Il sé, forma tonica del pronome personale di terza persona singolare e plurale usata nei complementi retti da preposizione, solo in riferimento al soggetto, perde l'accento quando è rafforzato da stesso.
ergo:
sé
oppure se stesso
Aggiornamento: il dibattito si farà e sarà trasmesso da BFM TV domattina alle 11.00 domani vi dirò.
Sarkozy boicotta il faccia a faccia su canal + fra François Bayrou e Segolène Royal?
Il dibattito di sabato 2 Maggio fra Royal e Bayrou non avrà luogo, non su canal +, almeno.
La rete, che aveva annunciato la disponibilità all'incontro, ha stamane rinunciato invocando dei problemi legati alla par condicio nei tempi dedicati ai candidati.
Bayrou, che aveva proposto a Sarkozy come alla Royal un confronto, si dichiara certo che il candidato dell'UMP (che intrattiene rapporti di grande amicizia con le grandi reti private del paese, vedi TF1) abbia usato la sua influenza per boicottare l'evento.
Jack Lang, portavoce di Segolène Royal dichiara che il dibattito avrà luogo altrove.
Speriamo.
Questa vicenda mi da l'opportunità di una riflessione. Parlavo con un amico che mi spiegava perché pensava di votare Sarkozy. Il suo programma è meno libero dai lacci dello stato e invoca la responsabilità personale nell'ambito lavorativo, sanitario e sociale.
Anche lui era cosciente dei problemi di democrazia legati all'elezione di quest'uomo ma non aveva toccato con mano i risvolti pratici di questo conflitto d'interessi.
Questo ne é un semplice esempio.
Premetto che non conosco bene caratteristiche e programmi dei due candidati. Ma - oltre al fatto che è di sinistra - un buon motivo per preferire Segolene c'è...abbiamo bisogno del punto di vista in a, perchè quello in o ha già dato ampia (e non proprio edificante) prova di sè.
Un sorriso in a
Mister X di Comicomix
In Francia il primo turno serve a fare il presidente il secondo togliere di mezzo l'avversario . Quindi speriamo che segolene senta poco male, speriamo bene.
mannu(!): io non voto. Non ho la nazionalità. Posso votare soltanto per le comunali e non vedo l'ora!
avante: non è così semplice né così scontato. Nel '95 Chirac è secondo al primo turno e batte Jospin al secondo.
Nel 1981 Mitterrand passa il primo turno in seconda posizione rispetto a Gisrcard D'estang e vince poi al secondo.
In queste elezioni ci sono diverse cose da prendere in considerazione. Per quanto riguarda le sinistre più estreme, esse hanno già dato molti dei loro voti alla Royal mentre il 10 % di Le Pen sarà, immagino, "devoluto" a Sarkozy.
Resta il più importante serbatoio di voti che è il centro di Bayrou. Ci sono diverse categorie che non hanno votato al primo turno la Royal, come quella degli insegnanti, per punirla di alcune sue sortite quando era ministro dell'istruzione ma che la voteranno al secondo.
Tutto quindi sembra far pensare che Sarkozy avrà la meglio.
Bisogna però dire che Sarkozy, essendo uno che va dove lo porta il vento, spesso annusa male e fa delle gaffes madornali. Spero quindi che lasci uscire il suo animo da immigrato di seconda generazione che è ben contento di poter essere nutrito e cresciuto dalla nuova madre Francia ma che di immigrati (delinquenti e parassiti) non ne vuole far entrare altri.
di gran lunga Segolène Royal.
Sarkozy mi ispira un ribrezzo fisico. Lo considero razzista e populista. Mi ricorda tanto Berlusconi per tanti motivi anche se il nostro beneamato Cavaliere in quanto a..., ..., ...,non lo batte nessuno.
se dovesse farcela, Segolene, sarebbe una bella vittoria non solo per la francia, ma per tutta l'europa.
il sarchiapone, concordo, ricorda il cavaliere...
Tifo X Segolene... perchè è femmina... e può portare notevoli cambiamenti, ma a quando in Italia ci sarà un primo ministro femmina?... attualmente non ne vedo ... forza femmine forza... i maschi m'hanno deluso???
sabrina, hai detto che preferisci Segolène perchè Sarkozy ha un mucchio di difetti. detta così, sembra di stare in Italia dove uno va a votare per esclusione o per mancanza di scelta: ossia si vota per il meno peggio. è così? o mi sbaglio e la Segoléne ha qualche qualità intrinseca oltre all'essere femmina e non ispirare ribrezzo fisico? Dimmi che mi sbaglio, per favore...
Entrambi sono due animali politici, due professionali e professionisti della politica.
Segolène Royal fa politica da una vita, è cresciuta sotto l'ombra di Mitterrand, è stata più volte ministro e grande personalità nell'ambito del PS.
Nicolas Sarkozy rappresenta un po' il nuovo modo di fare politica. Bisogna sapere che praticamente tutti i politici hanno frequentato le prestigiosissime scuole private chiamate ENA, école nationale d'administration, dove il diploma non si compra ma si suda, per cui la base politica generale è già molto elevata e istruita sulla politica.
Un rimprovero che viene mosso all'ENA è quello di formare professionisti brillanti ma che vivono un po' fuori dalle difficoltà reali del vivere.
In questo contesto si inserisce Sarkozy che con il suo modo grezzo e brutale di fare politica vuole rappresentare la protesta "degli ignoranti" contro gli intellettuali (per non accennare alle sue intime amicizie con i maggiori azionisti di potenti multinazionali francesi, fra cui quella che possiede le tv privata TF1, un po' la nostra canale 5)
La politica, mi sembra, e non lo dico a cuor leggero, è presa molto sul serio dai francesi, elettori (basta vedere ogni volta la percentuale di votanti) e politici.
Il presidente della repubblica è considerato come il motore della vita del paese, da lui ci si attende non soltanto un primato sull'economia ma anche un primato morale.
I programmi dei due partiti, socialista PS e UMP (union pour le mouvement populaire) sono decisamente diversi anche se col tempo si avvicinano sempre di più.
I socialisti si battono per le garanzie sociali di francesi e immigrati( bisogna ricordare che la Francia è stata sino a due anni o tre anni fa il principale paese d'approdo dei rifugiati politici, ora scalzato dall'Inghilterra), e mettono lo stato come principale interlocutore delle varie categorie, mentre ciò che propone la destra è al contrario di slegare le mani dell'economia e affidarla direttamente nelle mani del mercato.
Sarkozy si è pure appropriato d'una battaglia propria della destra di Le Pen: la severità nel limitare gli ingressi degli immigrati clandestini.
Per parlare ora delle differenze d'attitudine fra Royal e Sarkozy esse consistono nel fatto che la prima ha utilizzato il dialogo durante tutta la campagna elettorale, ed è anche una metodica che ha con forza proposto per risolvere i problemi del paese. La concertazione, come direbbero qui.
Sarkozy invece ha giocato la carta dell'arroganza bonaria. Della serie: fidatevi di me, so quello che faccio.
Affinità selettive o diversità elettive? Hoavuto qualche anno fa una relazione importante ma per me del tutto singolare.
Il sentimento che più l'ha animata è stata la frustrazione perchè per quanto entrambi ci impegnassimo non riuscivamo proprio ad entrare in sintonia.
Ogni gesto anche minimo veniva interpretato dall'uno o dall'altro come un'offesa, una cattiveria gratuita o una mancanza di tatto e di comprensione.
Ogni giorno si trasformava in un banco di prova e raramente ne passava uno senza che avessimo avuto uno screzio o un'incomprensione.
Non eravamo abituati né lui né io a questo genere di rapporto e presto abbiamo cominciato a interrogarci sul motivo di questo agire. Senza capire.
Abbiamo poi proceduto con dichiarazioni d'intenti, d'amore, di stima, ma senza che questa sensazione di disagio si attenuasse.
La storia è finita con la constatazione amara che troppe erano le differenze a separarci e troppo pochi gli spazi condivisibili.
Immagino sarà capitato anche a voi di vivere una relazione, poco importa se fosse d'amore o d'amicizia, di questo genere.
Ve ne parlo perché questo è il difficile rapporto che fa da filo conduttore a La porta di Magda Szabò in cui la scrittrice analizza in forma romanzata la sua relazione con Emerenc, sua domestica per un arco di almeno vent'anni.
Queste donne, completamente diverse per estrazione, esperienze di vita e obiettivi si attraggono inesorabilmente per i valori che ciascuna intuisce nell'altra e si fanno la guerra invece per tutto ciò che le allontana.
Emerenc è un personaggio estremamente complesso, come forse solo le persone in carne ed ossa possono essere. E' però allo stesso tempo un personaggio mitologico avendone tutte le caratteristiche: un'età imprecisata, una serie d'esperienze incredibili e diverse, una casa che resta chiusa a qualsiasi ospite per quanto importante e stimato egli sia, un'amore sconfinato e reciproco per gli animali che le obbediscono come ammaliati, un carattere tempestoso e dei principi del tutto originali.
Ma soprattutto, una bontà innata che si irradia in ogni direzione senza "coerenza" e selettività.
Non c'è soltanto questo, c'è molto, molto altro ne La porta.
Di Magda Szabò e dei suoi romanzi si è molto parlato in rete. Troverete delle belle recensioni qui, qui, qui e qui e diversi post nel blog nonsoloproust.
Non mi dilungo oltre, concludo soltanto dicendo che quando ho letto questo libro ho avuto l'intima certezza di trovarmi davanti a un "classico".
Scamorza, formaggio coi vermi, moccio e signora, la zonca ed altre quisquilie pomeridiane.
La ragione principale di quest post prandiale (passatemi il pietoso gioco di parole che vi assicuro del tutto involontario) è la bulimia che mi attanaglia da qualche giorno.
Mangiato il mangiabile, lo stomaco teso come una grancassa, cerco un modo per sfuggire alla noia di un riposo forzato.
Libri, d'accordo, ma gli occhi si stancano, la cervicale mi da il tormento e non ne posso più di ripassare i film di Truffaut e la versione d'Oltralpe di CSI (Les experts, lo sapete che qui le parole straniere sono bandite, in ogni senso).
Ed allora che faccio? Mi lobotomizzo davanti alla televisione.
Scartando i canali francesi perché come già chiarito si tratta di riposo, pan-ciol-le, mi getto sulle tre reti rai, le sole che il mio magro abbonamento tv mi permette di vedere.
E così scopro, mi informo, mi intellettualizzo mica male.
Ecco le mie ultime acquisizioni culturali che non sono neanche da poco:
1) Scamarcio, che ho visto per la prima volta a "che tempo che fa" , non è un incrocio fra la scamorza, e il formaggio marcio (una bella forma di casu sardu morbido con larve di mosca che prosperano allegramente vermeggiando dal formaggio alla bocca) e nemmeno uno dei disgraziatissimi personaggi di Guzzanti ma un essere in carne ed ossa, bono per carità, ma di quelli ai quali intimare il subito il silenzio.
2) Federico Moccia, su cui ho visto uno splendido servizio su rai tre.
Avevo sentito parlare di questa anima bella soltanto fra i bloggers e m'ero fatta l'idea di un intellettuale sopraffino, di quelli che scrivono testi di cui anche la versione italiana necessita d'un traduttore ispirato.
Che cosa mi propone invece lo splendido quanto necessario servizio del "servizio"( qui si dice toilettes, rigorosamente al plurale) pubblico?
Un musical; naturalmente dopo il film, naturalmente dopo il libro.
"A tre metri dal cielo", mi sembra sia questo il titolo della saga o sagra come usava ripetere la mia compagna di scuola del liceo ( è grave lo so ma forse eravamo ancora solo al ginnasio).
Due balletti, due canzoncine e le interviste di un popolo di undicenni truccate da Pretty Baby che mimano orgasmi e gridolini quando elencano quello che hanno visto o letto e quello che "gli manca".
Ora posso dormire più tranquilla o come dicono qui non addormentarmi ignorante.
La chicca però, il programma che più mi affascina (sia ben chiaro che la perfezione mi annoia) è Ricomincio da qui condotto dall'ineguagliabile (spero) Alda d'Eusanio, Alba d'eusebio o Tempio Pausania, non riesco mai a ricordare come briscola si chiama.
Quest'emissione ha tutto per piacermi: degli ospiti sfigatissimi d'eccezione, un pubblico selezionato accuratamente per rappresentare l'italiano medio, degli esperti che solo accessoriamente si ricordano in quale trasmissione stanno e soprattutto lei, la presentatrice.
Devo confessare che l'ascolto rapita mentre sentimenti e emozioni diverse mi confondono i pensieri.
Per esempio: le domande gliele ha scritte uno con un quoziente intellettivo inferiore persino al suo o è davvero capace di tanto?
La psico-patologia, un campo che la professionista pare conoscere bene, non ha mai impiegato alcun mezzo, vedi l'ipnosi, per farla desistere?
C'è una guerra? (Si perché in guerra ci sono giustamente dei soldati pagati per fare stragi e dare l'esempio di che cosa sia il lato oscuro dell'uomo)
E soprattutto: la pagano per questo scempio?
Concludo con l'unica frase che mi ha fatto ridere e che le sue superlabbra hanno sussurrato con la pacatezza che solo una saggezza infinita può produrre.
Citando il povero Saint Exupéry l'Aldina o Albina, suggeriva al povero diavolo "l'amore non è guardarsi negli occhi ma guardare insieme nella stessa direzione" che è la frase che sempre mi rivolge L. quando per sbaglio guardiamo la televisione.
Buon proseguimento a voi, sempre su questo canale!
Leggo sul blog di Remo Bassini delle riflessioni sulla "bruttezza" e mi torna in mente un atteggiamento trasmessomi da mio padre e che ho creduto per tanto tempo "normale".
Quando a mio padre qualcuno, soprattutto una donna, stava antipatico, non riusciva ad evitare di imitare a mo' di caricatura il modo di parlare e fare del malcapitato.
Terminava poi la sua invettiva con una frase che secondo il suo sentire chiariva e giustificava la sua antipatia: - eppoi, avete visto quant'è brutto!!!-.
Non era una bruttezza ponderata, comparata e statica quella a cui lui alludeva, credo, era piuttosto una mancanza di grazia del movimento, per parafrasare, non il cinguettare d'un pettirosso ma il gracchiare d'un corvo.
Questa sua abitudine è diventata la mia.
Non posso impedirmi di imitare degli atteggiamenti e un modo di parlare che sento fastidioso o sgraziato, al punto che lo faccio senza nemmeno rendermi conto e qualche amico deve farmelo notare perché io smetta.
Non sopporto le voci stridule, metalliche, cantilenanti al punto che non sopporto la mia stessa voce quando per cause diverse come la paura, la stanchezza, si fa più sottile.
Non posso ancora impedirmi di concludere le mie filippiche con una sciocca considerazione sulla bruttezza del mio bersaglio.
So di aver torto. Questo è ciò che è cambiato.
In famiglia e con gli amici. Ci sono libri e libri. In questi giorni di riposo forzato ne ho incontrato due molto diversi fra loro e questo contrasto mi ha regalato un gran piacere.
Il primo è "il quaderno delle voci rubate" di Remo Bassini.
Me ne sono innamorata alla prima pagina, ma non di quella passione che acceca, che azzera ogni difetto nel desiderio di elevare l'oggetto amato al di sopra delle umane miserie, piuttosto di quel sentimento "intero" che comprende la tenerezza, il rispetto, la compassione e la sintonia nel sentire.
Mi sono sentita a casa, per intenderci.
La storia è quella di un Luca, che tiene un bar in un paesotto del nord Italia. Un bar che in altri tempi e in forma differente è appartenuto al nonno e che suo padre avrebbe invece detestato.
Attraverso Luca ed i personaggi che popolano questo bar e questo romanzo, come in un'altalena cullata con dolcezza, andiamo avanti e indietro nel tempo a ricostruire un passato denso di emozioni e un presente carico di attese.
Luca è un uomo troppo pudico per essere temerario. Il suo passato appare così punteggiato di rimpianti, di gesti non compiuti, di rinunce sofferte ma inevitabili e il bar diventa per lui il rifugio dove leccare le ferite e riprendere le forze per il momento in cui questo pudore finalmente lo abbandonerà.
Luca è circondato da amici. Uomini e donne feriti, come lui, ma con una fame più grande della sua, d'amore, di vita.
Luca da dietro al bancone ascolta, osserva, e nel "quaderno" appunta i pensieri e le frasi importanti, quelle che non si dimenticano, quelle che insegnano a vivere oppure chissà, a morire.
Ma un giorno Luca smetterà di scrivere. Si risveglierà dal torpore per correre il rischio di amare.
La scelta del secondo libro è stata dettata da un impulso. Una veloce lettura della newsletter di Meridiano Zero. Un'amica che viene a trovarmi. Una chiamata, come un'intuizione: potresti cercarmi questi libri?( per la cronaca "lo scommettitore" di Bassini, Abbacinante di Mircea Cartarescu, Mammifero Italiano, di Manganelli e quest'ultimo).
Un impulso, si. Perché la riflessione m'avrebbe fatto desistere. Per fortuna ogni tanto mi lascio andare.
Actarus di Claudio Morici è fra le altre cose, uno spasso, e la sua scrittura non si può certo definirla classica. Distruggi il male, vai!
La storia è quella di Actarus, pilota a puntate dell'Istituto, ultimo baluardo della terra nella difesa dai cattivi di Vega.
Actarus vive di Peroni e di poco altro. Fra un combattimento e l'altro vegeta oppure esce con l'unico amico, Alcor, detto Alcol, che preoccupato per il numero di Peroni che il nostro eroe riesce a buttar giù, gli impartisce l'insegnamento che viene dall'esperienza di un ex-alcolista pluri-omicida.
Actarus non chatta.
Il suo passato da adolescente nel pianeta natale, Fleed, gli ricorda che esiste un altro modo di vivere.
Ho detto che questo libro, fra le altre cose, è uno spasso. Beh, "le altre cose" sono una fotografia impietosa e perfettamente a fuoco della nostra società, della follia in cui siamo immersi e di cui siamo complici, di questo mondo di plastica con finestre fittizie che si affacciano su altrettante bugie.
Nel mondo di Actarus non si deve fare il minimo sforzo per riconoscere il nostro.
Sorge spontaneo il sorriso che si affaccia quando riconosciamo noi stessi in qualcosa di estraneo. Un sorriso che si ghiaccia non appena realizziamo quali sono le ragioni di questo riconoscerci.
Alfonsina y el mar
Visto che è il mio blog, ci metto dentro le canzoni che più mi piacciono, testo e musica, e con gran gusto me le canto (in questo caso con i sighiozzi dopo la seconda strofa).
E così metto questa canzone struggente dedicata ad Alfonsina Storni, morta secondo una leggenda per amore, secondo una versione forse più attendibile suicidatasi perché affetta da un tumore.
Por la blanda arena
Que lame el mar
Su pequeña huella
No vuelve más
Un sendero solo
De pena y silencio llegó
Hasta el agua profunda
Un sendero solo
De penas mudas llegó
Hasta la espuma.
Sabe Dios qué angustia
Te acompañó
Qué dolores viejos
Calló tu voz
Para recostarte
Arrullada en el canto
De las caracolas marinas
La canción que canta
En el fondo oscuro del mar
La caracola.
Te vas Alfonsina
Con tu soledad
¿Qué poemas nuevos
Fuíste a buscar?
Una voz antigüa
De viento y de sal
Te requiebra el alma
Y la está llevando
Y te vas hacia allá
Como en sueños
Dormida, Alfonsina
Vestida de mar.
Cinco sirenitas
Te llevarán
Por caminos de algas
Y de coral
Y fosforescentes
Caballos marinos harán
Una ronda a tu lado
Y los habitantes
Del agua van a jugar
Pronto a tu lado.
Bájame la lámpara
Un poco más
Déjame que duerma
Nodriza, en paz
Y si llama él
No le digas nunca que estoy
Di que me he ido.
Te vas Alfonsina
Con tu soledad
¿Qué poemas nuevos
Fueste a buscar?
Una voz antigüa
De viento y de sal
Te requiebra el alma
Y la está llevando
Y te vas hacia allá
Como en sueños
Dormida, Alfonsina
Vestida de mar
Correnti
Apro e chiudo porte.
Gesto è il mio, continuo.
Avanzo, poi indietreggio, do uno sguardo, sbircio.
E ripasso l'interno di una
come storia nota a cui non mancano che poche righe.
Non sono mai sicura, chiudendole, di far la cosa giusta.
Ho dentro come il senso d'una rinuncia, d'un fallimento, d' una mia volgare cecità.
E quando ne apro di nuove, che meraviglia, che desiderio di chiuderle alle mie spalle ed entrare nel nuovo mondo!
Ma poi le lascio aperte, indecise anche loro, a sbattere avanti e indietro con quel rumore secco di vento che sempre si porta dietro l'indeterminazione.
Accade così che fra una porta e l'altra si generino correnti d'aria e di pensieri.
Spesso mi ammalo ma non me ne cruccio; la salute infatti non dura.