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venerdì, 25 aprile 2008

Madre Coraggio e l'operaio

merecourageLa guerra è utile, perfino auspicabile, aiuta a scegliere il proprio campo, a serrare le file, conoscere il nome del vicino, e soprattutto a vivacizzare i commerci.
Anna Fierling, detta Madre Courage è una vivandiera che va in giro con la sua carovana e i tre figli cercando di racimolare il necessario per riempire lo stomaco. Baratta capponi e camicie, proiettili e acquavite. Cammina, si ferma e osserva per poi fiutare da che parte tira il vento, e infine si accomoda e comincia a fare commercio. Contrattare è come respirare per lei. Contratta perfino con i soldati che hanno rapito il secondo dei suoi figli. Lo perde.
Il primo parte in guerra nonostante la madre abbia cercato con tutte le sue forze di convincerlo a non farlo.
E' la vita stessa a spingere la carovana di Madre Courage, la vita contro la morte.
La guerra per madre Courage è solo morte, dietro a tutti i pretesti, gli eroismi e i principi ispiratori ma una  contraddizione evidente le fa odiare anche la pace perché essa significa fine dei commerci, e quindi fame e morte.
Chi costringe i poveri ad amare la guerra e i sotterfugi, e abbandonare l'innocenza?
Chi li obbliga a dover scegliere fra il proprio stomaco e i più nobili valori?
Ogni uomo su questa terra dovrebbe avere la pancia piena, e solo allora si potrebbe pretendere l'eroismo.
***
Che c'entra l'operaio in tutto questo? Stamattina ho letto come prima notizia della morte di un operaio caduto da un terrazzo fulminato da una scarica elettrica, e del fatto che diversi passanti lo abbiano ignorato, nonostante il sangue e il cranio fracassato, e addirittura scavalcato. Per questa reazione non trovo un perché.


postato da: sabrinamanca alle ore aprile 25, 2008 22:04 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, eventi
mercoledì, 23 aprile 2008

un filo di fumo per donne di casa

camilleri_SMIeri notte, dopo aver tramortito e messo a letto la bambolina ho cercato di dare un aspetto accettabile alla cucina, dopo giorni di negligenza (ne basta uno, soprattutto se è L. che cucina). La radio l'avevo ascoltata per tutta la giornata, a ripetizione. Oramai conoscevo tutti i particolari sulla bufala della morte di un giornalista tv data da un'emittente radio "europe 1" e che si era poi diffusa nelle più importanti televisioni rendendo ridicoli tutti coloro che non si erano dati la pena di ri-verificare e i conduttori di emissioni che si erano trovati a doverla annunciare, con la tristezza contegnosa di circostanza. Avevo anche fatto tutti i commenti possibili sulla dietro-front della Francia nell'atteggiamento nei confronti della Cina. Avevo insultato diversi manifestanti cinesi che davano della "puttana" a Giovanna D'Arco e dell'invertito a Napoleone ( e poi dicono che i cinesi non vivono con due secoli di ritardo!).
Insomma, ne avevo fin sopra i capelli di parlare con la radio e allora ho avuto l' idea (illuminata, a posteriori) di mettere su l'audio-libro di "un filo di fumo" di Camilleri  (fullcolorsound).
Ha avuto ragione Giorgio Pintus nella sua splendida prefazione sul racconto "cuntato" di Camilleri, Fiorello mi ha narrato una storia davvero esilarante e ha ricostruito intorno a me l'atmosfera di Vigata a fine '800 e le vicissitudini della famiglia Barbabianca, odiata da tutto il paese. Le musiche inconfondibili di Rava, la voce di Olivia Sellerio, che cantava alcune frasi del testo, mi hanno reso davvero gradevole l'ascolto, anche quando mi distraevo, seguendo il corso dei miei pensieri.
Non vedo l'ora di attaccare "San Isidoro futbòl" di Pino Cacucci!
***
Vi lascio con una chicca trovata sul sito  vie de merde:
Oggi mentre lasciavo passare un pedone il tizio che stava dietro mi ha tamponato, sono uscito dall'auto insultando il pirata della strada con "grande pezzo di merda". Era mia nonna e abbiamo fatto il CID a casa. Il "grande pezzo di merda" non mi darà più soldi a Natale.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 23, 2008 08:23 | link | commenti
categorie: recensioni, romanzi
martedì, 22 aprile 2008

Vie de merde
Alcuni amici prendono l'abitudine di terminare i resoconti delle loro disavventure quotidiane (un po' il concetto della legge di Murphy) con un "vdm" (si pronuncia vedeem, vita di merda). Dopo qualche mese decidono di aprire un blog che ora, con centinaia di migliaia di visite al giorno, conosce un vero e proprio successo. E' un blog collettivo, più che collettivo: chiunque vi può raccontare le proprie piccole o grandi tragedie quotidiane e sotto al resoconto i lettori possono, o compatire il malcapitato - son d'accordo, è proprio una vita di merda, o dirgli - ben ti sta!
Ci sono diverse categorie come amore, sesso, lavoro,  e una top parade.
Ai primi posti:

Oggi entro nel mio 45 anno di vita e sono ancora vergine.

Oggi l'agente immobiliare è venuto a far visitare l'appartamento e ha aperto la porta della mia stanza mentre mi stavo masturbando.

Oggi scrivo alla mia ragazza su msn ed è la sua coinquilina che mi avverte - D. non c'è, ha detto che andava dal suo ragazzo. Ho cercato scrupolosamente ma da me non c'è.

Oggi ho confessato a mio padre che ero lesbica. Il solo commento che ha fatto è stato - non mi meraviglia, del resto tutte le lesbiche sono brutte!

Oggi, dopo un interminabile serie di analisi vengo informato che sono sterile, il tutto mentre mia moglie aspetta il nostro secondo figlio.

***
Nella puntata di lunedì scorso di Anno Zero, ho intravisto l'architetto Massimiliano Fuksas disquisire sull'ignoranza degli uomini politici e in particolare di Silvio Berlusconi. Fuksas ha citato un paio di gaffes grossolane e ne ha fatta una lui stesso, volendo umiliare il suo prossimo.
Premetto che non conosco Fuksas come ospite televisivo dunque mi esprimo sul concetto del suo intervento perché ritengo che meriti una riflessione particolare da parte di noi cittadini ed elettori.

La domanda che mi pongo da qualche tempo è: che cosa vogliamo noi cittadini quando deleghiamo un politico a governare il paese con i nostri voti?
La risposta non è immediata né semplice, mi sembra.

Nel caso dell'intervento di Fuksas posso intravedere una parte della risposta. Perché richiedere a un uomo politico d'esser colto? Perché dovrebbe conoscere la storia, la filosofia, la letteratura, l'arte?
Non certo per fare citazioni che diminuiscano il suo interlocutore.
La storia, così come la filosofia, la letteratura e l'arte ci permettono di capire chi siamo. Nella storia c'è il nostro passato e quindi il futuro, nella filosofia la capacità di riflettere sui movimenti del nostro spirito, nella letteratura e nell'arte ritroviamo ancora una volta ciò che siamo capaci di esprimere sia come singoli che all'interno di un contesto, una comunità.
La cultura è quindi una chiave di lettura essenziale per aprire la mente su noi stessi e serve all'uomo politico per dargli quella lungimiranza che il cittadino, preso dalla vita di tutti i giorni, dimentica.
La cultura però non è essenziale, non solo, direi che non ha alcun senso se non è messa a servizio di questa conoscenza e comprensione.
Ho conosciuto persone colte ma incapaci di correlare le loro nozioni alla realtà e persone sagge che non possiedono una cultura nel senso comune del termine ma che, per aver passato la vita ad osservare l'altro con curiosità e umiltà, possiedono gli stessi concetti dei più grandi filosofi, la stessa percezione dell'uomo e i suoi movimenti dei maggiori storici, e la stessa "preveggenza" dei più colti cervelli.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 22, 2008 10:50 | link | commenti (5)
categorie: politica, riflessioni, francia
lunedì, 21 aprile 2008

La gaia Parigi sotto l'occupazione nazista

Questa esposizione di splendide fotografie, racconta di una Parigi a colori e glamour durante l'occupazione nazista. Nessuna traccia delle code per il pane, del mercato nero, della povertà, della paura.
La spiegazione è semplice : il fotografo è André Zucca che, dopo aver lavorato come fotoreporter per Petit Parisien e Match, viene requisito dai tedeschi per farne il corrispondente parigino della rivista Signal.
La expo parisiens che nasce dal blog dello scrittore Pierre Assouline su "Le monde" si sposta poi in seno alla stessa giunta della "mairie de la ville"e si concentra attorno al titolo dell'expo: "les parisiens sous l'occupation" che secondo l'assessore alla cultura della città racconta di una città felice e spensierata sotto la benevolenza dei  tedeschi.
Splendide fotografie raggruppate per quartieri, da porte Maillot a Belleville, passando per gli Champs Elisées, i Grands Boulevards, Concorde e Le Marais che raccontano di una città viva, allegra, nel complesso spensierata. Non mancano però le prove storie che mentre le belle donne di Zucca passeggiavano nei grandi viali a poche vie di distanza altri parigini venissero fatti prigionieri,torturati, giustiziati.
***
Vi parlo di questa polemica perché mi sembra d'estrema attualità rispetto a ciò che accade con i giochi olimpici fra Francia e Cina. Come sapete il paese ha accolto con proteste e manifestazioni il passaggio della fiaccola. Gli atleti francesi hanno deciso di portare un badge al petto con una scritta apparsa a tutti inizialmente molto insignificante "per un mondo migliore", ebbene, il badge è stato proibito, i cinesi hanno organizzato un boicottaggio dei prodotti francesi e delle manifestazioni di protesta nelle sedi dell'ambasciata francese a Pechino e davanti ad alcune insegne francesi come Carrefour.
I cinesi però, non hanno mai avuto diritto alle immagini diffuse in tutto il resto del mondo, né a quelle della repressione in Tibet.



postato da: sabrinamanca alle ore aprile 21, 2008 11:33 | link | commenti (2)
categorie: politica, eventi
domenica, 20 aprile 2008

Giornalismo?
"

Roma, violentata in strada
scatta l'allarme stupri

Dopo il caso di Milano una studentessa del Lesotho pugnalata e stuprata in una stazione. "Voglio incontrare i due angeli che mi hanno salvata". Arrestato un romeno 37enne (foto). A ottobre l'aggressione mortale alla Reggiani. E una anziana è stata strangolata in casa per rapina."

***
Questa l'apertura di Repubblica online del mattino.
Mi chiedo se il giornalismo abbia smesso la sua funzione.
Come è possibile scrivere : Allarme stupri???
Che cosa significa? E' la primavera con i suoi pollini che farebbe scattare un'epidemia di violenze sessuali, oppure in uno zoo delle vicinanze si è verificata una fuga di romeni che invadono le strade del quartiere violentando a destra e a manca?




postato da: sabrinamanca alle ore aprile 20, 2008 10:32 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, breaking news
sabato, 19 aprile 2008

Lo scrittore e il gangster

Ora vi racconterò una storia che ha dell’irreale, come ogni storia vera che si rispetti.berlusconi e puti
Un tizio, uno scrittore, si reca spesso in un carcere per fare dei seminari e dei corsi di scrittura creativa. Il bibliotecario lo coadiuva , i detenuti sono entusiasti. Si crea una bella atmosfera. Lo scrittore simpatizza con C. un vero e proprio gangster, a capo di una succursale della mafia locale, uno con i mezzi, insomma.
In prigione conosce anche una ragazza, moglie di un zingaro detenuto per furto, e scopre che lei abita nella cittadina. Lui, lo scrittore, viene dalla capitale. Si mettono quindi d’accordo perché l’uomo l’accompagni in carcere e la riaccompagni in città quando la attraversa per andar via. Solo, le visite della donna sono brevi mentre i suoi seminari durano delle ore, a volte prendono l’intera mattinata.
La donna non sembra preoccuparsene e propone all’uomo di darle le chiavi così potrà sedersi in macchina e aspettarlo. Un giorno però egli si accorge che l’automobile non è più esattamente dove è stata parcheggiata e decide di far più attenzione per confermare il sospetto che lei la utilizzi. Il giorno seguente il contachilometri cancella i suoi dubbi.
L’uomo è furioso – ti ho dato fiducia e tu che fai? Ne approfitti! Scendi dall’auto e sparisci
La donna, per nulla imbarazzata, lo insulta e lo minaccia.
Da quel momento la vita per lo scrittore diventa un inferno. La sua auto viene danneggiata continuamente. Degli individui lo seguono, lo insultano, lo aspettano sotto casa, minacciano di fare del male alla sua famiglia.
L’uomo è esasperato. Poi, l’illuminazione. Al seguente seminario si sfoga con il gangster suo amico il quale lo rassicura – non ne parliamo più, i tuoi problemi sono già finiti.
E così è, gli zingari spariscono dall’oggi al domani. Il gangster, invece, si ripresenta, e con il conto, questa volta.
- sto comprando un bar ma non posso farlo a mio nome, ti scoccerebbe se usassi il tuo?
Lo scrittore non ha quello che si dice un ampio margine di scelta e acconsente.
Qualche mese dopo la sua apertura, il locale viene chiuso per traffico di droga. Il suo proprietario, lo scrittore, è ora in cella e attende il processo.

Ma perché vi racconto questa vicenda, mi domanderete? Innanzitutto perché è una storia interessante di per sé e le storie interessanti piacciono, soprattutto quando sono vere. Poi, perché stamattina mi è  venuto in mente, o come dicono qui, à l’esprit, allo spirito, uno strano paragone.
Mi sono detta, ammettendo che Berlusconi sia come quello scrittore, un uomo generoso che per il suo buon cuore si trova immischiato con gente di bassa lega, posso tranquillamente immaginare che se c’è un gangster, di quelli potenti, con tutti i mezzi, col quale ha annodato una sincera amicizia, questo è senza dubbio alcuno Vladimir Putin.
Ora, se non fosse che il Cavaliere è a capo del governo italiano la cosa non mi riguarderebbe, ma dato che Silvio Berlusconi è il nostro primo ministro, il capo del nostro esecutivo, ho ogni diritto, penso, di attendere con la più grande apprensione il momento in cui Putin presenterà il suo conto.

 

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 19, 2008 08:59 | link | commenti (2)
categorie: politica
venerdì, 18 aprile 2008

Ieri è morto Aimé Césaire


aime cesaire
L'uomo che inventò la "Negritudine" e al quale, come l'hanno detto bene  alcuni, calza come un guanto la definizione di "sublime e ardente".
Poeta e eroe. Grande fra i grandi della terra.

"E noi siamo in piedi, ora, il mio paese ed io, i capelli al vento, la mia piccola mano ora nel suo pugno enorme e la forza non è in noi, ma al di sopra di noi, in una voce che fora la notte e l’uditorio come la puntura di una vespa apocalittica. E la voce sentenzia che l’Europa ci ha per secoli rimpinzato di menzogne e gonfiato di pestilenze,
poiché non è affatto vero che l’opera dell’uomo è finita
che noi non abbiamo nulla da fare nel mondo
che noi siamo i parassiti del mondo
che è sufficiente che ci mettiamo al passo col mondo
ma l’opera dell’uomo è appena incominciata
e l’uomo deve ancora vincere ogni divieto immobilizzato agli angoli del suo fervore
e nessuna razza possiede il monopolio della bellezza, dell’intelligenza, della forza
e c’è posto per tutti all’appuntamento con la conquista e noi ora sappiamo che il sole gira attorno alla nostra terra rischiarando la particella che la nostra volontà sola ha fissato, e che ogni stella cade dal cielo sulla terra al nostro comando, senza limiti."

Et nous sommes debout maintenant, mon pays et moi, les cheveux dans le vent, ma main petite maintenant dans son poing énorme et la force n’est pas en nous, mais au-dessus de nous, dans une voix qui vrille la nuit et l’audience comme la pénétrance d’une guêpe apocalyptique. Et la voix prononce que l’Europe nous a pendant des siècles gavés de mensonges et gonflés de pestilences,
car il n’est point vrai que l’œuvre de l’homme est finie
que nous n’avons rien à faire au monde
que nous parasitons le monde
qu’il suffit que nous nous mettions au pas du monde
mais l’œuvre de l’homme vient seulement de commencer
et il reste à l’homme à conquérir toute interdiction immobilisée aux coins de sa ferveur
et aucune race ne possède le monopole de la beauté, de l’intelligence, de la force
et il est place pour tous au rendez-vous de la conquête et nous savons maintenant que le soleil tourne autour de notre terre éclairant la parcelle qu’a fixée notre volonté seule et que toute étoile chute de ciel en terre à notre commandement sans limite.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 18, 2008 23:39 | link | commenti (2)
categorie: poesie, politica

Il fascino del bambino morto

cover_geddes585Le mie fantasticherie sono cominciate durante la gravidanza e anziché cessare si sono aggravate con la nascita di mia figlia.
Mi stupivano all'inizio, non considerandomi una persona morbosa, ma poi ho imparato a conviverci.
La mia spiegazione è la relazione che si è instaurata con l'essere, dapprima nel mio ventre. e poi nelle mie braccia e nella mia vita. Una relazione capace, e per potenza e per dipendenza affettiva reciproca, di far impallidire tutte quelle che ho annodato in precedenza. Ho amato e amo, la famiglia, gli amici. Vi sono persone per le quali nutro un affetto sconsiderato, senza le quali mi sentirei disorientata ma i sentimenti che nutro per mia figlia non si avvicinano per intensità a nessuno  di quelli provati in  precedenza.
Credo che sia questa intensità a scatenare le mie fantasie.
Mi ritrovo così a pormi domande assurde - che cosa faccio se le capita qualcosa? Che cosa sarà di me, senza di lei? Di che sarei capace se qualcuno le facesse del male?
Resto meravigliata davanti al cambiamento che la sua esistenza ha prodotto in me, in maniera del tutto incontrollata, nel giro di pochi mesi.

E così cerco continue occasioni di confronto con queste "prove di funerale".

*
Dolly city di Orly Castel-Bloom mi è capitato fra le mani al salone del libro di Parigi. "storia di una donna riscattata dalla maternità" recita la quarta di copertina.
Una storia folle, surreale, metaforica che mi ha torturato ad ogni pagina proprio per la mia incapacità, tutta nuova, di prescindere dalla carnalità della mia bambina.
Dolly è una schizoide, attorno a cui è costruita un'intera città . Dopo aver ucciso per un motivi futili un tizio qualunque, scopre un neonato nel cofano della sua auto e lo porta a casa.
Il sentimento materno deformato la costringe a continui cruenti check-up, interventi a cuore aperto, analisi del sangue.
Dolly, medico laureatosi (forse) a Katmandu, dimentica di ricucire suo figlio, chiamato appunto "figlio", dopo ogni intervento, gli toglie un rene per sbaglio, gli disegna una carta di Israele sulla schiena, carta sulla quale lui stesso, adolescente, si preoccupa di aggiustare volta per volta i vari confini. Gli vieta qualsiasi manifestazione d'affetto, salvo poi incollarselo sulla schiena perché non si allontani verso il pericolo.
Questa affascinante metafora del popolo ebreo, errante, radicato e sradicato nello stesso tempo, vittima e carnefice, che ha suscitato all'epoca della sua pubblicazione feroci polemiche, è diventato per me un rosario di torture.
L'ho terminato e questa stoicità ha il valore metaforico di superamento delle angosce, dell'accettazione della complessità intrinseca alla maternità.

*

Qualche giorno fa bighellonavo per le librerie di Saint Michel e ho scovato un'altra chicca "Philippe" di Camille Laurens  (solo un romanzo pubblicato in Italia da Einaudi) un libro scritto nel 1994 dove la romanziera racconta  per emozioni la morte del suo bambino a qualche ora dalla nascita e il processo intentato (e vinto) per incompetenza contro il medico che la seguì.

L'incipit:
"Quando sono entrata Yves e l'assistente materna avevano terminato di vestire il bebé con la camicina blu marine ricamata dalla nonna. Sotto la cuffietta di lana, il viso esprimeva una straordinaria gravità e, come quello di un saggio, un'estrema bontà.
L'ho preso fra le mie braccia, era il mio primo figlio e durante la gravidanza avevo temuto di essere maldestra una volta che fosse arrivato, di non sapere.
Ma i gesti mi sono giunti, tutti, così come le parole d'amore alle labbra, e ogni angoscia mi ha abbandonata di colpo davanti a quell'evidenza - corpo denso e pieno contro il mio, nuca sostenuta dall'incavo del mio braccio, nastro della brassière annodato contro il freddo: non c'è niente da imparare.
Philippe è nato il 7 febbraio 1994 a D - clinica X.
L'indomani sono andata con Yves, suo padre, all'obitorio per vederlo."


Philippe è dichiarato clinicamente morto due ore dopo la nascita:

"l'infermiera china su di me, a pochi centimetri dal mio viso, in sala parto, mi domandava di dare un nome al bambino. E mai ho sentito la corsa contro la morte così vicina, contro la morte e contro l'orologio, la rivalità tra morte e la parola, e che bisognava assolutamente, urgentemente, dichiararlo, dirlo, designarlo, perché esistesse.
E io cercavo disperatamente un nome nella mia testa, - sa che era un maschio, vero? diceva lei, - si, rispondevo - e allora, come pensava di chiamarlo? E io cercavo ancora un altro nome, ma non quello, un altro, il nome di un altro bambino, perché come poteva essere quello il nome di un bambino morto?
Sempre cercando, scuotendo la testa, cercando di liberarmi dalla sua influenza, trattenendolo, proteggendolo con tutto il mio corpo, poi finalmente, lasciando andare quel nome come una sconfitta, accettando, consentendo a  quel nome di uscire, accettando che fosse Philippe quel bambino che moriva fuori dal mio ventre. Riconoscendolo."


E ancora, nell'ultima pagina, il rapporto fra parole e esistenza:

"scrivo per dire ti amo. Grido perché tu non hai gridato, grido perché tutti sentano il grido che non hai emesso nascendo - e perché non hai gridato Philippe, tu che vivevi così fortemente nelle mie tenebre? Scrivo per liberare questa pena d'amore, ti amo Philippe, ti amo, e grido perché tu gridi, scrivo perché tu viva. Qui giacque Philippe Mezières. Ciò che nessuna realtà potrà mai fare, le parole lo possono. Philippe è morto, viva Philippe. Piangete voi che leggete, piangete:  che le vostre lacrime lo strappino dal nulla."

E io piango.

postato da: sabrinamanca alle ore aprile 18, 2008 07:42 | link | commenti (3)
categorie: libri, letteratura
giovedì, 17 aprile 2008

Maurice de Vlaminck : fra "favismo", ignoranza e bestie feroci

vlaminck 2
A tredici anni diretta dall'insegnante di educazione artistica muovevo i primi passi nell'arte del puntinismo, cubismo e "favismo" o almeno tale è il nome che si era impresso nella mia memoria.
Riuscivo persino a spiegarmi che quei tratti grossolani tracciati sulla tela rassomigliassero a delle fave.E tali sono rimaste fino a ieri, quando ho scoperto che "fauve" significa in francese bestia feroce che questa espressione fu adottata - forse, inizialmente, in senso dispregiativo - per un gruppo d'artisti che tenne la propria collettiva al Salone d'Automne di Parigi nell'anno 1905.

Vlaminck_stilllifeMa Vlaminck non è solo questo. E' l'impressionismo, l'espressionismo, un intuito di cubismo proveniente dalle prime scoperte dell'arte oceanica e africana che qualche anno dopo dirigeranno la ricerca di Picasso.
Vlaminck è anche l'uomo dei colori violenti, spessi, il rosso e il blu fra tutti.

Vlaminck: un instinct fauve al Musée du Luxembourg fino al 20 luglio.
postato da: sabrinamanca alle ore aprile 17, 2008 19:04 | link | commenti
categorie:

Berlusconi e le donne

Esistono stupidi e stupidi.
Gli stupidi non concepiscono che esista qualcuno più intelligente (o meno stupido) di loro.
Gli stupidi stupidi sono convinti che ci siano categorie di persone "stupide"per definizione.
Sarà stata la mamma, la moglie, (eh si, esistono anche delle donne stupide) o le soubrettes di mediaset a far piombare Berlusconi nella sottocategoria stupidi stupidi oppure i suoi più fidi collaboratori?
O ancora, e qui lascio balenare una teoria agghiacciante e mi rendo conto, spaventosamente audace, stupido stupido, il cavaliere, lo nacque?
berlusconi-dito-medio-thumb
Da questa foto si evince chiaramente la ragione del suo soprannome "il cavaliere".
Mi domando chi può mai essere la stupida al suo fianco.
postato da: sabrinamanca alle ore aprile 17, 2008 16:34 | link | commenti (6)
categorie: politica, riflessioni