


Ti spiego il natale
Ciao!
Aaaaaahhhh, che cos'è?
Calma, calma, non c'è bisogno di farsela sotto, non sono mica un fantasma!
Ah, no? E chi diavolo sei?
E' una lunga storia...
Beh cerca di farla breve che io non ho tempo da perdere.
Non sei gentile.
Non è questione di gentilezza, è che ho solo qualche ora, dopo di che devo andar via.
Vai fuori.
Per l'appunto. E tu come lo sai?
Perché io sono qui per questo.
Come sarebbe?
Sono qui per te, per guidarti nel viaggio.
Beh, a guardarti bene non sembra che tu abbia qualcosa da insegnarmi e poi scusa, ma chi sei?
Non noti nulla di particolare in me?
Beh, no. Sei più grande di me. Hai un naso...importante. Scusa la franchezza ma sei tu che me lo hai chiesto.
Non noti nient'altro? Non vedi una certa somiglianza fra noi?
Me e te? Vuoi scherzare? Non credo proprio! A dire il vero però non ci sono specchi qui ed inoltre tu sei il primo essere che incontro, come dire, di persona. Dici che ti rassomiglio?
Di sicuro c'è un'aria di famiglia. Io però ho preso i colori di lei mentre tu sei più scura, come lui.
Di lei, di lui?Di chi parli?
Beh, è lei che ti ha ospitato per tutto questo tempo.
Si, si. La sento spesso parlare con un tizio,lui, immagino, anche se a volte fatico a capire perché parlano a voce bassa e in una lingua che non conosco bene.
Beh a dire la verità non parlano piano, da queste parti la gente ha un po' la tendenza a gridare. Quando sarai fuori capirai che intendo.
Ho un po' di paura, sai. Qui, tutto sommato, non è male. Mangio a sufficienza, dormo parecchio anche se i vicini non sono esattamente quello che si dice gente discreta; l'unico inconveniente è una certa limitazione della libertà di movimento. Devo ammettere che questa sistemazione comincia a andarmi un po' stretta.
Vedrai, fra qualche ora ti troverai in un posto come non ne hai mai visto. Enorme, pieno di luce...
Aspetta, aspetta. Che vuol dire pieno di luce?
Intendo dire che qui c'è buio, riusciamo appena a intravederci, noi due, mentre quando uscirai...uff!Anzi, ti consiglio vivamente di tenere gli occhi ben chiusi perché la luce è accecante.
Va bene, farò così. Tengo gli occhi chiusi e poi?
Poi ti tireranno per le gambe. Mettiti subito a piangere, non esitare nemmeno un secondo, altrimenti te le daranno di santa ragione.
Che strana cosa. Sono violenti là fuori?
No, però bisogna mettersi nei loro panni. Hanno risorse intellettuali modeste e nessuna capacità ad apprendere dall'esperienza.
Capisco, sono un po' sprovveduti. E del resto, se non sono abituati...
Dovrebbero esserlo visto che da millenni si trovano nella stessa situazione ma a volte, non so, sembrano un po' gretti e campanilisti.
In che senso?
Nel senso che devi fare tutto a modo loro, parlare la loro lingua, seguire le loro regole, essere uno di loro, altrimenti proprio non ti capiscono. E' questo che ti insegnano dal primo momento. E se tu non ti adegui rapidamente, beh, sono guai.
Sai che non ho tanta voglia di uscire alla fine.
Non mi fraintendere, fuori non va poi così male e con il tempo troverai il tuo posto e la libertà. Ma non ti nascondo che è una gran fatica. Dipende poi anche dai tuoi ospiti.
Vuoi dire il tizio e la tizia che sento sempre parlare?
Si. Sono loro ad esser stati incaricati di educarti alle regole del mondo di fuori
Capisco. Tu li conosci da molto?
Da un paio d'anni.
E allora?
Non sono niente male, ti dirò. Affettuosi. Entusiasti di intraprendere questa nuova avventura. Si sono perfino preparati con coscienza a tradurre la nostra lingua e le differenze culturali che ci separano da loro. Hanno una mentalità aperta, direi.
Tutto bene, allora?
Non proprio. Bada che non ti voglio spaventare ma là fuori è tutto un altro mondo. E non basterà un anno o due per adattarsi. Ti ci vorrà molto più tempo.
Per l'esattezza, tutto il tempo.
Ed ogni volta che penserai che ce l'hai fatta, che hai capito tutto, ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenere il contrario.
Parliamo di cose belle adesso. Spara!
Beh, ce ne sono tante, credimi. Per cominciare, quando vai fuori ti parcheggiano in una stanza piena di gente come te che urla e schiamazza. Ti costringono a letto e ti mettono in bella mostra come una vacca alla fiera davanti ad un vetro pieno di esseri enormi che ci si spiaccicano contro, sbracciandosi. Ti fanno uscire tre quattro volte al giorno e ti portano da lei per mangiare. Il cibo non è male, soprattutto se lei ne ha di suo.
Lei come si chiama?
Chiamala mamma.
Come?
Mamma.
Mmmmama. Che nome stravagante! E lui?
Papà, papi o babbo.
Ho paura che mi ci vorrà un bel po' di tempo prima di poterli pronunciare questi nomi. E io che credevo che il gaelico fosse duro da mandar giù...
Non ti preoccupare. Tanto per cominciare, in tutto questo tempo hai già assimilato le nozioni base. Altri pochi mesi e vedrai che così, da un giorno all'altro, saprai parlare perfettamente o quasi. Come andare in bicicletta!
Che cosa? Biclicetta?
Niente, niente. Vedi come è facile lasciarsi prendere? Anche io che pure conosco perfettamente il tuo stato mi lascio trascinare. Pretendo che tu capisca cose...beh lasciamo perdere.
Non prendertela. Non mi son mica offesa.
Lo so, lo so. Ma, come ti dicevo, questa è la parte più difficile. Così sarà anche per i tuoi genitori. In teoria è tutto chiaro e semplice. La pratica invece...
Scusa se puntualizzo. Genitori che parola è?
Ah si, non te l'ho detto. I genitori sono i due tizi, mamma e papà o babbo o ecc. ecc., che si occupano di te.
Va bene. Non è poi così difficile. Tu me lo dici e hop! Io capisco al volo. Del resto sai, quando si è così giovani il cervello è come una spugna. Altrimenti non avrei imparato il gaelico in tre mesi!
Dunque, dove eravamo?
Eravamo al fatto che ti avevo chiesto di raccontarmi qualcosa di bello e tu invece hai messo giù una sfilza di problemi e inconvenienti e fastidi...
Abbi fede. Sto cercando di prepararti al peggio perché tu possa goderti il meglio.
D'accordo. Continua pure.
Ti dicevo, dopo questo inizio abbastanza deludente, finalmente andrete a casa.
Casa?
Il posto dove vivrai quando starai fuori di qui. Casa vuol dire però molto altro. Per esempio, un posto dove stai a tuo agio, dove ti senti padrona e libera di fare quello che vuoi.
Va bene. E una volta lì, che succede? Mi danno una stanza, degli orari e le chiavi?
Mi sembra un po' presto per le chiavi, soprattutto non credo che le sapresti tenere in mano!
Si può sapere che c'è da ridere così...sguaiatamente?
Scusami, è che immaginarti sullo stipite della porta con le chiavi in mano mentre rassicuri tua madre che non farai tardi, tu, in quello stato...
Ma di quale stato parli. Io sto benissimo. Sono in perfetta forma.
E' che lì fuori devi anche camminare con le tue gambe, se vuoi andar da qualche parte. Devi lasciar passare almeno, diciamo, quattordici anni prima di poter uscire da sola.
Quattordici anni? Ma sei uscita di senno? Meglio morire. Quattordici anni è più di un'eternità. Che cosa farò nel frattempo, eh? E questa storia di camminare che sbandieri non sarà poi più difficile che imparare la lingua. Dammi tempo un anno e ne sarò perfettamente in grado, te lo assicuro.
Camminare con le proprie gambe è un'espressione per dire che devi dare ai tuoi genitori l'impressione che sei una persona matura, che non si caccia nei guai.
Ma sei ammattita? Mi parli come se fossi una neonata. Beh, perché fai quella faccia, che ho detto? Per favore, parla!
C'è qualcosa che ancora non ti ho detto: qualcosa di delicato. In effetti quando uscirai fuori dimenticherai tutto quello che sei ora, qui dentro. Per la precisione dimenticherai tutto.
Cosa? E perché diavolo dovrei?
Perché è così che funziona. E' una nuova vita e tu non devi portare con te dei retaggi della precedente perché anziché aiutarti, essi ti sarebbero d'impiccio.
Credimi, è così. Ti resteranno sensazioni, intuizioni, in una parola l'istinto. E all'istinto devi ancorarti con forza, perché in lui c'è la tua essenza.
Vedrai delle cose che non capirai, che ti parranno illogiche e crudeli. Vedrai come la gente costruisce dei modelli di società ingiusti ed egoisti per rassicurarsi. E' allora che l'istinto ti rivelerà chi sei. E ritrovare la certezza che possiedi in questo momento, la precisa coscienza di te, dei limiti di spazio e tempo che occupi ora, sarà la tua salvezza.
Ricapitoliamo: se ho ben compreso, quando verrò fuori da questa sacca, non saprò parlare né camminare, mi tireranno per le gambe, se non piango subito mi riempiranno di botte indi, mi segregheranno per quattordici anni. Che altro ancora? Ah, non ricorderò nulla di me, quindi immagino nemmeno dei tre mesi in cui mi sono uccisa sopra alla grammatica di gaelico, di te, di questa conversazione. Ho dimenticato qualcosa? Hai altre simpatiche novità da raccontarmi perché io possa fremere di desiderio all'idea d' uscire di qui?
C'è molto di più, cara. Molto di più per cui vivere là fuori. Ci sono le carezze di tua madre, i baci di tuo padre. L'adorazione dei nonni che ti farà credere d'essere un dio. C'è la compagnetta dell'asilo che per prima ti sceglierà come amica e ti regalerà un disegno fatto da lei. C'è il ragazzino più scaltro della classe di cui ti innamorerai follemente. C'è un mondo di emozioni violente che si imprimeranno nel tuo cuore con caratteri di fuoco. C'è tutto ciò che ti è permesso di vivere fino a quando ti sarà permesso di viverlo. Il dolore che spezza il respiro, il sentimento che piega la logica, l'amara disillusione che la fiducia procura. Imparerai a parlare e camminare presto ma quante volte ti sembrerà d'aver dimenticato, di non poter compiere un solo passo in più né di dire quella parola che libera, che rende più leggeri. Andrai avanti oppure no, questo non mi è dato di saperlo, è una tua scelta. Lotterai ogni minuto per la tua libertà, ed ogni grado conquistato ti farà sentire più instabile e più sola. Ma non sarai sola, te lo assicuro. Sarai te stessa.
Non è che abbia afferrato bene, anzi, ad esser sincera, non ci ho capito proprio nulla. Solo, dal modo come parli, sembra tutto così intenso ed emozionante.
Lo è, credimi.
Ma scusa, c'è qualcosa a cui proprio non riesco a dare un senso. Te. Chi sei, che ci fai ancora qui, come fai a ricordare dell'uno e dell'altro mondo? E perché mi somigli?
Sono tua sorella. Ho vissuto là fuori una sola settimana. Ho passato il tempo dentro ad una piccola sacca, quasi come questa dove sei tu, ora. Mi è stato però concesso di vivere nei due mondi nello stesso tempo ed ora sono libera di esplorare, andare e venire, godere a mio piacimento delle due vite. Ogni volta che mia madre, tua madre, pensa a me, sento la sua carezza delicata, ogni volta che mio padre ripete sottovoce il mio nome, è un bacio che mi infiamma le guance.
La vita là fuori e anche questo, sai. Può finire così, da un momento all'altro, senza avvisare.
Quindi tu sei mia sorella. Che strana sensazione mi fa, averti così vicina. Ma poi ti dimenticherò, l'hai detto tu stessa. Perché? Io non voglio.
Oh, non ti preoccupare cara, non corri alcun pericolo. Io ho vissuto, sono esistita, e questo non sarà mai dimenticato. Ti parleranno di me, con infinita tenerezza e con rimpianto. Mi vedranno in te, confonderanno forse i nostri nomi. E poi l'istinto, lui troverà il modo di riportare alla luce questi momenti, queste parole fra noi.
Mi spiace davvero che non possiamo continuare a chiacchierare. Ho un peso sullo stomaco, come se il momento fosse giunto.
Stai tranquilla, per qualche istante ancora, mentre esci di qua, il mio ricordo ti seguirà, perché non ti spaventi troppo. Poi tutto andrà per il meglio.
Va bene, va bene. Ora vado però, mi sento spingere verso il basso. Dio che contrazione!
Allora, prima di tutto, la respirazione, come ci hanno insegnato al corso pre-parto.
Contare, inspirare, espirare. Aspettare. Contare, inspirare, espirare...
Ma che cavolo fanno? Oddio stanno tagliando la sacca proprio sul fianco. Questo mica me lo aveva detto mia sorella. Che maleducata, non ho chiesto nemmeno il nome. Ahh, dio che luce!
Ci siamo. Tre. Due. Uno. E soprattutto Piangereee
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