C'ERA UNA VOLTA UN RE

the blog thing

Chi sono

Blogger: sabrinamanca
Nome: Sabrina Manca

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 30 novembre 2007

Mammifero scettico

Tiro il mio latte con un apparecchio elettrico affittato nella farmacia all'angolo. Sei volte al giorno, tante quante do il biberon a mia figlia. Perché Juliette non vuole il mio seno, mi giustifico.

Ogni volta che sistemo le ventose sul seno e metto in funzione il motorino, scelgo della musica e metto davanti qualcosa da leggere ma poi, invariabilmente, chino lo sguardo, incredula.
Dal mio seno escono getti irregolari, a volte potenti, altre più flebili e sottili.

Di vero latte (che ho perfino assaggiato, per sincerarmi).

Resto scettica.

Come lo fui quando il test e le sue due linee rosse mi dissero: incinta.

Per questo, nonostante un lungo e doloroso travaglio e un'espulsione laboriosa, ogni giorno guardo il mio corpo e non capisco che cosa lo abbia trasformato in un altro.


È malsano, questo mio scetticismo. E poi testardo e ottuso.

Evito perciò la contemplazione preferendole il soft-ball. Come si dice - aiutati...-

***
Goethe avrebbe detto: "ci sono cose piene di significati ma prive di spiegazioni"
Mi diverte capovolgerlo.
Ci sono infatti cose prive di significati ma piene di spiegazioni.

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 30, 2007 10:26 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
giovedì, 29 novembre 2007

A Parigi

(Tutti i gatti sono grigi)

Un sogno, stanotte, o una visione. Non so.

Parigi, due anni fa, una fermata d’autobus, a mezzanotte. Io e la mia amica che rientriamo a Bastille dopo una cena fra amici.

Un negozio di fiori all’angolo, un quartiere inesplorato, e la sensazione che la città, terreno vergine, sia nelle nostre mani. Così come la vita, la nostra.

Quante volte dovrò cambiare città per ritrovare questa sensazione, prima che un luogo diventi uguale a un altro.

Il mio quartiere, il palazzo, il codice da ricordare, con i numeri che si confondono con altri, negli anni, il mio appartamento sempre troppo caldo o freddo, sempre troppo piccolo, il Franprix giù in basso, e quel cielo, sopra, sempre grigio.

 

 

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 29, 2007 11:38 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni
martedì, 27 novembre 2007

La spedizione

comincia qui

Prima.

Siamo partiti sabato mattina con mezz’ora di ritardo.

L’auto sembra quella di un venditore ambulante.

Tre sacche TRE, più un bustone erano riempiti dalle “cosine” di Juliette. Tutto ciò che possiede più l’angoscia della madre erano stipati all’interno. Vestiti, asciugamani, bavaglini (48), copertine, lenzuolini, e poi biberon, un tiralatte elettrico, una bacinella, medicine, seggiolino auto, navicella, passeggino, e infine uno scimpanzè arancio che (io!) mi porto sempre appresso nel caso (lei?) ne avesse bisogno.

Il resto del bagaglio stava in una sola, modesta, valigetta.

Il piano era semplice: arrivare a Lamballe, in Bretagna, per l’una. A quell’ora infatti tutti gli autori del salone “noir sur la ville” pranzavano prima dell’apertura al pubblico.

Non avevamo considerato il fattore X (penso che così chiamerò mia figlia d’ora in poi) il quale, per dimostrarci tutta la sua imprevedibilità ha dato prova di invidiabile estro.

Nanna dalle nove alle dieci e dalle undici all’una.

Pianto disperato dalle dieci alle undici: tentativi di spegnerla, numerosi quanto inutili (cambio panno, proposizione biberon latte materno, proposizione alternativa latte artificiale, scelte musicali varie, dal klezmer al jazz, al rock, alla classica, passando per la pop, canzoni a manovella (girata dalla mia voce stonata), ninne nanne, O sole mio, filastrocche e poi succhiotti, due differenti, e baci e carezze.

Alle undici si è spenta volontariamente e indipendentemente da noi. Giusto per darci una vaga idea di ciò che ci attende.

Foto scattate durante il viaggio: innumerevoli.

Soggetti: Juliette.

Luoghi indicati sui pannelli stradali: Saint Malò, Mont Saint Michel, Dinard, Fougères.

Commenti di L.:qui passeremo dopo il salone, qui visiteremo la cattedrale, da qui a qui percorreremo un bel tratto di costa.

Il futuro dovrebbe sempre inquietare.

 

Durante

Il fattore X ha scelto l’invisibilità come strategia principale. Per tutta la durata del salone, due giorni, la madre si è aggirata fra gli stand dei vari scrittori guidando una carrozzina da cui non è mai uscito un suono (un tuncio, direbbe mia madre) ricevendo i complimenti di autori e pubblico per la calma dell’esserino. Alcuni hanno pensato che la piccolina non fosse granché reattiva ma non lo hanno detto. La madre ha pregato perché X non cedesse alle provocazioni.

La notte era tutt’altra storia: il fattore X ha debuttato nell’interpretazione dell’”antifurto d’auto il cui proprietario dorme a due isolati con i tappi di cera”.

L’assolo ha sfiorato il record di tre ore ininterrotte nella seconda notte di permanenza all’albergo. I genitori non si sono presentati alla prima colazione, per tema di rappresaglie.

Il fattore X ha deciso di potenziare il suo leggero raffreddore e le colate di rifiuti tossici, con evidente panico e imbarazzo della genitrice che si è sentita, anche lei, con la merda fino al collo.

Foto scattate durante la permanenza: innumerevoli.

Soggetti: Juliette.

 

Dopo

Ricordate i cartelli stradali e i progetti di visitare questo e quel luogo?

Li tengo a mente anche io, per la prossima volta, quando il fattore X sarà in grado di camminare, oppure mi darà la sensazione di percepire in me una certa autorità o ancora, sarà a casa con i nonni.

Ci siamo fermati per due notti a Saint Malò con l’idea di dedicarle una giornata così come al Mont Saint Michel.

Abbiamo però scelto, fra innumerevoli possibilità, una citta con mura di protezione (non mi chiedete quanti gradini da salire e scendere con la carrozzina, tanti quanti sono stati gli insulti e le imprecazioni per la pioggia battente e il vento che ci accompagnavano amorevoli), e un’abbazia arroccata su di un promontorio: non mi chiedete quanta strada in salita, su dei sanpietrini che a percorrerli con il passeggino, bisogna tirar fuori l’anno luce come misura di tempo.

Foto scattate: innumerevoli (almeno qualche foto per dimostrare che ci siamo passati davanti, e che diamine!)

Soggetti: Saint Malò (10), Saint Malò vista da Dinard (2), il Mont Saint Michel (4), Mont Saint Michel, interni (non pervenuto), Juliette (∞).

 

 

Questo primo viaggio a tre ci ha illuminato anche se fiocamente, su quello che ci attende.

Attendiamo il prossimo al varco.


 

La seconda parte sarà meramente letteraria, promesso!

 

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 27, 2007 08:09 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni
domenica, 25 novembre 2007

Eterno dilemma

spizzicando qua e là, ritrovo in parole dette e scritte l'eterna questione su sofferenza e arte.

sul blog di nazioneindiana a proposito della "poesia onesta" di Saba leggo un commento di un poeta che invia a Saba un testo per un suo giudizio. Questo, uno stralcio della risposta di Saba:

Quello che ancora ti manca è qualcosa che muova di più l’immaginazione o tocchi il cuore del lettore… So benissimo che queste cose non si possono né dare, né insegnare (…) l’unica cosa che posso augurarti – non all’uomo ma al poeta – è una qualche esperienza di vita: un grande dolore, un grande amore, qualcosa che ti faccia fare un passo avanti dalla letteratura alla poesia. Ami tanto (beato te!) la poesia, che non è escluso che la vita ti venga incontro e ti aiuti”.

Un critico letterario su Philip Roth:    è uno di quegli scrittori a cui non è mai accaduto nulla di drammatico nella vita, e non riesce a rimettersene.

La cantautrice francese Barbara, a proposito della psicoterapia intrapresa per affrontare i rapporti incestuosi a cui, bambina, fu costretta dal padre:   devo smettere, se guarisco non riuscirò più a scrivere nessuna canzone.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 25, 2007 11:01 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni
sabato, 24 novembre 2007

Sarcozy et les cheminots: match nul (et ridicule)!!!

Un piccolo appunto, visto che gli articoli deliranti sul mito di Sarcozy mi hanno fatto venire il voltastomaco dal primo mattino: lo sciopero dei macchinisti è finito dopo una negoziazione che ha portato il governo a concedere 
alla categoria dei macchinisti dei benefici economici  che superano, in ammontare, il risparmio che si sarebbe ottenuto dall'annullamento del trattamento pensionistico speciale di soli 35 anni di contributi invece che 40.

Nessuno qui ha il coraggio di parlare di vittoria, né da una parte né dall'altra e che io lo debba sentire alla radio, vedere in tv o leggere nei giornali in Italia mi fa inc...are a morte.

Ricordo a chi avesse dimenticato o non lo sapesse che la prima mossa del caro Nicolas al potere (non posso parlare di governo Sarcozy visto che il presidente della repubblica francese regge il paese come un monarca assoluto, sconfessando i ministri che hanno l'ardire di fare delle proposizioni) fu un beneficio fiscale ai redditi alti, che già godevano di un trattamento "speciale" perché motore del paese.

Aggiungo che è di ieri la proposta del Medef, il movimento delle imprese (la nostra confindustria) di abolire la durata legale del lavoro e io mi chiedo se sto sognando o se questo ritorno all'età della pietra lo chiamano progresso.

Perché non gettare la maschera e  ripristinare legalmente la schiavitù, così potremo comprare apertamente (alla chetichella e nemmeno tanto, lo si fa già) dei romeni, degli africani, degli indiani, dei messicani per farli lavorare sino a che non schiattano e poi gettarli a mare, visto che ci siamo!

E ancora devo sentire in un programma italiano un servizio sul nuovo partito populista italiano (non so come si chiama ma credo che questo sia il nome vero) in cui in molti si affollano al microfono inneggiando alla cacciata dell'immigrato, fonte di tutti i nostri mali (come se noi italiani non fossimo ancora un popolo di emigranti!) e di tutti i crimini ( come se noi non avessimo tre mafie che ammazzano quanto una guerra civile), e invocando il Silvio Salvatore della Patria ( a questo proposito mi viene in mente il giochetto della Settimana Enigmistica, "chi vi ricorda?") perché si ritorni al paradiso perduto del suo governo.

Cito e stravolgo, e me ne scuso fin d'ora, una frase che mi ronza nella testa come un moscone ubriaco: se questo è l'uomo...
 Donne e violenza
Ricordo infine che oggi c'è a Roma una manifestazione organizzata da donne e uomini, contro la violenza sulla donna.

Se facessi politica, altro che storie, proporrei che le bambine fin da tenera età seguissero obbligatoriamente dei corsi di autostima e autodifesa e non sprecassero il fiato a cercare di convincere certi uomini ( a giudicare dalle statistiche purtroppo non pochi) che non sono delle bestie.

Buona giornata (se ci riuscite)
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 24, 2007 09:41 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni
giovedì, 22 novembre 2007

la spedizione 2, per immagini e poesia

Viajamos entre la tormenta, después de la explosión de Dios. Cada relámpago nos muestra fantasmagóricos de amor. A cada paso se hunde el lodo, salta un reptil, acechan diez. Cada segundo es como el cobro de lo que resultamos ser. A bordo de esta expedición va un loco, un albañil, un nigromante, un ruiseñor y un beso espadachín. Nos falta un día, un niño, un don para sobrevivir. Primero fuimos los heraldos llevando buenas del Señor, pero excedimos su mandato cargando el peso del dolor. Hoy somos ángeles caídos junto al que fuimos a curar. Temen que a nuestros propios hijos les enseñemos a volar. A bordo de esta expedición va un loco, un albañil, un nigromante, un ruiseñor y un beso espadachín. Nos falta un día, un niño, un don para sobrevivir.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 22, 2007 10:10 | link | commenti (4)
categorie: canzoni

La spedizione

Primo fine ( e inizio) settimana lontano dalla città con Juliette.

L'occasione è stata quella del salone letterario "noir sulla città" a Lamballe, un paesino della Bretagna, non lontano dalla più famosa Saint Malò.

Quattro giorni avventurosi, estenuanti, ricchi di incontri, Jean Bernard Pouy, Velibor Colic, Pier Giorgio Di Cara, e di riflessioni, sul mestiere di poliziotto e di conduttore di treni, sulla Bosnia, sul cosiddetto "scontro fra civilizzazioni".

Una riflessione, ben ponderata, sulle motivazioni che spingono a tener duro quando, dopo un mese di sciopero del sonno, quattro chili di carne stitica ti costringono a ore interminabili di assoli monocorde, ribaltando la profonda convinzione d'aver toccato il fondo (la cara vecchia citazione di mia madre "al peggio non c'è mai fine").

L'illuminante idea per un racconto di Natale da inviare a un concorso...che quest'anno non si farà.
Tant pis!

Aspetto solo che mademoiselle si addormenti e poi vi racconto.

Per ora un regalo: il video e i testi di una meravigliosa canzone di Rodriguez che posto separatamente perché non riesco a metterla qui sotto.



postato da: sabrinamanca alle ore novembre 22, 2007 10:07 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
mercoledì, 14 novembre 2007

Ironia della sorte...

Con mia figlia tra le braccia, dopo una poppata, leggevo questo post, e i commenti, sul blog di Remo Bassini.
Riflettevo sulla virtualità di internet che prende contorni sempre più reali per molti utilizzatori.
Per alcuni è un compagno di vita, realmente.
Certo il contrasto fra una vita che finisce e una che ci si fabbrica su internet è stridente...

Poi, per un attimo ho abbassato lo sguardo.

Mia figlia, un esserino di appena tre chili, vestito di un pigiama roseo e abbondante, con coniglietti bianchi e vispi che le saltellano sul davanti, con un nasino così minuscolo, con mani talmente minuziose e perfette che in un corpicino così piccolo si fa fatica a credere, con quegli occhi blu incerto che hanno solo i neonati, mi guardava.
Guardava me.
Non so da quanto tempo.
Mentre io guardavo il video, lei guardava me.

Le cose vere, ecco.
postato da: sabrinamanca alle ore novembre 14, 2007 10:52 | link | commenti (11)
categorie: riflessioni
domenica, 11 novembre 2007

Dell’opportunità di curare l’igiene personale  e di  rimediare all'ignoranza.

 

Domenica mattina. Io e Juliette siamo sole solette perché L. è via per un salone del libro. La piccolina sembra dormire e lasciarmi un po' di tempo per buttare giù due frasi e qualche considerazione.

 

Qualche giorno fa mia figlia di soli 18 giorni (userò sempre questo riferimento perché, uno, ho già perso il conto e L. non fa che correggermi ogni volta che qualcuno mi domanda l'età, e due, perché è una cifra comoda per giustificare il fatto che qualcuno non sappia ancora come gira il mondo da queste parti) mi ha chiesto di spiegarle questa storia del rom rumeno, del suo presunto spregevole crimine ai danni di una povera donna e di tutto ciò che è seguito. E’ chiaro che a 18 giorni dalla nascita, mia figlia può spiegarsi solo con delle smorfie e io posso cercare di interpretarle con tutti i limiti della mia inesperienza ma, date le sue reazioni (verbali e motorie, non che intestinali) ai vari telegiornali, mi sono fatta un’idea della sua inquietudine e della difficoltà a comprendere.

 

Per prima cosa Juliette voleva conoscere la differenza fra un rom e un rumeno. Dopo essermi informata, le ho spiegato che mi pareva d'aver capito che i rom sono uno fra i popoli nomadi che vengono dall’Est Europa e fra di loro ci sono anche dei rumeni oltre che iugoslavi e altri ancora. I rom rappresentano fra il 2 e il 3 per cento della popolazione rumena. I rom fanno infine parte di quell’insieme di popolazioni che noi chiamiamo semplicemente zingari perché non hanno l’aspirazione di mettere radici in un luogo preciso ma preferiscono viaggiare.

Le ho detto anche che da qualche tempo molti paesi d’Europa hanno stabilito dei luoghi adibiti a sosta per le loro case mobili e questi luoghi vengono chiamati campi-nomadi.

 

Juliette allora mi ha chiesto delucidazioni sul fatto che dopo il crimine di un rom il cui nome, Mailat,
(evocativo di una carenza nutrizionale che avrebbe provocato scompensi psicologici tali da innescare una tale spirale di violenza) è sulla bocca di tutti come fosse un ex amico di famiglia o il figlio criminale del lattaio,  interi campi nomadi siano stati smantellati.

Le ho detto che a quanto pare gli italiani considerano queste popolazioni come criminali nel loro insieme e quindi sentivano l’esigenza di liberarsene in toto e rapidamente per ridare al nostro paese la dignità e l’onestà che la presenza di questi criminali avevano offuscato.

 

Pare che gli zingari rapiscano i bambini, rubino, e usino violenza sulle donne. Pare anche che si siano organizzati in associazioni a delinquere dedite a crimini efferati come l’accattonaggio, il lavaggio vetri ( di cui si abbondantemente discusso qualche settimana fa) e affini.
Pare infine che rifiutino il posto fisso e non ne vogliano sapere nell'investire in un mutuo e comprare casa.

 

Di sicuro c’è solo la percezione collettiva della loro carenza in fatto di igiene personale  e proprio a questa carenza ritengo si debba imputare la più consistente quota d’odio che, in quanto italiani, proviamo per loro.

 

Perché, in quanto ad atti criminosi ed esportazione degli stessi, modestamente il nostro curriculum (prove alla mano) è ben più performante del loro.

 

Juliette mi ha allora ricordato il fattaccio di quei sei italiani uccisi in Germania in un regolamento di conti tutto interno alla ‘ndrangheta (che parrebbe trovare questo nome oramai demodé e autodefinirsi piuttosto “cosa nuova”).

In effetti, mi ha detto, dopo breve riflessione, chi vieterebbe ai tedeschi di considerare gli italiani come un popolo di assassini e sgomberare il territorio nel più breve tempo possibile da tale e tanta spazzatura?

(anche il termine spazzatura mi pare altamente evocativo di una situazione di cui orgogliosamente rivendico l'italianità)

 

Il loro senso di colpa, le ho risposto io, la prudenza che hanno appreso a caro prezzo nel criminalizzare interi popoli, e il fatto che le nostre organizzazioni criminali, e in particolare “cosa nuova”, sono fra piccole e medie imprese con il maggior fatturato in Europa ed hanno un servizio d’ordine che mette un po’ di soggezione!

 

Altro che furti, accattonaggio e qualche crimine violento qua e là...

                                                                ***


Ieri pomeriggio L. si affacciava dalla cucina per dirmi - hai sentito chi è morto? Norrmàn Mailérr!-

Viste le differenze sostanziali fra il modo che hanno italiani e francesi nello storpiare a morte la lingua inglese ho chiesto gentilmente di sillabarmi il nome del tizio.

Buio, ancora buio. Il buio della mia ignoranza.

Non conosco Norman Mailer, non ho letto nulla di lui e ieri ne ho sentito parlare per la prima volta nella mia vita (l’ultima della sua).

Rimedierò, anzi, comincio subito.

                                                                                 

 

 

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 11, 2007 11:01 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni
venerdì, 09 novembre 2007

Tempo

Come lo passo o come mi passa sopra, lasciandomi a terra troppo sbigottita per capire che cosa succede.
Parlo, si, parlo tutto il tempo, oppure canto o sussurro ma questa è solo parte del lavoro che coinvolge per primo il tatto.

Parlare si ma ma anche baciare, accarezzare, massaggiare con delicatezza, riscaldare, trasmettere serenità con pressioni un po' ovunque io per prima le trovi confortanti, i piedi, le mani, il ventre. Rassicurare.

Gli altri sensi stanno in agguato anche loro.
La luce è accecante?
L'assenza di luce minacciosa?
La penombra disegna mostri sul muro?

E' l'olfatto che riconosce luoghi sgraditi oppure il rifugio sicuro della tana.

E poi i rumori, una bottiglia di plastica schiacciata che fa sobbalzare, la sirena del primo mercoledì del mese, l'esercitazione dei pompieri che tanto ricorda o pare ricordare, anche a chi non era nato ai quei tempi, i bombardamenti sulla città.

Un mondo d'equilibrismi e di sfida a tutto ciò che è possibile compiere con una sola mano: scrivere mentre si culla con l'altra, senza rinunciare all'accento acuto sulla e, lavare, risciacquare, montare un biberon, consolare con carezze mentre si cambia il panno, soprattutto per l'orrore dei decibel che montano con rapidità inaudita, dondolare energicamente la culletta o accarezzare una mano mentre si tenta di arraffare qualche istante al sonno.

Un mondo in sordina, che per la seconda volta diviene il mio tempo.

postato da: sabrinamanca alle ore novembre 09, 2007 10:57 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni