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sabato, 23 giugno 2007

A casa

Fra qualche giorno, se tutto va come deve, me ne torno a casa per un mese almeno.
Già da qualche tempo non sogno che di atterrare ad Alghero e vedere la mia splendida sorellina che all'apertura delle porte mi accoglie con le lacrime agli occhi.
Oramai svogliata, disinteressata a tutto ciò che non sia "casa" e quello che comporta, attendo il tempo che sadico si diverte a stirarsi, dilatarsi, centellinare gli istanti mettendomi alla prova.
E' così ogni estate.
Quest'estate ancora di più.
Ecco perché raccolgo tutte le forze rimaste per salutare quanti mi hanno fatto grande compagnia e hanno partecipato al blog con interventi sempre stimolanti, augurando a tutti ciò che desiderano.
Io me ne vado anzi, me ne sono già andata, anche se non sono ancora giunta in alcun dove.
Vago, animula vagula, cercando pace.
(lo so, lo so che lì ci sono 40 gradi all'ombra)
La troverò?
Non credo, non l'ho mai trovata.
Ma finché cerco...

Baci a tutti
1989 TissiTissi
postato da: sabrinamanca alle ore giugno 23, 2007 15:56 | link | commenti (38)
categorie: riflessioni
venerdì, 15 giugno 2007

"Plagi" musicali e delusioni post adolescenziali

Il post sul blog di Remo Bassini  mi ha dato l'occasione di andare a cercare canzoni che non sentivo da tempo e riascoltarne delle altre che, nonostante i viaggi e gli spostamenti, sono sempre con me.
Alcune mi hanno riportato alla memoria lo shock del mio decennio post adolescenziale, alla scoperta che alcune canzoni che idolatravo, altro non erano che traduzioni e arrangiamenti più meno fedeli di altri testi, altre liriche. Scoprii così che "il disertore" di Ivano Fossati, altro non era che "Monsieur le président" di Boris Vian, Chico Buarque l'ispiratore di "poster" di Claudio Baglioni, "Oh, che sarà" e molte, moltissime altre (un amico mi fece dono di almeno dieci suoi album. Una pugnalata dopo l'altra!!!), Brassens l'autore di "Il gorilla", "Morire per delle idee", "Le passanti", "Delitto di paese", "Marcia nuziale", "Nell'acqua della chiara fontana" di Fabrizio De André.

La mia prima reazione fu lo sdegno, seguito dalla amara delusione, in poche parole mi sentii tradita.
Di tempo ne è passato e anche la mia posizione su queste interazioni musicali e contaminazioni crociate è radicalmente cambiata.
Mi disturba sempre un po' sentire Franco Battiato che canta Jacques Brel, ma è colpa mia, sono un po' rigida, appiattita sulle versioni originali e, fatto non trascurabile, ho conosciuto per prima la versione di Brel.
Ora che questi anni della mia vita sono diventati, come si dice, storia, mi fa un gran piacere riportare alla luce il ricordo e le emozioni di qualche anno fa.

E voi? Quali scoperte? Quali sensazioni?


Qualche volta accade anche il contrario.

Ecco la strepitosa Marisa Monte in una canzone che non farete fatica a riconoscere come appartenente al repertorio nostrano:



postato da: sabrinamanca alle ore giugno 15, 2007 08:21 | link | commenti (27)
categorie: riflessioni, canzoni
martedì, 12 giugno 2007

Poesie scelte (stamattina)
Un giro per i blog, su internet, infine fra le mura di casa: oggi è giorno di poesia.
Ho frugato un po' dappertutto, sgabuzzino, ripostiglio, in basso nel mobile della cucina, negli anfratti della libreria. Non c'è organizzazione nella mia ricerca, solo fame.
Non mi sono saziata ma va già meglio.

***
Dal sito di Roberto Coaloa uno splendido post su Derek Walcott.

Blues

Those five or six young guys
lunched on the stoop
that oven-hot summer night
whistled me over. Nice
and friendly. So, I stop.
MacDougal or Christopher
Street in chains of light.

A summer festival. Or some
saint's. I wasn't too far from
home, but not too bright
for a nigger, and not too dark.
I figured we were all
one, wop, nigger, jew,
besides, this wasn't Central Park.
I'm coming on too strong? You figure
right! They beat this yellow nigger
black and blue.

Yeah. During all this, scared
on case one used a knife,
I hung my olive-green, just-bought
sports coat on a fire plug.
I did nothing. They fought
each other, really. Life
gives them a few kcks,
that's all. The spades, the spicks.

My face smashed in, my bloddy mug
pouring, my olive-branch jacket saved
from cuts and tears,
I crawled four flights upstairs.
Sprawled in the gutter, I
remember a few watchers waved
loudly, and one kid's mother shouting
like "Jackie" or "Terry,"
"now that's enough!"
It's nothing really.
They don't get enough love.

You know they wouldn't kill
you. Just playing rough,
like young Americans will.
Still it taught me somthing
about love. If it's so tough,
forget it.




Quei cinque o sei ragazzi

Acquattati sulla veranda
In quella arroventata notte estiva
mi fischiarono addosso. Cordialmente.
Così mi fermo.
MacDougal o Christopher
Street in catene di luce.

Una festa d'estate. O qualche
Santo. Non ero troppo lontano
Da casa, ma non troppo chiaro
Per un negro, e nemmeno troppo scuro.
M'immaginavo che fossimo tutti
Una cosa sola, latino, negro, ebreo,
e poi non eravamo in Central Park.
Ho il passo un po' pesante? Indovinato!
E questo negro giallo lo picchiarono
Fino a farlo blu e nero.

Già. Durante tutto questo, per paura
Che uno usasse un coltello,
appesi a un idrante la mia giacca sportiva,
appena comperata, verde oliva.
Non feci niente. Quelli si battevano
L'uno con l'altro, in fondo. Perché la vita
Concede loro poche emozioni,
ecco tutto. Ai negri, agli ispani.

La faccia fracassata, sanguinante
Il mio lurido muso, la mia giacca - ramoscello
D'olivo - messa in salvo da tagli e da lacrime,
mi trascinai su per quattro rampe.

Riverso nello scolo, mi ricordo
Di alcuni che guardavano e gestivano
A gran voce, e una madre che gridava
Più o meno "Jackie" o "Terry"
"adesso basta!".
In fondo non è niente.
Ragazzi a cui manca un po' d'amore.

Tu sai che non volevano ammazzarti.
Solo gioco pesante,
come vuole la giovane America.
Eppure, mi ha insegnato qualche cosa
Sull'amore. Se è così brutale,
non parliamone.

***

Dal blog di colfavoredellenebbie un omaggio a Giorgio Caproni.

Donna che apre riviere

Sei donna di marine,

donna che apre riviere.

L'aria delle mattine

bianche è la tua aria

di sale e sono vele

al vento, sono bandiere

spiegate a bordo l'ampie

vesti tue così chiare.

Giorgio Caproni

Da Tutte le poesie,Garzanti,1985

***
Dal blog di Clelia Mazzini una poesia di Margherita Guidacci, storica traduttrice di Emily Dickinson e
grande poestessa.

Non voglio

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate - segnate e misurate
senza stancarvi.
Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull'anima
e dite: "Qui faremo un bell'orlo.
Dopo starai tanto meglio."
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d'anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.
***

Uno dei miei famosi cugini, famosi per quelli che mi conoscono, s'intende, dato che io ne parlo spesso e molto volentieri, Alessandro Parrinello o piuttosto Sandro, come lo abbiamo sempre chiamato in famiglia, ha pubblicato il suo primo libro di poesie.
Ancora non ho letto molto a causa di disguidi di spedizione (tanto per cambiare) ma su internet ho trovato qualcosa.

Poetare

Poetare é sognare o volare?

O il poeta scrive versi
perché non sa piú riaversi
dal dolore che lo ha colto,
poverino?

Ma che pena, se ci pensi,
smi-nuz-za-re le pa-ro-le
come in uno spezzatino?
Frantumarle come miche
date in pasto alle formiche!

A che serve tutto ció?
Forse, a dire a Lei che é bella?
o a descrivere l´ignoto?
o chissá ... magari il vuoto
dentro a un animo ribelle?
Forse a questo o forse no...

Poetare é capire o intuire?

E chi mai lo vuol sapere?
Mi dirai ... Meglio la prosa!
che con poche cantilene
lascia intendere ogni cosa!

Non é troppo se ti chiedo
Come pochi vaghi segni
possan dire, fare, amare...
come l´eco di una grotta
che s´insinua nelle mente
in maniera ricorrente?

Lascia dunque che si dica
che poesia é maledizione,
che i poeti sono ladri,
solo complici ruffiani,
E poetare la canzone
di una farsa mal riuscita,

la commedia di un attore
cui va via pure la vista
mentre legge il suo copione!


e ancora questa:

Orizzonti di carta

Perduto al limite del nuovo giorno,
in quello stesso profondo orizzonte di carta
tracciato a matita su un sogno indolente,
guardavo confuso la mano fraterna
posarsi sul capo.
E vedendoti vivo, quantunque un po’ triste,
dicevo a me stesso che in fondo un Dio esiste
se ancor mi permette di stringerti e amarti.
Ma, desto dal sonno, scompari nell’ombra,
lasciando alla notte l’ingrato dovere
di nuove illusioni.
***

Questa l'ho ricevuta per mail da una cara amica.
L'autrice è Nuala Ni Dhimhanaill una delle voci più popolari della poesia i contemporanea irlandese.

Mother

You gave me a dress

and then took it back from me.

You gave me a horse

which you sold in my absence.

You gave me a harp

and then asked me back for it.

And you gave me life.



At the miser’s dinner-party

every bite is counted.



What would you say

if I tore the dress

if I drowned the horse

if I broke the harp

if I choked the strings

the strings of life?

Even if

I walked off a cliff?

I know your answer.



With your medieval mind

you’d announce me dead

and on the medical reports

you’d write the words

“ingrate”, “schizophrenic”.



postato da: sabrinamanca alle ore giugno 12, 2007 09:11 | link | commenti (9)
categorie: poesie
sabato, 09 giugno 2007

Le mie condoglianze


1177605749MieCondoglianzeSitoHa il nome di un fiore ma non é Rosa.

E’ una donna così grassa ma così grassa che quando cade dal letto cade dai due lati.

E’ una donna così grassa ma così grassa che riesce ad essere in due luoghi nello stesso tempo.

E’ una donna obesa con l’aria da “troia di bassa lega”.

E’ Violeta che in una sola frase, lunga più di trecento pagine ci racconta la sua vita fino all’incidente che la vede appesa a testa in giù alla cintura di sicurezza dalla sua auto uscita di strada, in una notte di tempesta in cui solo gli ubriachi e disperati si metterebbero al volante.

E il presente, il passato, gli affetti, si materializzano come nel disegno di un grande artista. Con sapienza, maestria e precisione, Dulce Maria Cardoso traccia le prime linee che delimitano lo spazio per poi concentrarsi sui particolari.

E’ un continuo va e vieni, ci avvicina ai dettagli che ci catturano al punto che vorremmo continuasse, andasse più a fondo perché intuiamo che c’è altro dietro e oltre a quello che ci ha appena raccontato ma proprio in quel momento lei si sposta e lavora su un’altra parte.

La storia che ci ha raccontato nella prima pagina non ha nulla a che vedere con quella a pagina dieci e questa cambia ancora con lo scorrere delle righe e dei capitoli.

I protagonisti di questa vita, i genitori, la sua unica figlia, Dora e poi Angelo, la domestica Maria da Guia, si precisano si dotano di spessore e prendono vita, divengono personaggi a tre dimensioni.

Nei blog si leggono molte “recensioni” e spesso trovo commenti del tipo

- non potendo comprare tutti i libri di cui sento parlare, come posso discernere, scegliere fra le mille proposte?

Vi dirò perché scegliere questo libro.

Primo, perché “ Le mie condoglianze” è meravigliosamente scritto; la forma che l’autrice ha scelto (in 310 pagine gli unici segni di interpunzione sono delle virgole) la dice lunga sulle capacità dell’autrice, sapendo che questo andare e venire fra un personaggio e l’altro, fra il passato e il presente, invece di confonderci ci affascina e ci fa restare sulle pagine sempre sperando di saperne di più, di ottenere ancora maggiori particolari.

Secondo, perché la storia di una famiglia nasconde e contiene tutte le tematiche della tragedia, quelle che fanno parte visceralmente di noi dalla notte dei tempi e Dulce Maria Cardoso sembra conoscere profondamente la materia che maneggia, l’odio e l’amore, la tenerezza e la crudeltà, la disperazione e la speranza.

Terzo, perché Violeta è uno di quei personaggi che non si dimenticano, e questo è già tanto.

Ho scelto una frase che mi ha particolarmente colpito:

non c’è nulla che il silenzio non uccida

Buona lettura

 

postato da: sabrinamanca alle ore giugno 09, 2007 09:56 | link | commenti (26)
categorie: recensioni, libri, letteratura
sabato, 02 giugno 2007

su arteinsieme

un mio racconto

Buon fine settimana.
postato da: sabrinamanca alle ore giugno 02, 2007 13:37 | link | commenti (16)
categorie: racconti