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mercoledì, 26 dicembre 2007

Me ne vado nell'amata "isola di pietra" per qualche settimana, ne ho proprio bisogno.
Un saluto e ancora un augurio agli amici del blog che questo anno che se ne va non sia stato poi così male.
Per il prossimo vedremo.

A presto
postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 26, 2007 07:24 | link | commenti (13)
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venerdì, 21 dicembre 2007

Un buon Natale

Da qualche anno, in occasione di ricorrenze come questa, sono estremamente scettica.
Per diversi motivi, tutti banalmente ripetuti ma per me veri.
Trovo caricaturale questa corsa al regalo, questo affannarsi a svuotare i supermercati come se non mangiassimo già di tutto e di più durante il resto dell'anno.
Trovo grottesco che si sia perso il senso di questa celebrazione e si sia addirittura giunti a sacralizzare tutto ciò che essa non è, ed anzi, aborrisce.
E per finire, sono atea.
Per me però, da qualche anno, è divenuto un momento indimenticabile.
Torno a casa e trascorro del tempo prezioso, di cui assaporo ogni istante, con la mia famiglia e gli amici più cari.
E' questo che auguro a tutti gli amici del blog. Questo è il mio "buon Natale"

(vi regalo un angioletto da mettere nel presepe)


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postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 21, 2007 22:05 | link | commenti (18)
categorie: riflessioni
martedì, 18 dicembre 2007

Un vecchio errore

(da Danson Metropoli, 2007 piccola orchestra avion travel)

 

Mi è tornato alla mente ieri notte, mentre in métro tornavo a casa, dopo un magnifico concerto della piccola orchestra Avion Travel cui vi parlerò meglio.

Avevo un’amica con cui fummo inseparabili per tanto tempo. C'eravamo conosciute a quattordici anni ed era stato amore a prima vista. Un’amicizia un po’ morbosa, come lo sono a volte le amicizie fra adolescenti.
Gelosia, reticenze, timidezza, voglia d’essere sempre al primo posto nel cuore dell’altra.
Mancava la generosità a quell’amicizia, mancava la scoperta che dentro al cuore più si ama e più c’è posto per altro amore, e non il contrario.
Un giorno infilai in una busta di libri da restituirle un astuccio con degli orecchini turchesi, come i suoi occhi.
Lei aveva deciso di andare a Roma per proseguire gli studi universitari e io volevo dirle - ti voglio bene - .
Le consegnai la busta e mi allontanai velocemente, nel timore che scoprisse la “sorpresa” davanti a me e i sentimenti prendessero il sopravvento (si è così a volte, terrorizzati dall’affetto che corre fra noi e gli altri).
Da quel momento cominciai ad aspettare.
Non ebbi da lei un cenno né uno sguardo.
Persi la speranza.
Venne la delusione, venne il disincanto.
Un giorno, quando oramai i sentimenti amari erano stati inghiottiti le chiesi degli orecchini.
Non sapeva di che cosa stessi parlando. Non li aveva visti nel fondo della busta.
Corse in cucina nella speranza di ritrovare la busta fra quelle conservate sotto all’acquaio.
Mi disse – mi dispiace – e poi – ma perché non me lo hai detto?-
Già, perché non glielo avevo detto.

 

Qualche giorno fa ho regalato ad un caro amico il sergente nella neve.
Gli ho scritto nella seconda di copertina che lo ringrazio per questi anni a volte difficili in cui il suo affetto mi ha riscaldato il cuore, e che gli voglio bene.
Ieri ci siamo rivisti per il concerto e gli ho detto (anche lui è un tipo molto reticente in fatto di “parlar franco”, io per mia fortuna, sono un po’ cambiata) – hai letto la dedica?

 

Era solo per sincerarmi che non si fosse perduta, come l’altra nel fondo di una busta.

postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 18, 2007 10:05 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni
sabato, 15 dicembre 2007

Guerre
 
Asim
“Dio protegge gli ubriaconi e i bambini” recita un vecchio adagio bosniaco. Uno dei primi giorni della guerra, Asim detto “il sommozzatore” alcolista notorio, percorse in bicicletta la città in fiamme e si spinse addirittura fino alle posizioni serbe, facendo ritorno sano e salvo.
L’indomani mattina, quando ebbe smaltito la sbornia, gli raccontarono quello che aveva fatto.Asim detto “il sommozzatore” se ne prese un tale spavento che perdette conoscenza.
 
Lo zio Muharem

Muharem era un ometto magrolino che tutti i ragazzini zigani chiamavano “zio” perché quando era ubriaco distribuiva denaro a piene mani.
Aveva trascorso la sua umile vita nel mercato di Modriča, dove vendeva delle angurie e dei meloni che gli assicuravano un’estate pigra e senza pensieri, e delle mele e delle cipolle l’inverno, “giusto per sopravvivere” diceva lui “e per avere di che comprare del Raki e degli stuzzichini”.
Osservava tre regole sacrosante “ non imbroglierai il tuo vicino, non ruberai, non ucciderai”.
Non si sa bene che fine abbia fatto lo zio Muharem. L’armata serba lo fece prigioniero e nessuno dei suoi fratelli musulmani, durante uno scambio di prigionieri, ebbe l’idea di reclamarlo.
Ecco perché quell’anno l’estate arrivò in ritardo.

Raki: aquavite diffusa sopratutto in turchia dove è considerata bevanda nazionale
 
***

La foresta non esiste perché ogni albero unico.
E così quando la guerra, il fuoco, l’uomo, la distruggono, uccidono gli alberi, uno ad uno.
Questo il tema e il fine ultimo de “ I bosniaci” di Velibor Ĉoliĉ, raccontare i morti, ciascuno vissuto a modo suo in una guerra feroce e insensata, come ogni guerra.

Velibor Ĉoliĉ, nato in un villaggio della Bosnia nel 1964, prima della guerra ha pubblicato a Zagabria un "romanzo in versi" (Madrid, Granada o qualsiasi altra città) e un libro di racconti (La rinuncia di San Pietro).
Arruolato dall’esercito del suo paese, dopo la diserzione e l’internamento in un campo di concentramento è riuscito a fuggire e da allora soggiorna in diversi paesi europei; attualmente vive in Bretagna.
i bosniaciNe “ I bosniaci”(1993) l’autore tratteggia brevi quanto indelebili ritratti dei morti della sua guerra. Bambini, donne, uomini, vecchi, giovani, fotografati negli atti semplici della vita quotidiana e uccisi con una ferocia a volte creativa, altre monotona, ma sempre raccapricciante.
Una “Guernica” tradotta in letteratura, uno scricchiolare di ossa rotte, uno stridere di membra mozzate, un piegarsi grottesco di corpi in posizioni innaturali; un gobbo raddrizzato grazie ad un palo, una famiglia composta da nonni, genitori, figli, cane e gatto, tutti in fila con le teste mozzate e ordinate per gerarchia, una bimba mirata e colpita alla testa da un cecchino e che per pochi istanti ancora dopo la morte, continua il suo gioco.

Una Guernica ma anche un’antologia di Spoon River, con la stessa ironia, comicità, la tenerezza e l’affetto per ogni personaggio, una compassione che non fa differenze fra bosniaci e serbi.

***

Čeda

Dopo gli assalti falliti della fanteria, i serbi non raggruppavano i propri morti durante la ritirata.
Eravamo noi che dovevamo seppellire frettolosamente i serbi uccisi, e mancandoci il tempo, li mettevamo in una fossa comune.
Un giorno spinti da una curiosità strana e morbosa, più forte perfino del disgusto, i soldati incaricati di tale compito frugarono un cadavere che puzzava d’ alcol.
La lista degli oggetti che gli trovarono addosso non era lunga: un coltello, delle munizioni e una bottiglia di grappa, mezza vuota con su scritto, con una penna a biglia: “PER DARMI CORAGGIO”.

Čeda:era il nome che nelle barzellette, i bosniaci davano ai serbi.

***

Questi eventi trasformano il soldato in disertore e lo scrittore in reporter.
Velibor Ĉoliĉ trascrive in un taccuino ogni morte alla quale assiste o che gli viene raccontata così come la vita che la ha preceduta perché la guerra non sia banalizzata ancora una volta dal numero dei suoi defunti.

E’ un racconto che colpisce non solo, evidentemente, per la tragicità dell’argomento, ma anche e soprattutto per il lirismo e l’efficacia fulminante di questi ritratti di poche righe destinati ad abitare lungamente il nostro ricordo.

Velibor Ĉoliĉ ha poi pubblicato Cronaca degli scomparsi (1994) e La vita fantasmagoricamente breve e strana di Amedeo Modigliani (1995). Una versione italiana di quest'ultimo libro era stata annunciata dalle edizioni Zanzibar, ma non è mai apparsa. Nella presentazione all'edizione francese si legge: "Tragica, poetica, strana e fantasmagorica, questa fu la vita di Amedeo Modigliani nei sogni di Velibor Ĉoliĉ. Angelo dal destino folgorante, il pittore diventa l'emblema del genio creativo, certo maledetto, ma al contempo eletto. Grazie a brevi visioni, con un verbo allucinato, l'ispirato autore de I Bosniaci fa appello alla finzione per parlare del reale".

Il suo ultimo libro s’intitola “Perdido”. “Questa sedicente biografia è stata scritta in virtù di un puro capriccio del fato, in modo del tutto arbitrario” ci previene l’autore: tra la biografia romanzata e la raccolta di schegge letterarie, Perdido é una sorta di lunga improvvisazione sulla vita del sassofonista Ben Webster (1909-1973), un romanzo roulette dove la biglia corre da una casella all’altra come in un coro insolito. Donne, droghe, amici musicisti ( Duke Ellington, Billie Holiday, Oscar Peterson) Ĉoliĉ fa sfilare, con un lirismo folgorante tutta la vita di questo musicista geniale di cui Julio Cortazar diceva “Ogni volta che sento pronunciare il suo nome, mi levo il cappello”

Qui una breve biografia e dei materiali 

Qui un’intensa e illuminante intervista (in francese) 

postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 15, 2007 12:35 | link | commenti (2)
categorie: libri, letteratura
martedì, 11 dicembre 2007

Sentimentale

Tanti piccoli pezzi stanno componendo la mia personalissima settimana dell'amicizia.
Sono passati quasi vent'anni da quando mi sono arresa a questo sentimento, grazie all'ostinazione disperata di chi ne aveva bisogno almeno quanto me.
Da allora è questo stesso sentimento che mi ha tenuto in vita, e che alla mia vita ha dato senso e gusto.
È arrivata dalle direzioni più impensate, attraversando cammini a volte impervii.
Arriva ancora, ma non la vedo giungere, la scorgo solo nel momento preciso in cui è.
Non c'è nulla, nulla che io le preferisca perché, come ho già detto, mi tiene in vita.
***
Mai dire mai, non fa che ripetere mia madre che da quando ha rinunciato ad un buffo malinteso chiamato "coerenza" non fa che stupirsi piacevolmente di poter dire e fare ciò che tempo addietro non si sarebbe mai concessa.

E così a me capita di ripetere con mia figlia quei gesti e quegli atti che vedendo in altri, ritenevo impossibili per me.
Mi scopro a parlare agli amici delle notti bianche, della stanchezza che mi rende triste, dell'insicurezza che il suo pianto repentino quanto sconsolato, scatena, del passato che ritorna implacabile e si mescola a questi giorni nuovi.
E vedo nei loro occhi una domanda: perché? Perché avere un figlio?
Mi accorgo di non saper descrivere l'intensità del sentimento che questo esserino genera in me.
(mi commuove che mi domandi così poco, proteggere la sua fragilità, in cambio  dell'onnipotenza)
Rinuncio a spiegare e mi ritrovo in bocca la frase che mai avrei pensato di pronunciare, credendoci, -se non hai figli non puoi capire...-

***
Alcuni anni fa con sollievo annunciai, a me stessa per prima, il mio ateismo.
Lo scetticismo o la saggezza avevano avuto la meglio, questo credetti.
Qualche giorno fa ascoltavo alla radio un dialogo fra psichiatri. Provenivano da scuole diverse ma tutti convenivano sull'evidente bisogno di rassicurazione di quanti rifiutano l'ambivalenza umana imputandola alla malattia mentale.
A sorpresa, mi sono ritrovata nel novero di questi ultimi, e ho capito che non avevo rinunciato alla fede, ne avevo solo spostato la mira.


postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 11, 2007 08:44 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni
lunedì, 10 dicembre 2007

Dai, cambia nome anche tu!

Leggo stamane su "repubblica" che Gianfranco Fini annuncia il cambiamento del nome del suo partito.
(in effetti lui non era ancora corso all'anagrafe, che aspettava?)
I politici si devono essere convinti, non so forse a causa del Natale, forse a causa del virus dell'imbecillità che in parlamento fa sempre strage di vittime, che cambiando il nome, riusciranno a convincerci a dar loro il nostro voto.
E ciò che mi meraviglia di più, e non dovrebbe, è il candore con il quale tentano di darcela a bere, mi ricordano un po' quei genitori che giocando con i loro bimbi di due anni (e non di più) interpretano più personaggi, cambiando il modo di parlare.

Ho deciso quindi di prendere esempio da loro e da oggi mi chiamerò Filomena Per L'Italia Unita.

La mia proposta è di cambiare tutti, ma proprio tutti, di nome.
Creare un movimento di nomi nuovi per l'Italia Unita!!!
















postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 10, 2007 09:55 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni
domenica, 09 dicembre 2007

Morti bianche: incazzatura nera

Seguo "prima pagina" su Rai tre e nel contempo leggiucchio post e articoli.

Mi sembra che il tema delle morti sul lavoro sia messo in sordina perfino dagli stessi protagonisti. Troppa dignità, troppa umiltà, un'indignazione soft.

Io sarei incazzata nera, lo sono. Al solo pensiero di fare un lavoro di merda, per una paga da schifo, e rischiare la mia vita per questa miseria, per il profitto dell'azienda, divento folle di rabbia!!!

Non esiste il progresso come lo si intende, e cioè come "evoluzione positiva".

Caino ammazza ancora Abele.

L'unica vita che si rispetta è ancora e soltanto la propria.



postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 09, 2007 08:31 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni
venerdì, 07 dicembre 2007

Dell’ignoranza e di come conviverci con allegria e profitto

 

Sino ad una certa età, di cui non accennerò per un briciolo di orgoglio che ancora permane, vissi nella più completa e felice ignoranza.

Con sogni sostanziali, come sposarmi con il “fidanzato” di allora, lavorare a metà tempo e  sfornare due pargoli, e sogni accessori, come quello di portare dei “tailleur” di taglio maschile, sgambettare su un paio di tacchi alti e possedere una seconda casa, al mare.

A quel tempo non sapevo nemmeno quali colori mi piacessero più di altri, figurarsi se avevo un’opinione sulla geografia politica!

Poi un bel giorno un movimento interno scombussolò le mie priorità, chiuse delle porte, mi aprì gli occhi.

Un vento impetuoso, l’urgenza di informarmi, conoscere, capire, mi fece girare come una trottola in tutte le direzioni.

Mi scoprii infinite energie ma come si potrà ben immaginare, non sufficienti all’utopico progetto di coprire tutti i campi dello scibile.

Mi resi conto con orrore che la mia battaglia per sconfiggere l’ignoranza era non solo persa in partenza ma addirittura delirante nella sua pretesa.

La constatazione della mia impotenza giunse, per fortuna, talmente fulminea da attutire l’impatto della delusione, e l’entusiasmo l’ebbe vinta.

Avevo bisogno di un piano, una strategia, una ricetta che mi permettesse di godere appieno delle mie nuove acquisizioni nel dominio dell’intelletto, evitando nel contempo alla quota astronomica di ignoranza residua di schiacciarmi come un indegno verme.

Il piano, che tutt’ora funziona egregiamente, comprendeva due qualità imprescindibili: la curiosità e l’umiltà.

La sua realizzazione mi imponeva altresì degli alleati.

 

Fu così che, da allora,  sfrutto, senza pudore alcuno, tutti coloro che sanno più di me.

 

Mi attacco a costoro come l’edera e come Dracula succhio gole profonde di conoscenza sino all’ultima goccia.

Sono capace di seguire una mostra su un pittore che ha provocato la mia curiosità ma di cui ignoravo non solo l’importanza ma anche la pura esistenza e, davanti ad un amico “esperto” che mi indica connessioni con  una cinquantina di pittori evidentemente capitali ma da me totalmente sconosciuti, posso ripetere con immutato candore – mai sentito nominare-.

Nel frattempo incasso, incamero, ingurgito e poi corro a "sfruculiare" il net e i testi, per saperne di più.

 

Sono capace di stare seduta a fianco di uno scrittore durante un’interminabile cena, rispondendo alle sue domande senza alcuna cognizione di causa ed anzi, offrendogli la mia ignoranza come trampolino per le sue perorazioni.

 

Perché faccio tutto questo? Perché non riduco la mia opinione sull’arte moderna (come tanti ignoranti pari a me) a -quelle due assi sconnesse inchiodate al muro le potevo inventare pure io- oppure -la merda in scatola, che presa per il culo!-, perché mi intestardisco davanti a un quadro che trovo semplicemente bello per capire quale è il suo valore nel contesto artistico, il suo significato sociale e politico al di là dell’estetica, perché mi ostino davanti a un romanzo che potrei concludere simile a tanti altri ma che invece viene considerato dalla critica una nuova frontiera?

 

Non per snobismo o per volere appartenere a un’élite di detentori della cultura ma più semplicemente per capire quel mistero che è l’uomo, per capire me stessa.

 

*ignorante e ignoranza non hanno nel testo alcun valore peggiorativo ma la semplice constatazione della “non conoscenza”.

 

 

 

 

 

 

postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 07, 2007 10:31 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni
martedì, 04 dicembre 2007

Vertigine sugli Champs Elysées

Il grigiore mi aveva invaso, si imponeva una scossa vivifica.
Non avevo scelta, anche perché quello sguardo mi aveva già stregato nei poster per strada e davanti alla métro.

Gustave Courbet al Grand Palais sino al 23 Gennaio.


Le désespéré


le désespéré

























L'origine du monde


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Se decideste di passare il capodanno nella ville lumière, non esitate, tanto più che vi ci imbatterete passeggiando sotto le luminarie très chic dei campi elisi.
campi elisi


postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 04, 2007 10:13 | link | commenti (5)
categorie: eventi
lunedì, 03 dicembre 2007

Per Natale solo libri

Aiutatemi con segnalazioni e consigli, s'il vous plaît.
Una precisione, vorrei che mi segnalaste i libri che vi sono piaciuti e perché (più o meno).
Io ho per ora in valigia "la ballata di Isza" di Magda Szabò, "l'arte della fuga" di Paul Goma, "la mano che non mordi" di Ornella Vorpsic.
Il primo e il terzo sono di autrici che ho già letto e mi hanno affascinato, il secondo per la recensione che ho letto qui.
postato da: sabrinamanca alle ore dicembre 03, 2007 11:35 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni