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lunedì, 31 marzo 2008

Chi l'ha detto?

Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 31, 2008 23:20 | link | commenti (5)
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venerdì, 21 marzo 2008

I soliti ignoti


"Le pigeon veniva proiettato in una saletta della periferia parigina oramai da mesi, al punto da pungolare la curiosità di  cahiers du cinema e positif . Dal piccolo cinema spiegarono che si trattava di un film italiano, una commedia che raccoglieva l'entusiasmo degli spettatori.
I critici scoprirono la commedia all'italiana e in quel momento cominciò la mia carriera".
Con queste parole Mario Monicelli, freschissimo novantatreenne presenta I soliti ignoti , in francese Le pigeon che apre la retrospettiva che la cinémathèque française dedica al regista, divenuto oramai mito vivente del cinema non solo nostrano ma europeo e mondiale (una curiosità: questo film ha ispirato direttamente il famoso ocean's eleven) e inventore della commedia all'italiana.

Preferisco non citare la filmografia del regista, sessantacinque film, tutte commedie o quasi, fra cui diversi capisaldi del nostro cinema e non solo.
Volevo solo avere il piacere di incontrarlo, vederlo più da vicino.
Non sono rimasta delusa.
Mi è apparso, anzi è apparso a  tutti in sala, dove la commozione era palpabile, un uomo umile, scherzoso, che mostra cinquant'anni meno.

E del resto sul suo sito c'è una frase di Sant'Agostino che dice tutto:
"nutre la mente soltanto ciò che rallegra".












postato da: sabrinamanca alle ore marzo 21, 2008 10:41 | link | commenti (10)
categorie: cinema, francia
giovedì, 20 marzo 2008

Ah Guantanamo, ah America Latina (cantato, se vi riesce)!

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".
In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

Tutto l'articolo di Giuseppe D'avanzo qui.

Mi permetto alcune semplici osservazioni.
Quando in Francia Sarkozy era ministro degli interni la polizia si è permessa atteggiamenti non tollerabili nei confronti dei "fermati", atteggiamenti che ha dovuto cambiare radicalmente quando il comportamento della polizia ha prodotto più morti e fra questi due ragazzini, mentre in Inghilterra i poliziotti hanno la consegna di non sfiorare né tantomeno reagire ad alcuna provocazione da parte di chi arrestano e ho potuto constatare di persona tale atteggiamento quando lavoravo in un quartiere "ad alta densità criminale" di Sheffield.
Certo, ci sono sempre gli abusi di potere, ci sono sempre gli stupidi che si arruolano nelle file della polizia per poter esercitare una violenza gratuita e impunita ma a Veltroni che si domanda se c'è anche una responsabilità politica nei fatti di Bolzanetto rispondo, certo che si.

La politica da l'indirizzo che è seguito dai più, indica una sorta di filosofia nello svolgimento del servizio alla comunità e un fatto così barbaro come quello capitato durante il G8 di Genova non avrebbe potuto prodursi in un clima di rispetto dei diritti elementari dei "fermati".
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 20, 2008 08:54 | link | commenti (2)
categorie: politica, francia
mercoledì, 19 marzo 2008

L'ebbrezza degli dei
(finalmente è arrivata la traduzione italiana)

Parodos

IL CORO

cover martinSi solleva con un gesto lento. I genitali al vento. Le mani ancora tremanti. Contempla il corpo senza vita davanti a lui. Come un’offesa ai suoi occhi. Il suo sbuffare animale comincia a placarsi. Si meraviglia. Come corre la morte. Come una voce che da ordini. Dopo arrivano i dubbi. Ci si interroga. Ci si smonta. La vita è una malattia venerea. La si prende per caso. Con chiunque. Si resta al suo fianco. La si trasmette. La si subisce. E un giorno ne muori. Ecco! Di vita, si muore. Potrebbe giurarlo. Tutti potrebbero creparci, di vita. Per lui è diverso. Lui non è malato. Lo sa bene.
Parla a voce alta. Urla, più che altro. Contro se stesso, contro di lei, contro la città e il mondo intero. Una reazione che non si aspettava. Si riprende. Le parole tornano. Meno confuse. La sua voce bassa. Si agita ancora. Soprattutto le braccia. Sputa. Ringhia. Fa smorfie. Un momento di smarrimento. Se viene preso, dirà così. Ma non verrà mai preso perché non avrà mai il perdono degli uomini.
Grandi gocce di sudore gli imperlano la fronte, gocciolano sul collo, gli gelano la schiena. Che fare? Si asciuga il membro con un fazzoletto di pizzo. Doveva passarci da là! Si aggiusta i pantaloni. È disgustato da se stesso. Per un istante è invaso dalla nausea. Spasmi dolorosi gli torcono il basso ventre. Un attimo senza controllo. Poi torna padrone delle sue viscere. Inizia a girare a scatti su se stesso. Come in gabbia. Gettando ogni tanto delle occhiate prive di espressione sulla giacente. Ma non deve pensarci più. Un brutto incontro. La sfiora con lo sguardo. Saluta la morte con semplicità.
I suoi pensieri partono al galoppo causandogli una forte emicrania. Tutto diventa buio. Non sbagliarsi. Non dimenticare niente. Incomincia cancellando le impronte che può aver lasciato. Ma poi dove si trova? Usa uno strofinaccio preso in cucina. Da lei? Si ferma. Perfetto! La polizia non lo conosce. Una bella casa. Non troveranno mai il suo nome. Arredata con cura. Il locale notturno. Quale? La memoria che cede. C’era gente. Una nebbia dolciastra, fumosa. È colpa sua. Lui non ci va mai. Guarda. Nessuno potrà riconoscerlo. Si è mossa. Allora basta preoccuparsi. La guarda ancora. Può andarsene. I suoi grandi occhi sono aperti. Gli sbatte in faccia un sorriso da arcangelo vendicatore.
Il suo corpo riprende a tremare. Uno a uno, i suoi gesti diventano disordinati. Si mette a cercare. Qualsiasi cosa. Afferra una scopa. La spezza in due. Prende solo il manico. Le si avvicina. E, con un gesto secco, la colpisce. Prima il corpo. Poi il viso. I colpi piovono. Sempre più velocemente. Sempre più forte. Lei non deve guardarlo. Colpisce la testa. Sfonda il naso. Il sangue si sparge, si spande. La testa si agita sotto i colpi. Sembra ancora viva. Lui colpisce come un automa. Senza fine. Fino allo sfinimento, fino alla prostrazione. Poi si ferma. Lancia un lungo, lungo grido di fatica, di collera. Lascia l’arma. Non c’è più niente da fare né da vedere. Lei non lo guarda più. Indietreggia. Gli occhi levati al cielo. Sbatte contro un mobile.
Abbandona tutto. Chiude la porta in silenzio. Per non disturbare. Che ora è? Le due e mezza. La notte cupa.
Si allontana. Gira a destra. Deve raggiungere la sua auto. Barcolla. Vacilla. Non cade. Ha urtato qualcosa nell’oscurità.
Una voce che arriva dal marciapiede e che urla.
– Ah! Accidenti a te!
Guarda, la paura nelle viscere, le braccia pesanti. Ha calpestato un tizio. Un vagabondo che sta là. Sdraiato per terra. Di traverso.
Dice, tremando.
– Scusi!
Il barbone riprende a urlare.
– Non è possibile!
Lo vede giusto il tempo di un raggio di luna. Un pezzente barbuto che stringe un sudicio sacco di tela.
Ripete, allontanandosi.
– Scusi! Scusi!

IL CORIFEO

Prima vediamo la morte, questo scarto del futuro. Una sporca storia che comincia dalla fine. Dal grande salto. Dal nulla. Dal ritorno alla polvere.
In seguito ci sarà un uomo. Un uomo buttato alla cieca nella vita che si è costruito. Spazzato via, sballottato, malmenato, resiste, ma tutto probabilmente si gioca in anticipo. Un uomo che crede che gli dei abbiano sete del sangue delle vittime.
Allora comprenderemo il mondo, il mondo per quello che è. Tanfo infernale. Amalgama confuso, conservato sottovuoto, di vite tristi e meschine.
Io mischio. Mischio. Mischio. La grande miscela primitiva delle passioni. Ora bisogna frugare nella spazzatura della vita. Che mestiere di merda! E questa gente, queste persone, che si incontrano continuamente. Che si aggrovigliano senza vedersi! Non va bene! Seguite le istruzioni! Una dopo l’altra! Una dietro l’altra! Nell’ordine, se no è il caos!

L’EROE

Clac! Con un colpo ben assestato, distruggo la mia sveglia. Rabbia! Tempesta! Ha suonato nel momento peggiore. Tento invano di riafferrare il mio sogno. Fulmine! Desolazione! Apro un occhio. Rifletto un istante. Mi alzo. Urlo in silenzio. Contro niente. Contro tutto. Contro questa società, questa sporcizia che mi gonfia la mente. Vado direttamente in cucina. Il cane Médor, un bastardino, si lancia al mio seguito, con la coda inquieta e la bocca spalancata. Apro il frigo. Prendo una birra. La bevo tutta di un fiato. Mi si placa la sete. Le mie piccole convulsioni del mattino si calmano. Accarezzo il cane Médor. Gli do da mangiare. Cerco il caffè. Sono certo di averlo visto da qualche parte. Ma dove? Ma quando? Faccio il punto. Scuoto la testa. I neuroni si mettono in movimento. Osservo. Mi innervosisco. Dentro di me c’è la stessa confusione dell’appartamento.
Interviene il cane Médor.
– Uof!
Ha sentito un rumore sospetto. Non reagisco. Sistemo i miei ricordi. Una specie di luce appare nella sorda oscurità della mia scatola cranica. Il caffè è finito ieri. Mi sono dimenticato di riprenderlo. Una gestione superficiale del mio quotidiano.
Mi insulto a voce alta.
– Max, sei un coglione!
Per ovviare a questo inconveniente, prendo una seconda birra dal frigo. Ne bevo avidamente il contenuto. Rutto, rutto seriamente. Attraverso tutto l’appartamento per fare una doccia. È gelida. Lo scaldabagno è in sciopero. È uno di quei giorni in cui tutto va male.(continua sul sito dell'editore)

L'ebbrezza degli dei ha vinto nel 2003 il Gran premio della letteratura poliziesca

la critica:

Le Nouvel Observateur: "...e se si finisce per scoprire l'assassino, il viaggio attraverso la periferia diseredata continua invece ad inseguire il lettore..."
Le Matin: "questo polar mozzafiato non vi lascerà più"
Le Parisien: "con il suo primo romanzo Laurent Martin entra direttamente da Gallimard"
France-Inter: "romanzo estremamente originale per la struttura narrativa"

Il sito dell'autore:lm.polar.free.fr/ivresse.htm
 
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 19, 2008 08:40 | link | commenti (2)
categorie: recensioni
lunedì, 17 marzo 2008

Bling-Bling* ha fatto crash!

Le municipali francesi al secondo turno hanno confermato una larga vittoria della sinistra che oramai governa localmente, tranne rare eccezioni come Marsiglia, l’intero paese.

La strategia di difesa del partito di Sarkozy è duplice. Da un lato si sottolinea l’aspetto “locale” di queste elezioni e dall’altro si interpreta questa débacle come un’ incitazione dei cittadini ad accelerare le riforme di cui il paese ha bisogno.

In questa particolare elezione sottolineare l’aspetto locale giunge al paradosso di dichiarare che ogni sindaco di sinistra presentatosi è risultato “migliore” di uno di destra (sette su dieci e quattordici su venti fra le più grandi città del paese).

Preciso per dare un’ulteriore chiave di lettura  che diversamente da noi, un sindaco può esercitare un numero di mandati illimitato, ci sono stati quindi comuni che erano a destra da decine d’anni (addirittura ce n’era uno che non cambiava colore politico dal 1848).

Distribuiti fra le varie reti nazionali, i ministri ci hanno spiegato che i francesi volevano solo esortare il governo ad accelerare le riforme, spaventati forse dal fatto che la famosa crescita che Sarkozy aveva promesso di andare a cercare di persona, ancora risulti dispersa, e che l’inflazione reale del paese sia palpabile, ma che le suddette riforme hanno bisogno di tempo per esser messe in atto e mostrare la loro efficacia.

I messaggeri del presidente non avevano, ad esser onesti, un largo margine di manovra.

E la verità è passata sfiorando l’aere sotto forma di un sondaggio che domandava ai cittadini se si auguravano una maggiore uguale o minore visibilità de presidente della repubblica.

La lettura di queste elezioni è più chiaramente data dalla stampa straniera:

letemps
financial times
wall street journal
herald tribune
elpais
lorient-lejour

In sostanza, anche se con differenti sfumature, secondo la stampa internazionale i francesi non si sento rappresentati da un presidente che con il suo penchant smodato e sfacciato per il lusso e le grandi marche, con le sue esternazioni a sproposito, la sua volgarità e soprattutto le sue promesse non mantenute, ha deluso il sogni di gloria (prosperità e una politica estera degna di una delle più grandi potenze mondiali) che aveva regalato in campagna elettorale (chi vi ricorda?).

Bling-Bling, il soprannome dato a Sarkozy,è onomatopeico dell'oro sonante e rappresenta anche il suo luccichio. Si dice di qualcuno che porta gioielli d'oro massiccio di grandi marche, dal gusto indubbiamente grossolano.

A proposito di sondaggi, eccone uno a proposito dei cattolici su repubblica:
unico appunto, che i cattolici votino più a destra non è esattamente una scoperta...

Su radiotremondo/sempre a proposito di sondaggi.
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 17, 2008 12:25 | link | commenti (1)
categorie: politica, francia
domenica, 16 marzo 2008

L'uomo che amava le donne (colpisce ancora)


Durante un comizio così risponde alle accuse di mettere nelle liste del pdl alcune soubrettes
- le soubrettes non si mettono in lista, con le soubrettes si fanno altre cose -.

 
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 16, 2008 19:21 | link | commenti (2)
categorie: machismo

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E’ cominciata così. Stamattina ho sentito in radio una canzone che mi ha ricordato il refrain di un’emissione simile al nostro “grande fratello”. Quel gingle odioso, ripetuto sino alla nausea aveva le sue origini in una canzone molto più attraente “seven nation army” di “white stripes”.Mi sono detta – poveri! (gli white stripes), se sapessero chi si è impossessato della loro musica e addirittura ne ha fatto una bandiera, cercherebbero di impedire quello scempio -.

Purtroppo però, una volta reso pubblico, qualsiasi cosa ci appartenga, è dominio di tutti e non possiamo più vantare diritti assoluti sul suo uso. Non possiamo impedire agli stonati di cantare le nostre canzoni, agli idioti di leggere i nostri testi, siano essi delle poesie, dei romanzi o degli articoli.
Anche il blog fa parte di questi mezzi espressivi ed è fra i più vicini, nella maggior parte dei casi, alla nostra verità, a quella che vogliamo comprendere, liberare.
Capita quindi di consegnargli emozioni quasi segrete, certamente timide e titubanti perché rivelano un poco di quello che siamo noi profondamente.
Capita d’esser compresi, di trovare corrispondenze, un balsamo per le nostre paure. Capita ogni tanto, al contrario, d’esser feriti.
Un tizio sbarca sul nostro blog e ci scarica addosso critiche pesanti, fuori contesto, quando non sono semplicemente insulti e volgarità gratuite. Si resta spiazzati e feriti, malgrado l’illogicità del commento, l’evidente desiderio di umiliarci assolutamente gratuito, o la semplice constatazione d’esser un bersaglio a casaccio nel quale il suddetto pazzo s’è imbattuto.

Siamo fragili (vivaddio).

Io ho resistito più volte al forte impulso di eliminare i commenti. Non volevo consegnare allo svitato di turno tanto potere su di me, e farmi rinunciare ad una discussione, un’interazione per me benefica con gli amici del blog
.
Solo, ho pregato i suddetti amici di non sollecitare in alcun modo i deliri del mio commentatore.



postato da: sabrinamanca alle ore marzo 16, 2008 07:26 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni
giovedì, 13 marzo 2008

Malaparte: i due volti dell'Italia

malaparte

La bicicletta in Italia fa parte del patrimonio artistico nazionale così come la Gioconda di Leonardo e la cupola di San Pietro o la divina commedia.
Ci meravigliamo che non sia stata inventata da Botticelli, Michelangelo o Raffaello.
Se vi capita di dire, in Italia, che la bicicletta non è stata inventata da un italiano, vedrete tutti gli sguardi velarsi intorno a voi e una maschera di tristezza incupire ogni viso.
Ah, se dite questo, in Italia, se lo dite a voce alta, in un caffè, per strada, che la bicicletta, così come il cavallo, il cane, l’aquila, i fiori, gli alberi, le nuvole, non è stata inventata da un italiano (dato che sono gli italiani che hanno inventato il cavallo, l’aquila, i fiori, gli alberi, le nuvole), un lungo brivido percorrerà la schiena della penisola, dalle Alpi fino all’Etna.

 

È in Inghilterra che appresi, qualche anno prima della guerra, che la bicicletta non è figlia del genio italiano, non è la sorella delle vergini di Botticelli, delle madonne di Raffaello, delle stanze dell’Ariosto.

È in una cittadina inglese, chiamata Leeds, se non mi sbaglio, che ho fatto l’incontro più doloroso della mia vita: quello con un signore in soprabito, impettito su un piedistallo di granito che stringe in mano il volante di una bicicletta di bronzo.
Questo signore era un inglese, e, quel che è peggio, fu l’inventore della bicicletta!
Non pronuncerò il suo nome. È un nome che un italiano non potrebbe pronunciare senza impallidire di rabbia.
La bicicletta, figlia di un inglese – ho pianto per l’umiliazione e la tristezza - . Che cosa! Gridavo chiuso a doppia mandata nella mia camera d’albergo, è mai possibile che quest’opera d’arte, questo gioiello dello spirito, sia figlia di un inglese e non di un italiano? Se almeno fosse opera di un francese! Un francese almeno è un latino!
Jean Cocteau, che adora le biciclette (e le maglie rosa, i volanti incurvati come dei baffi alla “gauloise”, le gomme attorno al petto come i due serpenti che disegnano il numero otto nel caduceo di Esculapio e Mercurio) Jean Cocteau mi diceva ultimamente, alla fine di una cenetta in un delizioso bistrot di Montmartre – i francesi sono degli italiani di malumore: gli italiani dei francesi di buon umore – .
Se almeno la bicicletta fosse stata inventata da un italiano di buon umore, un francese!
Un francese almeno è un latino! Perché se c’è qualcosa che merita d’esser stata inventata da un latino, questa è la bicicletta.
Ma guardatela, guardate la sua forma snella, elegante, sobria, la sua linea perfetta, rigorosa come un teorema de Euclide, semplice e allo stesso tempo capricciosa come la fessura incisa dal fulmine nello specchio blu di un cielo sereno.
Guardate la forma del volante, incurvato come le antenne di un insetto, le due ruote simili al famoso cerchio disegnato con un solo tratto, su una pietra, con un pezzo di carbone, da un pastorello chiamato Giotto. (Era nato vicino a Firenze, Giotto, era dunque un compatriota di Bartali.)
Che significato avrebbe, la bicicletta, se fosse un geroglifico inciso su un obelisco egiziano? Avrebbe il senso di un movimento o il riposo? La fuga del tempo o l’eternità?

Non mi stupirebbe se significasse l’amore.

...........................................................................................................................................................

 

Curzio Malaparte  dopo la seconda guerra mondiale soggiornò  frequentemente in Francia dove continuò a  pubblicare  i suoi scritti prima  ancora che in Italia. La sua passione per la Francia, e la sua volontà d'assimilazione lo portarono alla fine degli anni '40, a scrivere alcuni dei suoi testi come  delle pièces teatrali e degli articoli in francese.

postato da: sabrinamanca alle ore marzo 13, 2008 08:33 | link | commenti (5)
categorie: libri, letteratura, francia
lunedì, 10 marzo 2008

¡Que viva Zapatero!
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 10, 2008 10:12 | link | commenti (1)
categorie: politica, spagna
sabato, 08 marzo 2008

100 anni e sembra ieri...

Non è una festa, questa delle donne, non lo è mai stata.
Da giornata della memoria, di lotte, di rivendicazioni si è trasformata in serata specchio delle rimpatriate " di soli uomini" ed ora, immancabile, arriva il richiamo del mercato.
Sconti, offerte, cheque-cadeau da spendere l'8 marzo. "Shopping è donna" e così sia.
Ieri pomeriggio mentre davo il latte a mia figlia ho acceso la tv e mi sono imbattuta nel programma strappalacrime di Alda d'Eusanio ( non mi soffermo sulla trasmissione, patetica) le cui ospiti erano sei donne vittime di violenze intollerabili. Stupri, botte, minacce erano il pane quotidiano di queste donne, mentre la domenica alcune di loro hanno avuto diritto all'omicidio.
Il loro coraggio nel denunciare i propri compagni infine, è stato premiato con l'isolamento da parte della famiglia e di amicizie e conoscenze.
Mi è venuta una tristezza tale che ancora ho il muso lungo.
Non posso sopportare quando sento dire "oramai questa giornata non ha più senso".
Niente è più falso e mendace.
Bisogna lottare per non perdere la consapevolezza della nostra parità di diritti rispetto agli uomini, dobbiamo liberarci noi per prime, e una volta, per tutte dal ruolo di vittime, dobbiamo smettere di accontentarci e perfino compiacerci d'essere quelle che fanno il "lavoro grosso" nascoste dall'ombra dei nostri uomini.

Stamattina mi sono svegliata pensando a quanto è difficile levarsi di dosso questa discriminazione di cui siamo vittime dalla notte dei tempi: basti pensare che il dio di Abramo ci ha espropriato dell'atto più inequivocabilmente femminile: la creazione.
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 08, 2008 16:29 | link | commenti (11)
categorie: politica, riflessioni, eventi, religione