concetto estraneo e sfumato per la maggior parte degli uomini nonostante sia il solo tempo che ci è dato di vivere.

postato da: sabrinamanca alle ore agosto 24, 2008 11:02 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni
venerdì, 22 agosto 2008

Giacomo, l'elettricista

mi è tornato in mente stamattina.
Dovrei ringraziarlo, ho pensato, di avermi messo tutte quelle prese di sicurezza nel rifare l'impianto elettrico della casetta.
Per i bambini, mi aveva detto, ed era serio, sei sette anni fa.
Io mi son messa a ridere, come di quasi tutto quello che diceva, e ho alzato le spalle.
L'avevo conosciuto a una festa grazie ad amici comuni e poi incontrato ancora a un laboratorio teatrale, senza sapere che s'intendesse d'elettricità.
Viveva qua e là, mi avevano detto, un po' in Italia, un po' in Brasile.
Dove capita, mi aveva spiegato lui in una delle due giornate trascorse a tirare fili da ogni parte.
Un'altra cosa che mi aveva detto non la dimenticherò facilmente.
Gli avevo chiesto se voleva ascoltare della musica mentre lavorava.
La musica l'ho superata da tempo, mi aveva spiegato come se quello che diceva fosse ovvio per chiunque, ora sono oltre la musica.
E aveva passato quelle due giornate a canticchiare "a mezzanotte sai che io ti cercherò..."
postato da: sabrinamanca alle ore agosto 22, 2008 23:21 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni
giovedì, 21 agosto 2008

L'estate sta finendo

Dicevano quei due fratelli e ripeto io in questa notte fresca in cui i vestiti leggeri quasi non bastano più.
Il sole se ne va proprio là in fondo, dietro alla campagna, ogni sera più svelto.
Questo pomeriggio perfino la città era mogia. Camminavamo tutti con in faccia la stessa tristezza, la stessa incredulità di quando, bambino, scommetti che l'estate non passerà mai.
Di giorno ancora si stenta a crederlo perché fa caldo come qualche settimana fa, ma poi, davanti all'oscurità e a qualche brivido, bisogna arrendersi.
E mi arrendo, a quest'altra estate che termina, a questi due mesi (quasi tre) che giungono al termine.
Al tempo di rientrare (o partire, non so) a casa.
Alla parola casa che va e viene fra questo luogo e quell'altro.
Un altro diceva "wherever I lay my hat that's my home", but "ain't got no hat", non ho nessun cappello, per cui, farò i bagagli e porterò il mio cuore altrove.

Nite nite ( come dicevano altri ancora)



postato da: sabrinamanca alle ore agosto 21, 2008 23:08 | link | commenti (13)
categorie: riflessioni
mercoledì, 20 agosto 2008

Il resto è silenzio

7609.gifSara fa l'interprete. Diversi anni addietro ha incontrato Musnida, una collega iugoslava durante un congresso. Le due hanno vissuto un'amicizia intensa, nutrita di riferimenti culturali comuni.
Durante la guerra in Iugoslavia Musnida la contatta, vuole venire in Italia. Sara se la ritrova in casa, senza ben capire come sia accaduto.

"In silenzio, lei si è fatta spazio nella mia vita, in punta di piedi. In silenzio ha aperto la sua valigia, e ha messo le sue cose nel mio armadio, in bell'ordine. Non c'era altra soluzione, di armadio ne avevo uno solo. Che me ne faccio di tanti armadi? avevo detto a mia sorella, quando me l'aveva fatto notare. Poi però Musnida ci aveva appeso il suo vestito, ed era di seta. Una specie di tunica morbida, azzurro cangiante, tirata fuori con cura da quella sua valigia incredibile: non una cosa che fosse spiegazzata, e il vestito piegato per bene, sopra a tutto il resto... Mi ha dato fastidio, non so spiegare perché."

Sara si trova spiazzata davanti al comportamento di Musnida, al suo mutismo. La sorella la incalza - perché te la sei presa in casa...- e vuole sapere di quell'altra sorella, quella ben più famosa, Slavenka, morta da eroina, tale Antigonea tebe, nella Saraievo assediata.

Il silenzio attraversa questo romanzo, sconvolge, poi placa e contiene il dolore e gli orrori della guerra, un silenzio che indica la via per l'accettazione, se non la comprensione dell'altro.
E la figura di Musnida, così come quella di Ismene, sorella timorosa di Antigone, si fa spazio, definendo con sempre maggiore convinzione il suo diritto all'esistenza, al rispetto altrui.

Chiara Ingrao mi ha folgorato con un romanzo ricchissimo di rimandi e spunti, in cui trame arcaiche e attuali si intessono con rara intensità. Consiglio di dare una scorsa a queste due paginette sull'Antigone e l'Edipo a Colono di Sofocle prima di cominciare la lettura di questo libro. Sono solo poche righe ma aiutano enormemente la comprensione e testimoniano del lavoro svolto dall'autrice sulla rivisitazione della relazione fra le sorelle e il mito dell'eroe e dell'anti-eroe.

postato da: sabrinamanca alle ore agosto 20, 2008 09:24 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 18 agosto 2008

C'è la signora Antonietta,
che abita nella mia strada e che conosco fin da bambina.
Da quando passo per questa via, quasi trent'anni, non c'è stata volta che non abbia incrociato il suo passo svelto, la sua zazzera, ora sale e pepe, la sua mano su un fianco.
Va e viene, da una casa all'altra, dal negozietto all'angolo al lavatoio all'imbocco della via.
Per un breve periodo ho frequentato casa sua perché uscivo con la figlia, Irma.
Era l'età in cui non si gioca più, non si pensa troppo ai ragazzi e quindi non si sa bene che cosa fare.
Irma era una ragazzina tanto sguaiata quanto stupida. Non lo dico con cattiveria, e anche la madre l'ha sempre saputo. Quando Irma se ne usciva con una delle sue idee balzane, la signoria Antonietta la fissava, sospirando.
Irma si è sposata, con grande sollievo di tutta la famiglia. E' andata a vivere in un altro paesino. Ha fatto qualche figlio che ogni tanto le sento richiamare o redarguire con quella voce acuta, quando viene a trovare la madre.
Ha pure un fratello, Irma: Francesco. Lui ha un bimbetto di qualche mese che sento piangere la notte. La campagna con il suo silenzio amplifica le voci umane.
La signora Antonietta conosce tutto il vicinato ma non le piace spettegolare. Parla, ma più spesso ascolta. Si ferma a fare compagnia a una coppia con una figlia handicappata e un'anziana signora, alla qualche fa la spesa, la mattina.
Ha uno sguardo, la signora Antonietta, uno sguardo che ti legge dentro, ti capisce. Sono certa che ne sa molto più lei, su come gira il mondo, di tanti osservatori attenti e documentati.

postato da: sabrinamanca alle ore agosto 18, 2008 15:35 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni
sabato, 16 agosto 2008

I fuochi d'artificio del giorno dopo

Stasera sulla spiaggia di Platamona eravamo tutti a testa in su. Grandi e piccini, urlavamo, sospiravamo, indicavamo il cielo agli altri, quasi che solo noi potessimo vedere quella magia di colori e botti. Riempivamo la spiaggia, e la notte, di voci e meraviglia.
Qualcuno mi ha chiesto perché i fuochi d'artificio di Ferragosto si facessero il 16. Ebbene, Sassari è vicina a due litorali, quello di Platamona, da sempre considerato quello della città, più brutto (cioè meno bello), più sporco, con un mare più arruffato e ballerino. Alghero è invece il mare dei ricchi: quelli che possono permetterselo vi hanno la loro residenza estiva ( e sono tanti) e gli altri, almeno l'auto per raggiungerla (è a una quindicina di chilometri in più dalla città rispetto all'altro litorale).
Il fatto che è che i fuochi di Ferragosto si facevano ad Alghero il giorno 15, ecco perché si aspettava il giorno seguente per ripiegare su Platamona, solo che da tempo oramai ad Alghero non li fanno più, per cui...voilà!

Mia figlia è rimasta muta come un pesce a guardare davanti a sé. Per precauzione le avevo coperto le orecchie con le mani e l'avevo tenuta stretta, perché non avesse paura ma non ce n'è stato bisogno: impassibile, non ha abbassato gli occhi per un solo istante e a un certo punto ha persino sorriso.
Vedremo stanotte!

Aggiornamento: un unico, acutissimo grido nel mezzo della notte ha testimoniato della traccia imperitura dell'evento nella memoria della nostra prole.
postato da: sabrinamanca alle ore agosto 16, 2008 23:59 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
venerdì, 15 agosto 2008

15 Agosto

Quest'anno l'ho fatto, o dovrei dire piuttosto non l'ho fatto, nel senso che non ho fatto nulla di nulla.
Non mi sono mossa di casa, non sono andata al mare a riempire le spiagge pullulanti di vacanzieri come un cadavere di vermi, né a battere i denti per l'umidità nella foresta profonda per un ferragosto alternativo.
Ho tremato, tentennato, titubato, ma alla fine ci sono riuscita.
Sono rimasta in casa ad annoiarmi. Mi sono annoiata perché l'idea del ferragosto, quella che si debba fare qualcosa di appena decente, se non memorabile, è dura da cancellare; giace in fondo all'immaginario collettivo ma prende le cose tremendamente sul personale.
L'anno prossimo andrà meglio. Farò un bel nulla, ma con più soddisfazione.
postato da: sabrinamanca alle ore agosto 15, 2008 21:38 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni
giovedì, 14 agosto 2008

Badanti e badanti

 

Zia Erminia e zia Franca. Le sorelle maggiori di mia madre. Dirimpettaie. Vedove di mariti, fratelli a loro volta. Madri di figli ugualmente lontani. Chi in Brasile, chi a Singapore, chi a Londra, chi a Marsiglia, tutti a distanza di sicurezza.
L’una lesta, taccagna, l’altra più lenta ma perfida.
Ogni volta che si parlano, affilano le armi. Battaglie vinte e perse. L'esito della guerra è ancora lontan dall’essere deciso.
Oggi siamo tutti a casa di mia madre, la sorella minore.
Le due anziane, sedute una di fronte all’altra, hanno un nuovo argomento: le badanti.
Comincia zia Erminia, la più impaziente.
- Allora non chiedete nulla sulla mia badante?
No, in generale non le chiediamo niente perché non ce n’è bisogno.
- Beh, non importa: è russa, ha cinquant’anni. Sposata. Due figli all’università.

Pausa.
- E’ laureata in ingegneria.
Aspettiamo in silenzio che la zia Franca abbocchi. Non per molto.
- Russa? Non pensavo che esistessero badanti russe. Io conosco solo le romene e le ucraine.
- Ah, no, no, l’ho detto chiaramente alla Caritas: né romena né divorziata né giovane. Coi tempi che corrono si rischia grosso con le ragazzine romene.
La zia Franca non ha il solito piglio, sembra anzi pensierosa.
- Perché alla Caritas? se ne esce all’improvviso.
- Perché da loro fanno tutti i controlli e danno una specie di garanzia. La mia si chiama Svetlana, una fortuna: è l’unico nome russo che conosco. Ancora non parla bene l’italiano ma sembra che imparino in fretta, mi hanno garantito che in sei mesi sarà a posto. E poi ho messo tutto in regola. Contratto, assicurazione. Non voglio avere grane, io.
- Perché non te la prendi anche tu? butta all’indirizzo della sorella.
La zia Franca si è fatta seria, per davvero.
Lapidaria, pronuncia.
- Anche io ho la badante.
Un brusio percorre il soggiorno.
La zia Erminia è più rapida di tutti.
- Come come? Hai la badante, e non dici nulla? Di me lo sapevano già tutti e tu non dici nemmeno una parola?
La zia Franca esita, sospira, sbotta.
- E’ giovane, è romena, l’ho assunta in nero perché non ha il permesso per lavorare. Me l’ha mandata la mia ex colf prima di partirsene per il Trentino. Parla un po’ di italiano ma non dice quasi niente. Ha sempre il muso, e certi occhi seri!
La zia Erminia scuote la testa.
- Sei stata davvero avventata. Non sarebbe certo una novità ma almeno potevi chiedermi un parere. Ma non leggi i giornali? Questi zingari sono tutti dei mafiosi, scommetto che c’è fidanzato, nascosto da qualche parte, che aspetta solo di agire.
- Agire come? si spaventa la sorella. E poi è romena, non è una zingara.
La zia Erminia le fa un gesto con la mano, un gesto come a dire, stai zitta, come a dire, che ne capisci tu, come a dire, sei sempre la solita incosciente. Poi attacca.
- Svetlana ha avuto una vita dura, il marito ha perso il lavoro e si attaccato alla bottiglia, lasciando lei e i figli con il suo stipendio di 200 euro. Allora si è rimboccata le maniche e ha deciso di passare qui il tempo necessario a pagare l’università dei ragazzi e poi magari comprare casa. E’ una che rispetta la famiglia, lei. E io non volevo mica approfittarne. Almeno le faccio del bene.
La zia Franca sembra non avere più niente da aggiungere, salvo, forse...
- Le do 500 euro al mese.
Questa volta il silenzio è allarmante.
Tutti fissiamo la zia Erminia che ha smesso di respirare.

Qualcuno mormora.
Ma non è poco? Del resto...
La povera zia è bianca come la neve. Traspira. Si asciuga la fronte.
Non facciamo a tempo a sistemarla sul divano, che ci è svenuta fra le mani.
La zia Franca sogghigna.
Ha vinto un’altra volta.

***
Stamattina mi sono svegliata con quest'idea delle badanti nella testa. E non me la sono levata sino a che non ho partorito questo raccontino.
Città deserta, paese deserto, anche i blog sono silenziosi. Mi piacciono queste vigilie disabitate.
 

postato da: sabrinamanca alle ore agosto 14, 2008 13:47 | link | commenti (10)
categorie: riflessioni, racconti