TissiAcquattati sulla veranda
In quella arroventata notte estiva
mi fischiarono addosso. Cordialmente.
Così mi fermo.
MacDougal o Christopher
Street in catene di luce.
Una festa d'estate. O qualche
Santo. Non ero troppo lontano
Da casa, ma non troppo chiaro
Per un negro, e nemmeno troppo scuro.
M'immaginavo che fossimo tutti
Una cosa sola, latino, negro, ebreo,
e poi non eravamo in Central Park.
Ho il passo un po' pesante? Indovinato!
E questo negro giallo lo picchiarono
Fino a farlo blu e nero.
Già. Durante tutto questo, per paura
Che uno usasse un coltello,
appesi a un idrante la mia giacca sportiva,
appena comperata, verde oliva.
Non feci niente. Quelli si battevano
L'uno con l'altro, in fondo. Perché la vita
Concede loro poche emozioni,
ecco tutto. Ai negri, agli ispani.
La faccia fracassata, sanguinante
Il mio lurido muso, la mia giacca - ramoscello
D'olivo - messa in salvo da tagli e da lacrime,
mi trascinai su per quattro rampe.
Riverso nello scolo, mi ricordo
Di alcuni che guardavano e gestivano
A gran voce, e una madre che gridava
Più o meno "Jackie" o "Terry"
"adesso basta!".
In fondo non è niente.
Ragazzi a cui manca un po' d'amore.
Tu sai che non volevano ammazzarti.
Solo gioco pesante,
come vuole la giovane America.
Eppure, mi ha insegnato qualche cosa
Sull'amore. Se è così brutale,
non parliamone.
***
Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L'aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l'ampie
vesti tue così chiare.
Giorgio Caproni
Da Tutte le poesie,Garzanti,1985Le mie condoglianze
Ha il nome di un fiore ma non é Rosa.
E’ una donna così grassa ma così grassa che quando cade dal letto cade dai due lati.
E’ una donna così grassa ma così grassa che riesce ad essere in due luoghi nello stesso tempo.
E’ una donna obesa con l’aria da “troia di bassa lega”.
E’ Violeta che in una sola frase, lunga più di trecento pagine ci racconta la sua vita fino all’incidente che la vede appesa a testa in giù alla cintura di sicurezza dalla sua auto uscita di strada, in una notte di tempesta in cui solo gli ubriachi e disperati si metterebbero al volante.
E il presente, il passato, gli affetti, si materializzano come nel disegno di un grande artista. Con sapienza, maestria e precisione, Dulce Maria Cardoso traccia le prime linee che delimitano lo spazio per poi concentrarsi sui particolari.
E’ un continuo va e vieni, ci avvicina ai dettagli che ci catturano al punto che vorremmo continuasse, andasse più a fondo perché intuiamo che c’è altro dietro e oltre a quello che ci ha appena raccontato ma proprio in quel momento lei si sposta e lavora su un’altra parte.
La storia che ci ha raccontato nella prima pagina non ha nulla a che vedere con quella a pagina dieci e questa cambia ancora con lo scorrere delle righe e dei capitoli.
I protagonisti di questa vita, i genitori, la sua unica figlia, Dora e poi Angelo, la domestica Maria da Guia, si precisano si dotano di spessore e prendono vita, divengono personaggi a tre dimensioni.
- non potendo comprare tutti i libri di cui sento parlare, come posso discernere, scegliere fra le mille proposte?
Vi dirò perché scegliere questo libro.
Primo, perché “ Le mie condoglianze” è meravigliosamente scritto; la forma che l’autrice ha scelto (in 310 pagine gli unici segni di interpunzione sono delle virgole) la dice lunga sulle capacità dell’autrice, sapendo che questo andare e venire fra un personaggio e l’altro, fra il passato e il presente, invece di confonderci ci affascina e ci fa restare sulle pagine sempre sperando di saperne di più, di ottenere ancora maggiori particolari.
Secondo, perché la storia di una famiglia nasconde e contiene tutte le tematiche della tragedia, quelle che fanno parte visceralmente di noi dalla notte dei tempi e Dulce Maria Cardoso sembra conoscere profondamente la materia che maneggia, l’odio e l’amore, la tenerezza e la crudeltà, la disperazione e la speranza.
Terzo, perché Violeta è uno di quei personaggi che non si dimenticano, e questo è già tanto.
non c’è nulla che il silenzio non uccida