Il prurito
Valeria chiuse la porta dietro di sé e cominciò a camminare.
Andava a passo circospetto, le gambe leggermente divaricate e una sofferenza acuta sul volto pallido.
Ogni tanto rallentava e poggiava una mano contro un muro, poi, con un gesto rapido si sistemava i pantaloni sulla vita e il cavallo.
Ogni volta che si imbatteva in un gradino, vi si sedeva, le gambe ben piegate, le ginocchia al petto, e vi si dondolava per un po'. Allora la sofferenza cedeva il posto ad un'espressione di piacere intenso che però non durava che qualche istante.
Riprendeva allora ad avanzare per poi fermarsi al gradino successivo.
Giunse a casa di Riccardo in un tempo che giudicò biblico.
Prima di suonare s'aggiustò gli abiti e provò un sorriso cordiale. Si, poteva andare.
L'uomo le aprì la porta con un' evidente espressione di piacere che si gelò non appena riconosciuta sul volto di lei la causa del pallore.
- Oh no, Valeria, dimmi che non sei venuta per Quello, ti prego!
- Sei il mio migliore amico e da chi potevo andare!
Lui sospirò, quindi le mostrò la strada sospingendola dolcemente all'interno.
- Vieni, siediti. Mi sembri sul punto di svenire.
La donna avanzò verso il salone dove troneggiava un canapé rosso fiamma.
Si sedette piuttosto su una sedia rigida. Sulla punta.
- Ti offro qualcosa da bere, cara?
- Un succo d'ananas, se ne hai, grazie.
- Che domande, sai a memoria che lo tengo per te.
Valeria vuotò avidamente il bicchiere, poi attaccò con voce lamentosa
- Lo sai quanto ci ho messo questa volta per arrivare a casa tua? Quaranta minuti, quando in tempi normali mi ci vuole un quarto d'ora, e neanche! Ma ti rendi conto? Questa storia dei gradini poi, sta diventando un'ossessione. Oggi sono perfino passata per piazzale Matteoti. Lì posso fare almeno tre soste. Mi proporrò come nuova icona per la pubblicità dei biglietti Gratta e Sosta. Chi più credibile di me?
- Sono certo che ti prenderebbero subito, bella come sei. A proposito, uomini all'orizzonte?
Valeria scoppiò in un riso nervoso che si esaurì bruscamente. Asciugò una lacrima sul bordo degli occhi.
- Da quando? Dalla settimana scorsa, vuoi dire? Ti sembra che se ci fosse un uomo all'orizzonte non te ne avrei già parlato e soprattutto, credi che sarei qui, ad implorare il tuo aiuto?
Riccardo si levò in piedi e cominciò a misurare la stanza con passi nervosi.
- Davvero, Valeria. Questa storia deve finire. E' imbarazzante oltre che ambigua. Ma è possibile che tu non riesca a rimediare uno straccio d'uomo, nemmeno per una scopata-lampo?
- Lo sai che non sono il tipo. Non potrei mai. Io non riesco a darmi così, al primo che incontro!
- E invece dovresti. Dovresti prendere la vita meno sul serio, scherzare un po', godertela insomma. Da quanto tempo è che avete rotto tu e Gianni? Un anno e mezzo? Beh, dovresti davvero girare pagina. Ecco, proprio così. Punto e a capo. Ri-co-min-cia-re, mi segui?
- Hai ragione, lo so, lo so. Ma è che dopo Gianni tutti mi sembrano così insulsi...
- Non dire idiozie. Gianni è un uomo davvero speciale. Non siamo cresciuti tutti e tre insieme, del resto? Ma dire che non ce ne siano altri! Questa, scusami, non sta né in terra né in cielo!
- Senti, Riccardo, ti prometto solennemente che farò qualcosa in proposito. Mi iscriverò su Meetic, ecco che farò. Non ti sembra un' idea geniale? E vedrai che troverò qualcuno prima della fine del prossimo trimeste. Giuro!
- Ti voglio credere, perché io invece ti giuro che questa è l'ultima volta!
- Va bene, va bene. Siamo d'accordo.
Riccardo le si accostò e l'abbracciò con tenerezza. Poi le indicò il divano.
Valeria cominciò lentamente a levarsi gli abiti.
- Ho persino comprato un nuovo corsetto e le giarrettiere, vedi? Volevo che il completo si abbinasse al colore del canapé.
- Benissimo Vale. Ora però spogliati che altrimenti perdo la concentrazione.
Valeria gli schioccò un bacio sulla guancia.
- Grazie. Sei stato formidabile. Per un paio di mesi dovrei stare tranquilla. Sei davvero un amico.
Riccardo le sfiorò il viso con una carezza.
- Vai, ora. E cerchiamo di non peccare più!
Valeria si vestì rapida, poi lasciò l'appartamento con un gesto di saluto per Riccardo che dormicchiava. Sempre dopo l'amore.
Scese le scale a piedi, quindi a passo di gazzella si diresse verso casa.
Dodici minuti! Questi erano tempi da record. E del resto questi erano sempre stati i suoi tempi prima che sopraggiungesse quell'orribile prurito.
Che fosse una ninfomane, cosa di cui Gianni era arrivato ad accusarla negli ultimi tempi, era oramai categoricamente escluso. Lei, una ragazza di così sani principi!
Una malattia, ecco quello che la affliggeva.
E una malattia come la si affronta, se non curandola?