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sabato, 31 marzo 2007

Mal di pietre (e mal di ventre)
titolo alternativo:
Il nuovo caso Goliarda Sapienza?
oppure ancora
Milena Agus: chi era costei?

" Mal di pietre" è il romanzo di Milena Agus.
Perché ve ne parlo?

Beh, in questa città veramente poco sarda che è Parigi il libro compare in bella vista in una vetrina su due. Osannato dall'olimpo della critica il libro della Agus (edito in Italia da Nottetempo e in Francia da Lianalevi)
da gennaio ha venduto  50.000 copie  ed è un fenomeno editoriale di cui si parla dappertutto.

Ancora, dopo mesi, ricevo telefonate di persone che sanno da dove vengo e che cominciano tutte con un- tu che sei sarda...e proseguono con - sai, la sarda che ha scritto Mal de pierres-
Io attendo di tornare quest'estate e leggere in italiano la storia di generazioni di donne dilaniate da calcoli renali (mal di pietre appunto) e mal d'amore.

Nel frattempo ripensando al fatto che Mal di pietre, così come L'arte della gioia (li voglio paragonare solo  come fenomeni letterari, per carità) conoscono un'enorme fama oltralpe e restano sconosciuti nel mio, nel loro, nel nostro paese, beh, mi viene un po' di mal di pancia!


postato da: sabrinamanca alle ore marzo 31, 2007 21:44 | link | commenti (28)
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venerdì, 30 marzo 2007

L'esibizionista
(la mia prima volta)


Avant'ieri mattina, farmacia tranquilla, un nonnetto distinto, tale Monsieur Erner si presenta con prescrizione per un'allergia, pastiglie e crema.
Mi spiega amareggiato che il dottore non ha nemmeno voluto visitarlo e quindi non sa bene dove mettere la crema.
Chiedo delucidazioni rispetto all'allergia, si manifesta con delle zone arrossate o soltanto con del prurito, e dove gli gratta(traduzione letterale).
Sulle cosce, all'altezza dell'inguine, risponde lui.
Poi, son sguardo canino mi chiede se può mostrarmi le zone interessate.
Sospiro, con gli anziani dopo tutto, è prassi frequente.
Andiamo nel retro e lui comincia ad armeggiare con la cintura.
Dieci minuti dopo (soffre d'Alzheimer, il poveretto) si slaccia la cintura, abbassa i pantaloni e di colpo anche le mutande color blu marine e d'improvviso sono lì, in presenza di questo grosso coso indecifrabile che lui si compiace di appellare verga.
Vede qui, intorno alla verga, devo metterla anche lì? E sotto la verga, vede qualcosa, sotto?
Io comincio a dubitare della sua buona fede (un po' lentina, no?) e gli dico che non vedo nulla e di rivestirsi.
Torniamo al banco e lui mi domanda almeno altre due volte se deve mettere la crema sulla verga. Io rispondo secca che no, sulla verga non deve metterla.
Lui non ce la fa più.
Ma l'ha vista la mia verga, ha visto che grossa?
Pur non avendolo sfiorato mi sono lavata le mani una decina di volte nei seguenti minuti.
Mi fa pena, il povero vecchio vergaiolo, ma sono anche tanto incazzata (e nelle pause mi scappa da ridere).
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 30, 2007 09:32 | link | commenti (26)
categorie: breaking news
giovedì, 29 marzo 2007

La storia siamo noi?

Sul blog di Remo Bassini si è cominciata un'interessante discussione sulla storia, il passato, il valore delle testimonianze.

Mi sono sempre chiesta perché nella mia voglia di scrivere è sempre presente una gran curiosità di indagare nel passato e di fissare impronte che altrimenti verrebbero cancellate.

Per prima la storia della mia famiglia, di tutti i suoi numerosi componenti che potrebbero essere l'emblema di altrettante epoche.

Poi la storia piccola piccola racchiusa nei racconti delle persone anziane.

Non credo che il passato ci inchiodi, al contrario. In esso, come esperte Sibille nel fumo dei sacrifici, possiamo chiaramente scorgere le linee del futuro.
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 29, 2007 09:11 | link | commenti (4)
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domenica, 25 marzo 2007

Sono sempre terribilemente curiosa di capire se la sofferenza degli altri somigli alla mia.

Questa frase mi è venuta in mente perché qualcuno mi ha raccontato momenti difficili e crudeli della propria vita, facendomi l'onore di questa confidenza e allo stesso tempo pensando di condividere un vissuto simile, se non nei fatti, almeno nelle emozioni.
Questa condivisione presunta mi ha sorpreso.
Questo scorgersi in uno specchio, leggendo il mio blog, mi ha fatto dire, no, non sono io, non parla di me.
Poi mi sono guardata anche io allo specchio. Ho scorso i miei post, alcuni. Infine mi son detta, perché no?

La sofferenza di cui parlo non è un dolore puntuale ma piuttosto quel male di vivere che alcuni come me si portano dietro.

Poi Emily Dickinson ci ha messo del suo:
.......................
I dolenti sono tanti- mi dicono-
c'è varietà di cause-
la morte - è una sola - e viene una volta -
e solo inchiuda gli occhi -

C'è dolore di mancanza - e dolore di freddo -
un tipo detto "disperazione"-
c'è l'esilio dagli occhi nativi -
in vista dell'aria nativa -

E anche se non indovino il tipo -
correttamente - tuttavia
un conforto pungente mi dà
quando passo dal Calvario -

notare le maniere - della Croce -
e come è portata di solito -
sempre affascinata dall'idea
che qualcuna - sia come la mia -
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 25, 2007 18:48 | link | commenti (20)
categorie: riflessioni

Credo di sapere come tutto sia cominciato.

Avevo allora sedici anni.

Una mattina mi svegliai prima del solito e passai davanti alla camera di Francesca. Papà era lì con lei che chiacchierava. Sentii chiaramente queste parole – non devi arrabbiarti, lo sai che questa è una gabbia di matti e sei l’unica di cui possa fidarmi – poi delle risatine soffocate e un bacio che mio padre le aveva schioccato sulla guancia.

Quella mattina vidi mio padre per la prima volta. E capii il suo gioco anche se dopo tanto tempo, ancora fatico ad ammetterlo.

Qualcuno ha detto che la strategia vincente in una guerra sta nel tenere separati i propri nemici. Questo era appunto il gioco di mio padre. Blandirci tutte e tre, raccontare a ciascuna che era la sua preferita, svilire ognuna agli occhi dell’altra, farsi ammirare senza pudori e bearsi di questa sudditanza.

Non che io avessi qualcosa contro la mia sorellina o mia madre, ma ero abituata a guardarle con gli occhi di papà. Una madre grossolana e non certo acuta, una sorella bruttina e goffa.

- Tu sei la mia unica gioia – ripeteva mio padre – le mie speranze sono tutte puntate sulla tua intelligenza, il tuo genio: tu mi renderai fiero di te e mi salverai dalla miseria che ho attorno.

 

Il primo passo fu demolire la mia carriera scolastica fino ad allora sfavillante.

Mi ci volle del tempo perché gli insegnanti si arrendessero a questo cambio di rotta e quando si disperarono chiamarono mio padre per avere qualche spiegazione sul mio calo.

Lui volle parlarmi dopo cena, da solo a sola.

- Che ti succede cuore mio, non ti sarai mica innamorata? Che cosa ti tormenta? Lo sai che i professori sono disposti a darti un’altra possibilità ma devi riprenderti subito se vuoi terminare l’anno decorosamente -.

 

Il secondo passo furono le vacanze dalle lezioni che presi sempre più sovente. Mi nascondevo con una compagna di scuola dentro a un bar. Cominciavamo col bere della crema di whisky, poi continuavamo con la birra. Conoscemmo dei ragazzini che fumavano marjuana. Scoprii che mi piaceva.

Il pomeriggio mi chiudevo in camera con Margherita e ci mettevamo al balcone a fumare. Parlavamo della vita e della morte. Giocavamo con le parole e ci sporgevamo sempre di più. Il sentimento di condividere la sofferenza ci univa e ci offriva un poco di luce nella disperazione. Si, perché Margherita era come me, una figlia adorata e rovinata dal papà. Intrappolata per sempre in un amore morboso e ricattatorio che non lasciava altre vie che l’autodistruzione.

Divenimmo amiche per la pelle. Io bevevo sempre di più, lei era più indecisa sul cammino da percorrere. Ogni tanto mia sorella si univa alle nostre scorribande.

Mio padre tentò di sminuire Margherita ai miei occhi con il solo risultato di far crescere il mio disprezzo per lui. Montò perfino mia madre contro di lei. Fino a quando non le spiegai che era lei che mi impediva di fare delle pazzie, lei che mi riportava a casa quando ero troppo ubriaca per capire.

Ma il legame corrotto di un padre con la sua figliola preferita non si spezza facilmente. E’ fatto, come del resto ogni amore passionale, di litigi feroci, di tenere rappacificazioni, di giuramenti d’eterna fedeltà e professioni di fede.

L’alcol divenne mio compagno fedele. Bevevo da sola. Di tutto. Bevevo a casa, al bar, per strada.

L’alcol divenne il mio migliore amico, scalzando Margherita e la sua prudenza.

Dimenticati gli studi, dimenticata una vita ordinata. Cominciarono gli incontri fortuiti con gli sconosciuti del bar. Le notti passate nel letto di qualcuno che la mattina dopo temevo di riconoscere. Le mattine fradice di vodka finite al balcone a sporgermi mentre cantavo – non, rien de rien...-.

I miei genitori si abituarono a vedermi ubriaca. Non avevo neanche bisogno di trovare delle scuse perché loro erano bravissimi ad offrirmene sempre di nuove.

A ventidue anni mia sorella mi impedì di gettarmi dal balcone di cui avevo già scavalcato la balaustra.

Mio padre si preoccupò di cercare uno psichiatra, il migliore, per la sua figlia disturbata.

Scelse un freudiano puro.

Contava sul silenzio.

A ventidue anni, quattro mesi e sedici giorni, feci il mio ingresso nello studio del professor X.

Mi pose una sola domanda.

- Come crede che sia cominciato tutto questo?

Da allora sono trascorsi quattro anni.

Ancora non gli ho risposto.


Ogni riferimento a fatti e personaggi e puramente immaginario, oppure no?

 

 

 

postato da: sabrinamanca alle ore marzo 25, 2007 10:50 | link | commenti (13)
categorie:
giovedì, 22 marzo 2007

Sul blog di Remo Bassini c'è un post che s'intitola parole.

Proprio stamattina avevo una gran voglia di pubblicare una frase che per anni non ho capito e che ora mi emoziono a ripetere ogni volta che un gesto, un comportamento o una persona me ne danno motivo:


Hanno ammazzato Pablo
Pablo è vivo

( ho voglia di rivoluzione, immagino)

postato da: sabrinamanca alle ore marzo 22, 2007 08:42 | link | commenti (8)
categorie: politica, riflessioni
mercoledì, 21 marzo 2007

Donna di campagna


La mia è stata un’infanzia sommersa e devastata di prati inglesi, erano quelli dei telefilm americani, quelli in cui i bambini si rotolano, giocando a baseball, si rincorrono spingendosi per terra senza alcun timore di farsi male, quelli in cui famiglie felici vanno a pic-nicheggiare la domenica e padri premurosi fanno scoprire il proprio nascondiglio a figli e nipoti mentre madri sollecite imburrano e spalmano crema di arachidi su enormi fette di pane bianco.

Avevamo una casupola in campagna e mi ci sono provata con impegno, a riprodurre quelle fantasie nella realtà di un pezzo di terra brulla. Tanto per cominciare l’erba non era compatta e vellutata come quella che ammiravo sullo schermo e a correrci sopra affondavi o rischiavi di perdere la caviglia, a seconda che l’annata fosse stata piovosa o avara d’acqua.

Il secondo problema era ottenere in prestito da mia madre un plaid, una tovaglia o un qualsiasi scampolo di tessuto che potesse assolvere in qualche modo alla funzione predetta; di plaid e tovaglia neanche a parlarne: non le passava per la testa di farmeli riempire di terra e sporcare d’erba, tutt’al più poteva concedermi un telo di plastica o meglio delle buste per la mondezza, da aprire, in questo poteva perfino darmi una mano, così da ottenere dei pezzi più grandi e aumentare la superficie calpestabile.

E così, in certe domeniche d'inverno, mentre lei accendeva il fuoco nel camino e mio padre falciava l’erba, apparecchiavo la mia fantasia, assorta e tutta tesa ad ottenere una riproduzione fedele del mio desiderio.

Qui c’è sempre vento e il vento, si sa, da che mondo è mondo, scompiglia e agita le buste di mondezza, facendole vorticare, stallare per pochi istanti a un metro da terra, per poi tirarsele dietro, per egoismo sterile più che  per necessità.

La mia prima operazione consisteva quindi nella ricerca di pietre ferma-busta-di-mondezza e questa prima difformità rispetto al sogno americano, già mi rendeva irritabile e collerica. Infine, dopo una buona mezz’ora di lavoro attorno  alla piattaforma di plastica, variamente puntellata, potevo cancellare l’amarezza passata e abbandonarmi alla voluttà.

Mi sdraiavo supina cercando un fondo confortevole ma era allora che cominciava il vero supplizio: orde di animali volanti si abbattevano su di me, vorticavano sul mio corpo di bambina, ruggendo minacciosamente, tentando incursioni a fior di pelle, alcuni, temerari, poggiandosi per pochi istanti nei luoghi più difficilmente accessibili.

A questo rumoroso assedio dall’alto si aggiungeva, implacabile, l’assalto delle truppe di terra, costituite per lo più da formiche  a volte coadiuvate da cimici e perfino scarafaggi cornuti, i più pericolosi.

La magia mi veniva continuamente negata e io mi vedevo sempre più distante dall’ idillio, tanto più che mia madre si affacciava alla porta e ridendo mi richiamava – alzati da terra, figlia mia, con questo vento ti stai riempiendo di terra-.

Io mi sollevavo a fatica, spossata dalla fobia per gli insetti e rancorosa verso di lei e le sue nefaste profezie e rinunciavo, ma solo per quel momento: sicuramente ci sarebbe stata una stagione senza vento nella quale avrei avuto ragione del suo malaugurio.

postato da: sabrinamanca alle ore marzo 21, 2007 21:02 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, racconti

quando si dice mio cugino... da 1:20 min a 1:16 c'è MIO CUGINO (e da 1:43 a 1:40 la mia splendida cugina acquisita) D'ora in poi quando mi diranno - mio cugino è diventato presidente del consiglio o oppure si è comprato l'alitalia - io non avrò che da mostrare il video. Tacerò per paura di umiliarli!!! Scherzi a parte, gli voglio un bene matto e sono fiera marcia della sua intelligenza, determinazione e umiltà. Ode a mio cugino (versi distonici e fastidiosi) Voglio cantare mio cugino perché ci vogliamo un bene matto anche se siamo della stessa famiglia perché è testardo come un mulo( ops, avevo già detto che è sardo? Allora, scusate il pleonasmo) perché non abbiamo molto in comune ma parliamo di tutto perché è riuscito a sposare una ragazza che è perfino meglio di lui (scherzo, scherzo ma poi mica tanto, ancora devo prendere una decisione) gli altri motivi sono intimi e necessitano una dose di pudore. Voglio vedere chi ha un cugino così!!!
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 21, 2007 17:30 | link | commenti (10)
categorie: breaking news
martedì, 20 marzo 2007

strada campagnaAspettando l’uomo
 

La ragazza sedeva sul ciglio della strada.

Ogni tanto scrutava nella distanza da ambo i lati.

- qualcuno passerà.

Un vecchio si avvicinò con passo lento. Aveva due bisacce sulle spalle e si aiutava con un bastone di canna.

- salve.
- buongiorno.

- sto cercando un uomo che dovrebbe abitare nel paese di ...

L’uomo non si scompose.

- che cosa sa di quest’uomo?

- non molto. Dovrebbe avere cinquant’anni circa.

- beh, allora ha qualche speranza di trovarlo. E’ un paese di vecchi, il nostro. La gente se ne va   continuamente a cercare fortuna altrove.

E con un gesto ampio del bastone disegnò la campagna deserta.

- però dovrebbe venire e vedere lei stessa.

- preferisco aspettare qui, grazie.

- buona fortuna, allora.

La ragazza cominciò percepire la natura intorno. Il silenzio aveva un suono diverso da quello di casa sua. La brezza leggera, passando tra i cespugli, come un suonatore li piegava in fruscii diversi. Gli insetti le facevano il solletico e producevano un frastuono che quasi la inebriava.

Non si accorse della donna che si avvicinava. Fu l’altra che allarmata dalla sua immobilità, le sfiorò il piede.

- signorina, tutto bene?

- si, grazie. Mi scusi ma tutta questa calma...mi ero assopita.

La donna posò un cestino che aveva sulla testa.

- un po’ d’acqua? Qualcosa da mangiare?

- ho tutto quello che mi serve, signora. Aspetto di veder passare un uomo che abita in quel paese. Un uomo di circa cinquant’anni. Non so altro di lui.

- beh, vediamo se la posso aiutare. C’è Mario del supermercato, poi il figlio del notaio, ma quello è un po’ tocco, non so se mi sono spiegata. Lei sta cercando un uomo un po’ tocco?

- non ne ho la minima idea, signora. Direi di no, non un uomo strano.

- va bene. C’è un pittore che però si è trasferito qui da poco. Non vive proprio in paese, ci viene per la spesa e una birra ogni tanto. Ora, così, non me ne vengono in mente altri. Sto andando a portare il pranzo a mio marito che lavora un terreno un po’ più avanti. Non è che se ne ricavi granché. Il tanto per vivere. Ci penserò sulla strada e se me ne vengono in mente altri glielo dirò senz’altro.

- grazie.

Sempre sdraiata, lo sguardo contro il cielo, la ragazza fantasticava sui tre uomini. Si sforzava di domandarsi quale di loro stesse aspettando sdraiata sul ciglio di una strada di campagna, ma non riusciva a concentrarsi. Era come se tutti gli elementi intorno a lei la conducessero altrove. Godeva del calore del sole sul corpo, attenuato dalle folate che attraversavano i campi disegnando infinite geometrie di verde. Le mani si misero a scavare distrattamente il terreno. Affondarono sino a sentire l’umido. Un odore intenso e muschiato si levò a quel contatto.

Il cielo si oscurò per un attimo.

- dovrei proprio andare nel paese di... e trovare quell’uomo. Perché aspettare ancora? E’ da così tanto tempo che sogno di questo momento e ci sono così vicina. Ora mi alzerò senz’altro. Devo solo concentrarmi.

Il sole riapparve fra le nubi, prima timido, infine vittorioso.

La ragazza si sforzò di tenere gli occhi aperti. Tutti i muscoli si tesero a sollevare il busto.

Poi, di colpo, cedette. Si abbandonò. Con il corpo appianò il terreno su cui era distesa, come per prepararsi al sonno.

Quindi si sistemò sul fianco e smise di aspettare.

 
 
 
postato da: sabrinamanca alle ore marzo 20, 2007 10:49 | link | commenti (9)
categorie: racconti
domenica, 18 marzo 2007

Libro,  non libro,   libro, non libro,  libro...

Quali sono i libri della vostra biblioteca dei ricordi?

Quale, la prima intensa emozione legata ad un libro?

Vi aspetto.

Sono curiosa. Molto.


Senza dubbio "Narciso e Boccadoro"
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#2   18 Marzo 2007 - 11:30
 
Bè, prima ancora, direi "Il giornalino di Gian Burrasca"
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#3   18 Marzo 2007 - 11:37
 
"Sei personaggi in cerca d'autore" e il problema dell'incomunicabilità. L'ho letto in terza media e ancora me lo porto dentro (e sono passati mooooolti anni!)
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#4   18 Marzo 2007 - 12:10
 
Questa domanda mi viene posta almeno una decine di volte all'anno...E' successo in incontri, durante convegni, persino con nuove personali conoscenze.... (non parliamo nei blog.) Sono stato costretto a pensare un po' più approfonditamente per non dire un po' di titoli e saziare la curiosità (in maniera del tutto inadeguata) di chi mi era di fronte. Ecco penso che non esista una biblioteca dei "ricordi"...un libro che mi ha colpito per me è vivo, ancora accessibile, in divenire.... La prima volta che l'ho letto mi ha detto subito ..ritornerò.... ancora nella tua vita e ..ne vedrai delle belle.... Se provo a citare qualcosa mi assale il rimorso di quelli non detti..... e se comincio come potrei fermarmi....
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#5   18 Marzo 2007 - 12:51
 
ero malato e giovanissimo.. mio padre mi portò la prima edizione delle cosmicomiche di calvino.. libro mitico e di formazione.. un abbraccio
roberto
ps: ma, ed ero più piccolo, in biblioteca mi affascinava il tomo dei millenni einaudi curata da calvino sulle fiabe italiane.. e poi libri altri tipo uno stranissimo volume illustrato sulle razze del mondo.. denso di illustrazioni di donne e uomini fascinosi..
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#6   18 Marzo 2007 - 15:55
 
Ne avrei tanti da citare, tra quelli che sono - per me- come dei vecchi amici. Qualche titolo: Moby Dick, Una storia d'amore e di tenebra, Il giovane Holden, Lo straniero. Quanto alle emozioni, restando al campione dei libri che ho citato, se ne provano tantissime: si ride, si resta sbigottiti, ci si appassiona, ci si commuove, si soffre.... se tieni conto che leggo abitualmente in treno, puoi immaginare lo spettacolo che offro agli occasionali compagni di viaggio. ;-)
Ciao
Gino
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#7   18 Marzo 2007 - 16:07
 
I Racconti di Poe, tra le prime cose lette con coscienza...
L'idiota di Dostoevskij, le prime intense (immense) emozioni...
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Pinocchio. Me l'hanno regalato i miei genitori quando ero piccolina e ce l'ho ancora. Poi La valle dell'Eden di Steinbeck, Teresa Batista stanca di guerra di Amado, La zona morta di King...
Ciao, Isabella.
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#9   18 Marzo 2007 - 20:54
 
I primi che mi vengono in mente: da bambina, "Tom Sawyer" (mi aveva spaventato); da adolescente, "La Nausea" e "La Peste" (fase esistenzialista della vita?); da adulta "Il Maestro e Margherita" (capolavoro assoluto).
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#10   18 Marzo 2007 - 21:14
 
Il primo in assoluto "Le avventure di Tom Sawyer". Da bambina lo adoravo.

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Pinocchio. Me l'hanno regalato i miei genitori quando ero piccolina e ce l'ho ancora. Poi La valle dell'Eden di Steinbeck, Teresa Batista stanca di guerra di Amado, La zona morta di King...
Ciao, Isabella.
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#9   18 Marzo 2007 - 20:54
 
I primi che mi vengono in mente: da bambina, "Tom Sawyer" (mi aveva spaventato); da adolescente, "La Nausea" e "La Peste" (fase esistenzialista della vita?); da adulta "Il Maestro e Margherita" (capolavoro assoluto).
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#10   18 Marzo 2007 - 21:14
 
Il primo in assoluto "Le avventure di Tom Sawyer". Da bambina lo adoravo.

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#11   19 Marzo 2007 - 04:42
 
Il primo libro mi è stato regalato a 7 anni da Don Emilio; un libro con copertina in giallo con su scritto a rilievo "VANGELO". Non sono mai andato più in la del titolo. In quel periodo amavo leggere riviste, quelle che mamma e babbo lasciavano sotto il materasso. Lato mamma trovavo "Grand Hotel", lato babbo "Le Ore". Dopo essermi documentato a fondo sulla qualità della vita, tornavo a leggere il mio "Tiraemolla" con uno spirito rinnovato.
Cari neri saluti.......ebo tpt
Petrolio
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#12   19 Marzo 2007 - 08:46
 
Papelucho.
Cenicienta: Il libro che mi ha cambiata è stato Do it di jerry rubin..............canne dure...............gh gh.
Saresti imbarazzato se ti dicessi che t'amo di Joaen Baez.
Libri de "politttica"
ma ero piccola..........e non ricordo na mazza.
se mi viene in mente altro
non so.
vado alla fiera.
Forse mi comprano
Baci.
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#13   19 Marzo 2007 - 08:52
 
belin,
a scuola "Novelle per un anno " di pirandello allle medie che ho amato.
Il Deseerto dei tartari di Buzzati
Calvino.......avevo una fdritta per prof alle medie e capiva che amavo leggere e già grandina( venendo in italia sono stata messa indietro a scuola e nessuno si premurò di dirmi che potevo fare n'esamino..............fangàla!)
e poi tutti i libri che potevo leggere ed erano cntro(gh gh) Biografie di cantanti sfigati (come ora)
ag
prima prima
compravo a metà le muratti con una mia amica e leggevo da lei ifotoromanzi della lanciostory : orendi (con una erre sola)......però mi piacevano.
Amavo diabolik.
topolinmo che però mi era antipatico quasi come gastone..........
scappo
ci sarà un animaleto : voglio un micio........
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#14   19 Marzo 2007 - 12:06
 
uno dei miei primi libri veri che mi hanno lasciato un ricordo indelebile - non quelli per ragazzi - il barone rampante!
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#15   19 Marzo 2007 - 13:45
 
da bambino: l’isola del tesoro, la nave morta di traven, i racconti di london...
da adolescente: america di kafka, il voyage di céline, la farsaglia di lucano, la vita breve di onetti, il muro di sartre, i mémoires del cardinale di retz, le prose di sbarbaro, diversi beckett, diversi cioran (quelli recuperabili)...
l’emozione... non so, forse quando ho sgraffignato l’inacquistabile meridiano di kafka (confessioni e diari). :)
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#16   19 Marzo 2007 - 13:55
 
anche io il muro di sartre da ragassina eros, ma pure l'età della ragione.....ma.....marcella di che cacchio soffriva? non lo ricordo.......
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#17   19 Marzo 2007 - 15:50
 
non mi ricordo
evidentemente non c'è stato
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#18   19 Marzo 2007 - 17:51
 
la mia "cinquina" l'ho elencata sul blog... ma il primissimo credo sia Pinocchio

Ciao, mf
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#19   19 Marzo 2007 - 20:25
 
Sfera di cristallo, "Moby Dick". Come una sorta di enciclopedia sull'uomo.

Grandissimo affetto per due titoli, ma soprattutto per i due oggetti che hanno preso forma nelle mie mani. Quale tentazioni di fregarli alla biblioteca. Comunque sono "Il diritto e il rovescio" di Camus. Importantissimo specchio dell' in-sight (i miei luoghi oscuri) e "Il mondo in un Tappeto" di Clive Barker. Ricchissima rappresentazione del mio morning side (pieno di colori e paure risolte).

Certo rimango molto affezionato alla "Metamorfosi" di Kafka, mio primo libro assoluto (grazie Prof.) e anche io a "Narciso e Boccadoro" o comunque tutto Hesse, mio secondo amore dopo Kafka, ma un amore intenso.

Dimenticavo, Nemo, Kurtz, e.....
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...primoprimo? L'isola del tesoro...sono stato e sono tuttora Jim Hawkins.
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#24   20 Marzo 2007 - 14:15
 
Martin Eden
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#25   21 Marzo 2007 - 19:45
 
il primo libro che mi ha marchiato a fuoco fu i misteri della giungla nera,dove facevo il tifo spudoratamente per tremalnaik.Decisi di farmi regalare una cinquina di salgari per la prima comunione tra lo stupore di miei già materialisti coetanei.Negli stessi giorni rimasi vittima di un equivoco sulle cui origini divine sarebbe bello indagare:la maestra di solito regalava "quo vadis" ai maschietti e "fabiola" alle femmine.Per me fece un'eccezione ufficialmente legata a un errore nel trascrivere gli ordinativi.Salud
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postato da: sabrinamanca alle ore marzo 18, 2007 11:22 | link | commenti (27)
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